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Altro parere

L'inclusione Ŕ un patrimonio

Redazione InPi¨ 03/05/2024

Altro parere Altro parere Luigi D'Alonzo, Avvenire
Sul tema della disabilità a scuola “nessun altro Paese al mondo ha oltre 50 anni di esperienza inclusiva come il nostro”. Lo scrive su Avvenire Luigi D’Alonzo riferendosi, senza mai citarlo, ad alcune recenti affermazioni del generale Roberto Vannacci, candidato della Lega alle europee. “Nel 1971 – ricorda D’Alonzo - politici illuminati favorirono la promulgazione di una legge, la 118, che aprì le porte delle nostre scuole a coloro che fino ad allora erano relegati in istituzioni chiuse, emarginati in scuole appositamente ideate per loro: le cosiddette scuole speciali. Perché la scelta inclusiva? Il motivo è fortemente pedagogico, e quindi civile. Il disabile non è il suo deficit, non si identifica con la sua cecità, con la sua sordità, con il suo autismo o il suo problema fisico, ma è una persona e come tale «non ha il diritto ma è il diritto». Ossia ha una dignità umana che non è elargita dagli altri. Se guardiamo con occhi attenti e sereni a questi lunghi anni, constatiamo che il cammino effettuato non è stato vano e che quella scelta si impose con tutto il suo valore contribuendo a modificare l’intera scuola italiana in tutti i suoi aspetti pedagogici e didattici. La presenza nelle classi dell’allievo con disabilità ha provocato, negli insegnanti, la ricerca di un nuovo modello educativo didattico, capace di soddisfare i bisogni di tutti gli allievi. Soprattutto però abbiamo capito che l’inclusione non solo è possibile per il bene degli stessi alunni con disabilità ma è un valore inestimabile per tutti, perché dove si lavora bene è lo stesso compagno o compagna priva di deficit che trova giovamento nella presenza costante e significativa di un compagno con disabilità. D’altronde il risultato più eclatante che possiamo porre all’attenzione di tutti è l’esperienza esaltante di molti studenti con disabilità e con Dsa che si iscrivono all’università: sono 36.816, pari al 2,13% del totale degli studenti iscritti agli atenei italiani, secondo l’ultima rilevazione Anvur, e che poi si laureano. Prova evidente che l’inclusione non solo è possibile ma è la strada maestra per dare risposte formative a tutti”.
 
Claudio Cerasa, Il Foglio
Un editoriale non firmato sulle pagine interne del Foglio (quindi attribuibile al direttore Claudio Cerasa) critica la proposta di legge di iniziativa popolare per l’introduzione del salario minimo portata avanti da Pd, M5s e Avs. “Il punto non è il merito, ma il metodo. L’iniziativa legislativa popolare è un istituto di democrazia diretta, previsto dalla Costituzione, che riconosce ai cittadini, generalmente senza rappresentanza parlamentare, di avviare un procedimento legislativo raccogliendo almeno 50 mila firme. E’ uno strumento poco efficace dal punto di vista pratico ma hanno una certa efficacia politica e mediatica, che ad esempio aveva usato il M5s delle origini di Beppe Grillo. Ma lo aveva fatto, appunto, quando non aveva eletti in Parlamento (e contro gli eletti in Parlamento). E’ surreale che ora siano i deputati a proporre una legge di iniziativa popolare: è svilente delle istituzioni parlamentari e, soprattutto, della propria funzione. Non è un caso se la Costituzione, all’art. 71, dica che l’iniziativa legislativa appartiene al governo, a ciascun membro delle Camere, ad altri organi ed enti e solo in forma residuale ai cittadini. Nella democrazia parlamentare i deputati delle opposizioni rappresentano già decine di milioni di elettori. Per giunta, i parlamentari sono pagati dai cittadini proprio per fare proposte di legge. Ci sono molti modi per mobilitare l’elettorato, presentare una legge di iniziativa popolare da parlamentari è la peggiore: non è solo una ‘diminutio’ della propria funzione ma anche uno svilimento del mandato elettorale. L’apoteosi del populismo antiparlamentare”.
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