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Incoerenze buone e cattive. Tre tradimenti della premier

Redazione InPi¨ 30/04/2024

Altro parere Altro parere Claudio Cerasa, Il Foglio
Sul Foglio Claudio Cerasa commenta il discorso di Giorgia Meloni alla kermesse di Pescara, nella quale ha annunciato la sua candidatura alle elezioni europee, ripercorrendo alcune tappe dell’anno e mezzo passato al governo. In questi mesi, osserva Cerasa, un elemento centrale dell’azione di governo di Meloni ha coinciso con la capacità di maneggiare una parola non a caso praticamente assente nel discorso della premier: la coerenza. O meglio: l’incoerenza. Quella parola oggi permette di poter ragionare nel bene e nel male su ciò che è stato il governo Meloni in questi mesi. Quando si parla di Giorgia Meloni, della sua esperienza al governo, lo sapete, ci sono due tipi di incoerenze che meritano di essere messe a fuoco. Una prima categoria di incoerenze rientra all’interno della sfera della provvidenza, una seconda categoria di incoerenze rientra all’interno della sfera della delusione. Tra le incoerenze che in questi mesi ci hanno permesso di tirare molti sospiri di sollievo ci sono le scelte messe in campo da Meloni su una molteplicità di dossier. E’ stata incoerente sull’immigrazione, sulla politica estera, sulle pensioni. E’ stata incoerente sul Superbonus (dall’opposizione, lo aveva sempre elogiato, nella scorsa legislatura, al governo è arrivata a combatterlo). E’ stata incoerente nei rapporti con molti vecchi amici (come Orbán, da cui politicamente si è allontanata) e nei rapporti con molti vecchi nemici (come Macron, a cui strategicamente si è avvicinata). E’ stata incoerente sulle accise, ed anche sulle riforme istituzionali (aveva promesso il presidenzialismo, si è accontentata del premierato). Ci sono incoerenze, come queste, che meritano di essere elogiate, da parte di chi, come noi, ha sempre sperato che, una volta arrivata al governo, Meloni si rendesse conto che l’unico modo per amministrare l’Italia fosse quello di fare l’opposto di ciò che aveva promesso. Ci sono però anche incoerenze malsane, che riguardano la giustizia, le tasse, e la demografia. Sono le tre grandi delusioni della stagione meloniana, i tre terreni su cui Meloni sarebbe potuta essere coerente e non pericolosa, i tre terreni su cui la presidente del Consiglio avrebbe potuto mettere in campo bandiere di destra compatibili con la realtà e utili per il paese.
 
Alessandro Sallusti, Il Giornale
L’università americana di Harvard – scrive sul Giornale Alessandro Sallusti – sta facendo da apripista mondiale alle proteste studentesche contro Israele, al punto che i manifestanti hanno issato sul pennone dell’ateneo al posto di quella a stella e strisce la bandiera palestinese oggi vessillo di Hamas, il gruppo terrorista autore della strage di ebrei del 7 ottobre scorso. Harvard non è un’università qualsiasi, è l’università per antonomasia: fondata quattrocento anni fa, ha forgiato tre presidenti degli Stati Uniti (Roosevelt, Kennedy e Obama), uomini che hanno cambiato il mondo come il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, e di Microsoft, Bill Gates. Cosa c’entri una simile storia con i carnefici di Hamas si fa fatica a comprenderlo (se non ricorrendo all’antisemitismo), sta di fatto che quel vento sinistro sta contagiando altri templi della cultura sia in America sia in Europa (ieri si è mobilitata anche la Sorbona di Parigi). Qui si sta superando anche il confine del pacifismo sterile e ideologico rappresentato dalla bandiera della pace. Se fare pressione per una veloce ed equa ricomposizione della crisi in atto è comprensibile e giusto, se chiedere a Israele di placare la sua furia può essere legittimo, issare la bandiera di chi nega non soltanto l’esistenza del libero e democratico stato ebraico (e più in generale di tutto l’Occidente) ma persino i più elementari diritti umani al suo interno deve fare riflettere su che razza di classe dirigente, in questo caso direi di élite, stiamo covando in grembo. È come se durante l’ultimo conflitto mondiale chi pur stando dalla parte giusta del mondo non condivideva i bombardamenti alleati su città europee popolate di soli civili avesse esposto alla finestra la bandiera con la svastica nazista: semplicemente impensabile e infatti non è accaduto neppure una volta.
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