Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Cosa unisce le due crisi

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 14/04/2024

In edicola In edicola Goffredo Buccini, Corriere della Sera
Goffredo Buccini sul Corriere della Sera analizza cosa accomuna la crisi in Medio Oriente a quella ucraina: “Con urgenza sempre maggiore le democrazie e le libertà occidentali sono chiamate in questione da una «santa alleanza» di autocrazie e dittature. Il principio d’ordine che aveva governato l’uscita dal secolo scorso col miraggio d’una globalizzazione munifica e pacificatrice appare dissolto nel caos. I droni e i missili scagliati dall’Iran contro Israele l’altra notte potrebbero essere un tassello maggiore di quel «conflitto mondiale a pezzetti» già preconizzato da papa Francesco più di dieci anni fa. Mai, nella storia recente – scrive Buccini - il Medio Oriente è stato così prossimo a una deflagrazione totale, anche se queste sono le ore della diplomazia, nel tentativo di evitare, o almeno di mitigare e rinviare, una risposta israeliana che potrebbe, nell’ipotesi più estrema, prendere di mira i siti nei quali Teheran sviluppa il suo pericolosissimo programma nucleare. Il G7 presieduto dall’Italia dovrà subito individuare un sentiero stretto ma necessario: la vicinanza a Gerusalemme e il tentativo contestuale di rassicurarne i governanti moderandone la reazione. Cosa accomuna, nel campo occidentale, lo scenario mediorientale e quello europeo? L’assenza di politica. A Gerusalemme un premier screditato, ostaggio della destra messianica, non è riuscito a immaginare un «dopo» con un credibile interlocutore palestinese per mostrare al mondo che su Gaza non è in corso una guerra di religione ma una battaglia tra una prima linea della democrazia e una prima linea delle autocrazie: lo scontro con Teheran è anche corollario di questa incapacità. A Bruxelles e nelle nostre cancellerie si marcia verso le elezioni di giugno e verso il nostro «dopo» in ordine sparso: quasi non sapessimo che non ci si potranno permettere quattro o cinque mesi di paralizzanti trattative per individuare i nuovi presidenti della Commissione e del Consiglio mentre Putin tenta l’affondo finale su Kiev e magari il suo vecchio amico Trump torna alla Casa Bianca. L’entropia è dietro l’angolo. Per chi – conclude - ancora crede che la democrazia sia il peggiore dei sistemi possibili eccetto tutti gli altri, è il momento di svegliarsi”.
 
Paolo Garimberti, la Repubblica
Paolo Garimberti su Repubblica parla di Piccola Nato in Medio oriente e cita due dichiarazioni: “La prima, e sicuramente la più innovativa, quasi rivoluzionaria, dal punto di vista delle alleanze diplomatiche ma anche militari nella regione, è quella del ministro del Gabinetto di guerra Benny Gantz, che è stato per due volte in passato ministro della Difesa. ‘Costruiremo — ha detto Gantz — una coalizione regionale ed esigeremo un prezzo nel modo e nel momento che ci conviene’. La seconda è venuta dal ministro degli Esteri iraniano Hossein Amir Abdollahian, secondo il quale la rappresaglia di Teheran all’attacco israeliano al consolato di Damasco, che ha eliminato alcuni alti ufficiali dei Guardiani della rivoluzione, è finita, salvo che ci siano ‘nuove aggressioni’ da parte di Israele. Il riferimento di Gantz alla ‘coalizione regionale’ è la rivelazione che, nella notte tra sabato e domenica, è stata ‘ufficialmente inaugurata’, per usare l’espressione di The Times of Israel, la Mead, acronimo di Middle East Air Defence, che è la versione militare degli Accordi di Abramo, firmati nel 2020 da Israele con alcuni Stati arabi e che, se non ci fosse stato il massacro di Hamas del 7 ottobre, avrebbero potuto estendersi all’Arabia Saudita. Perché – sottolinea Garimberti - in aiuto di Israele per fermare l’ondata di droni e missili partita dall’Iran — ed è la prima volta che il regime degli ayatollah attacca direttamente, anziché usare i suoi ‘proxies’ — sono venuti non soltanto tre Paesi della Nato, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, ma anche un Paese arabo, che contro Israele ha combattuto tre guerre tra il 1948 e il 1973, prima di firmare un trattato di pace nel 1994. . Ma non è un caso che sia stato Benny Gantz a parlare di una ‘coalizione regionale’ perché, secondo alcune fonti, la Mead, questa sorta di “piccola Nato” mediorientale, è opera sua, costruita dopo la firma degli Accordi di Abramo con successivi accordi di sicurezza con Giordania, Marocco, Bahrein, e altri Stati che per ora “non possono essere rivelati”. È molto probabile che nella creazione di questa coalizione ci sia la mano degli Stati Uniti. La linea diplomatica della Casa Bianca, con un presidente che si occupa di politica estera da quando entrò appena trentenne al Senato – conclude - è proprio quella di rafforzare, o favorire, alleanze regionali per contrastare le mire politiche e le ambizioni di aspiranti superpotenze militari o di ‘Stati canaglia’”.
 
