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Altro parere

La strada in salita del politicamente corretto

Redazione InPiù 10/04/2024

Altro parere Altro parere Luca Ricolfi, Il Messaggero
“A giudicare da come ne parlano i suoi critici, parrebbe che quella del politicamente corretto sia un’ascesa irresistibile. Forse non ci siamo ancora resi conto pienamente del fatto che proprio la sua aggressività e la sua pretesa di avere il monopolio del Bene e del Giusto stanno, poco per volta, producendo anticorpi che ne contrastano la diffusione e ne minano il prestigio”. Lo scrive Luca Ricolfi sul Messaggero: “Non mi riferisco tanto ad alcune clamorose iniziative di qualche anno fa – dice l’editorialista - quello che ho in mente sono, piuttosto, alcune vere e proprie crisi di rigetto in atto da qualche tempo in Europa. Al centro di tali crisi si trovano quasi sempre, direttamente o indirettamente, la lobby trans e i suoi attivisti. Rispettati e coccolati per anni dall’establishment, dall’industria culturale, dagli apparati governativi, da qualche tempo questi gruppi di pressione incontrano resistenze sempre più grandi. Nel Regno Unito, ad esempio, la principale lobby di questo tipo (Stonewall) ha perso l’appoggio delle principali istituzioni governative per l’intransigenza e il settarismo con cui ha provato a imporre i suoi codici etici e linguistici sui luoghi di lavoro, con gravi conseguenze (stigmatizzazioni e licenziamenti) su chiunque non ne condividesse l’ideologia. Un pessimo servizio al prestigio della causa trans – sottolinea Ricolfi - ha fatto la pretesa dei maschi diventati femmine di gareggiare con le atlete donne, o di invadere gli spazio femminili nelle carceri (con relativi rischi di stupro per le detenute). Ma il colpo di grazia all’ideologia trans è venuto dalla scoperta di gravi omissioni e leggerezze nelle strutture ospedaliere che si occupano di disforia di genere e cui spetta autorizzare l’avvio dei percorsi di cambiamento di genere basati sui bloccanti della pubertà e la somministrazione di ormoni cross-sex. Come se non bastasse, nei giorni scorsi – evento più unico che raro – il cambiamento di sesso è entrato simultaneamente nel mirino della religione e in quello della scienza. Il Papa lo ha condannato senza mezzi termini. E alcune audizioni parlamentari – conclude - hanno documentato, sulla base di revisioni sistematiche della letteratura scientifica, la fragilità dei presupposti su cui, per anni, si sono fondate le pratiche di ‘affermazione del genere’”.
 
Marco Travaglio, il Fatto Quotidiano
Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano si scaglia contro la proposta del Pd di finanziamento pubblico ai partiti: “A parte il Codice etico che raccomanda ai candidati di fare i bravi, il Pd ha pronta un’altra infallibile soluzione contro gli scandali tipo Bari e Torino: ripristinare il finanziamento pubblico ai partiti. Cosa c’entri coi capibastone beccati a comprar voti mafiosi e non, non è dato sapere. Ma ormai – scrive Travaglio - non passa giorno senza che il ‘nuovo’ Pd faccia qualcosa per apparire uguale o peggiore di quello ‘vecchio’ sul tema cruciale della legalità. Ieri, per dire, il Senato votava la schiforma Bongiorno-Zanettin che rende ancor più difficili i sequestri di smartphone, pc e tablet nelle indagini. Le destre (quindi anche Renzi e Azione) han votato sì, il M5S no e il Pd ha pensato bene di astenersi. Intanto salvava Renzi, Boschi&C. dai giudici su chat e mail del processo Open (i 5S unici contrari). Probabilmente non pagherà pegno nelle urne, per la tecnicità del tema. Ma il ritorno al finanziamento pubblico lo capiscono tutti. L’idea del finanziamento pubblico per evitare le mazzette poteva reggere quando nacque, nel 1974, dopo lo scandalo petroli (tutti i partiti, maggioranza e opposizione, a libro paga dell’Unione petrolifera in cambio di sconti fiscali). Poi i partiti iniziarono a incassare soldi dallo Stato e continuarono a prendere mazzette dai privati. Tante Tangentopoli locali fino a quella nazionale del ’92. Perciò – ricorda Travaglio - nel ’93 gl’italiani corsero al referendum per abolire il finanziamento pubblico. Questo però rientrò dalla finestra come ‘rimborso elettorale’. Nel 2009 i partiti avevano già rapinato le nostre tasche per 2,2 miliardi. Senza rinunciare alle mazzette. E piangevano pure miseria. Nel 2013, per frenare l’avanzata dei 5Stelle e di Renzi (ancora in versione grillina di ‘rottamatore’), il governo Letta introdusse il finanziamento pubblico indiretto e volontario col 2xmille delle tasse. Ma, siccome la credibilità dei partiti è rimasta sottozero, devolvono in pochi: 16 milioni di euro in tutto all’anno. Di qui l’ideona di rimetterci le mani in tasca senza che ce ne accorgiamo. Con un’altra scusa: ‘Senza finanziamento pubblico fanno politica solo i ricchi’. Infatti – conclude - appena fu ripristinato sotto mentite spoglie, arrivò il miliardario B.. E, appena fu abolito, vinse il M5S senza un soldo”.
 
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