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Un voto europeo nel nome dei leader

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 30/04/2024

Un voto europeo nel nome dei leader Un voto europeo nel nome dei leader Venanzio Postiglione, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera Venanzio Postiglione si occupa delle prossime elezioni europee e critica i leader italiani che si presentano all’appuntamento senza una chiara idea di Europa per i prossimi anni, puntando invece sulla personalizzazione del voto. «Scrivete Giorgia sulla scheda», ha detto la presidente del Consiglio. Un passo in più nel vasto campo dell’innovazione politica: io e te, elettore, nome di battesimo e rapporto diretto. Sulle liste per il voto dell’8 e 9 giugno, la premier è iscritta come «Meloni Giorgia detta Giorgia». Un modo per salvare la preferenza anche con il solo nome sulla scheda. Visto da Meloni, è la strada per sapere «se gli italiani pensano che stiamo facendo bene», per riaffermare sé stessa. Visto da un osservatore esterno, al di là delle opinioni di parte, «Meloni Giorgia detta Giorgia» è una scelta di politica interna e ha meno a che fare con l’Europa: i consensi non per andare a Strasburgo ma per vincere sugli oppositori e sugli alleati. Meglio: per un referendum sulla sua persona, sul suo governo. «Vota Giorgia» è un salto nuovo. Che nella nostra storia politica sarà la consacrazione di una leadership in Italia e fuori dall’Italia oppure la perdita della misura che non piaceva agli dei dell’antica Grecia. Ma quando il portiere è distratto e il gol è facile, l’opposizione tira in curva. Frutto di un costante allenamento. Anche Elly Schlein, leader del Pd, si candida alle Europee, nonostante i consigli di Romano Prodi. Per prendere i voti qui, non per andare lì. Idem Carlo Calenda, dopo un lungo ondeggiare, la coerenza del dubbio. Non hanno dichiarato «Vota Elly» e «Vota Carlo», ma il senso è lo stesso: pure lei «detta Elly», mentre per lui tutto è possibile. Nella maggioranza corre anche Antonio Tajani, alla guida di Forza Italia, non si candida invece il leader leghista Matteo Salvini. Che ha lanciato Roberto Vannacci, il comandante della virilità e della normalità, alfiere di un (piccolo) mondo antico con i gay nascosti, i bimbi disabili in classi separate, gli italiani bianchi e felici.
 
Linda Laura Sabbadini, la Repubblica
Su Repubblica anche Linda Laura Sabbadini si occupa delle prossime elezioni europee, partendo da un dato del Censis: un terzo della popolazione europea vive in zone dove il reddito disponibile netto pro capite è diminuito negli ultimi quindici anni. Non è poco, commenta Sabbadini. Anzi è un dato preoccupante, che non vuol dire che un terzo dei cittadini europei si è “declassato”, ma vive in zone che hanno conosciuto crescenti difficoltà economiche e sociali. In media la crescita del reddito disponibile netto per abitante nell’Europa a 27 è stata positiva, sì, ma debole, considerando che stiamo parlando di un periodo di quindici anni, il 3,1%. E sono 75 le aree europee in cui questa diminuzione si è evidenziata, in cui non si è riusciti a tornare neanche ai livelli di reddito pro capite precedenti il 2007. Lo shock della pandemia è alle spalle, ma ha contribuito a creare malcontento, spaesamento, acuito dalle preoccupazioni per il futuro che si percepisce in tutti i Paesi. Quanto ne risentirà la partecipazione al voto è difficile dirlo, e così anche il voto di protesta. Pesa l’accumulo di malcontento degli ultimi 15 anni, ma alcuni dati prodotti da Eurobarometro danno qualche segnale di speranza. Il 72% degli europei ritiene che il proprio Paese abbia beneficiato dell’appartenenza alla Ue. Secondo i cittadini le priorità politiche sono la lotta alla povertà (36%), la salute pubblica (34%), il cambiamento climatico e il sostegno all’economia (ambedue al 29%). Sembra evidenziarsi il desiderio di una svolta. Non solo, quasi otto intervistati su dieci sono preoccupati che la disinformazione influenzi le decisioni di voto delle persone. Viviamo un momento storico critico paragonabile a quello degli anni ’30 del secolo scorso. Auguriamoci che gli europei abbiano realmente tratto le lezioni della loro Storia e che le forze democratiche si mostrino questa volta all’altezza della sfida.
 
Lucetta Scaraffia, La Stampa
Sulla Stampa Lucetta Scaraffia riflette sulla questione dell’aborto, premettendo di essere femminista, cattolica e favorevole da sempre alla libertà di abortire per le donne. Penso che l’aborto sia un peccato, sì, dice Scaraffia, ma che esso non debba essere considerato un reato. Devo dire la verità quindi: non sono d’accordo con le posizioni antiabortiste talvolta sostenute con eccessiva foga dai gruppi Pro-vita. Ma per lo stesso amore di verità devo anche dire che nel corso degli anni ho conosciuto alcuni militanti di questi gruppi, e spesso ho trovato persone miti e concilianti, per nulla polemiche ma soprattutto dedite ad una attività pratica di indubbia utilità. Quella di aiutare donne sole – le quali lavorano e vorrebbero tenere il loro bambino ma non ne hanno i mezzi – a trovare luoghi in cui essere sostenute finanziariamente e logisticamente fino al momento in cui non riescono a farcela da sole. Una attività di soccorso, quindi, che dovrebbe trovare il consenso di tutti. Lo Stato italiano non si occupa per nulla di queste situazioni, non prevede alcuna forma di assistenza per chi abortisce solo per la situazione di indigenza in cui vive. I consultori, ovviamente, si occupano di altre cose, e hanno già troppo lavoro per farsene carico. Cosa c’è di male allora, mi chiedo, se dei volontari – insisto volontari, che non gravano sulle casse dello Stato – si affiancano alle donne che versano in queste condizioni e offrono loro delle vie concrete di assistenza? Che c’è di male se la loro presenza fa dell’aborto una vera scelta e non una scelta obbligata dalle condizioni economiche? La libertà di aborto non significa incoraggiare le donne ad abortire, togliere loro i sensi di colpa – cosa che nessuno può fare. Libertà di aborto significa un’altra cosa: aiutare a scegliere liberamente. E la libertà – voglio proprio vedere chi osa negarlo – dipende molto spesso dalle condizioni economiche.
 
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