Nathalie Tocci, La Stampa
“Che avremmo visto una risposta iraniana all'attacco israeliano al consolato di Teheran in Siria era un segreto di Pulcinella”. Lo scrive Nathalie Tocci sulla Stampa sottolineando che ‘l’azione di Teheran non aiuta Gaza’: “Quel che rimane incerto è il seguito. Da un lato l'Iran vuole evitare una guerra regionale. Fino ad ora, il Paese è tra i vincitori della guerra a Gaza, e non ha interesse a vedere l'escalation trasformarsi in una guerra regionale vera e propria (ossia una guerra tra Stati), dalla quale perderebbero tutti, Iran incluso. Parte del successo iraniano sta nel modo in cui Teheran è riuscita a capitalizzare politicamente sul disprezzo che c'è nella regione (e non solo) nei confronti di Israele, alla luce degli eccessi dell'invasione di Gaza. Per dare un colpo al cerchio e uno alla botte – dice Tocci - Teheran ha attaccato Israele con centinaia di droni e missili, ma ha reso l'attacco plateale e prevedibile, dando quindi a Israele, avvertita anche dagli Stati Uniti nelle ore precedenti all'attacco della notte tra sabato e domenica, tutto il tempo per preparare la propria difesa aerea.  Probabilmente l'Iran avrebbe tratto più beneficio lasciando Israele sulle spine per più tempo e/o optando per una risposta meno telegrafata, massiccia e coreografica. Politicamente, poi, avrebbe giovato molto più a Teheran e all'intero Medio Oriente mantenere uno stretto collegamento tra la reazione al raid di Damasco e la guerra a Gaza, con una pressione crescente per un cessate il fuoco nella Striscia. Anche Washington, come Teheran, scongiura una guerra regionale, sebbene abbia dato carta bianca, sebbene abbia dato carta bianca a Israele nella guerra a Gaza e non abbia definito ciò che costituisce un attacco offensivo ed uno difensivo che, come noto, è opinabile. Se Israele non risponde, la questione può considerarsi chiusa, per il momento. Chiusa per modo di dire, naturalmente. Non solo non esiste alcuna possibilità per una reale riconciliazione nella regione in questo momento, ma, soprattutto, la minaccia di una guerra regionale non può essere accantonata finché andrà avanti la guerra a Gaza. E la guerra a Gaza andrà avanti. Tragicamente l'attacco iraniano, distogliendo l'attenzione dalla catastrofe umanitaria nella Striscia, rischia pure di averla prolungata. Da questo punto di vista – conclude - Teheran ha fatto il gioco di Tel Aviv. L'unico vero dubbio rimane il calcolo del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu”.
Altre sull'argomento
Altro parere
Altro parere
Teste lucide
Il rumore dell'odio
Il rumore dell'odio
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Altro parere
Altro parere
La solitudine degli studenti davanti al potere
Gaza, scontro all'Onu e la guerra continua
Gaza, scontro all'Onu e la guerra continua
Il problema del riconoscimento della Palestina
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.