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Altro parere

Le riforme che rinnovano il sistema politico

Redazione InPiù 09/04/2024

Altro parere Altro parere Luca Diotallevi, Il Messaggero
L’attuale maggioranza – scrive sul Messaggero Luca Diotallevi – ha rimesso in primo piano quattro urgenze. E ha il merito di averle messe sul tavolo simultaneamente, almeno di fatto collegando ciascuna alle altre: l’elezione diretta del capo dell’esecutivo con una maggioranza che solo un nuovo voto può cambiare; la divisione delle funzioni e delle carriere tra i giudici e pubblici ministeri, ovvero tra chi giudica e chi accusa; l’autonomia differenziata; l’ammodernamento e potenziamento della Difesa, come richiesto in modo finalmente esplicito e motivato dal ministro competente e dai vertici delle Forze Armate. Ciascuno di questi temi è presente sul tavolo da decenni, alcuni dagli anni ’50. Non pochi politici tentarono di affrontarli: alcuni bene altri meno. Gli uni e gli altri furono sconfitti da un conservatorismo istituzionale che sabota la Costituzione nel modo più ipocrita: accampando la scusa di difenderla. Alla proposta di quattro riforme istituzionali una parte di opinione pubblica reagisce affermando che prioritari sono semmai la protezione dei salari o la questione della sanità, l’emergenza climatica o lo stato delle scuole e dell’università. Se però al governo nazionale non viene data maggiore stabilità e certezza di competenze, e agli elettori (che sono anche i contribuenti) non viene dato un modo per punire o premiare con certezza chi ha governato e chi si propone come alternativa, quelle preoccupazioni) apparentemente più concrete non vengono corrisposte, ma solo blandite, tradite ed irrise. I quattro temi posti oggi da maggioranza e governo non sono “di destra” né “di sinistra” e per convincersene basta guardare a come vanno le cose ovunque al di là delle Alpi. Quei quattro temi possono diventare “di destra” se la sinistra fugge. Allora, però, il problema è la sinistra: una sinistra sempre più conservatrice (massimalista solo a parole e nei look) e sempre meno riformista. Quando il nostro computer non funziona o il cellulare si “impalla” e chiediamo aiuto, spesso ci sentiamo dire: “ma hai fatto l’aggiornamento del sistema?” Beh, sono una settantina d’anni che non scarichiamo gli aggiornamenti del nostro sistema politico. Sarà ora di farlo?
 
Filippo Facci, Il Giornale
C’è da stropicciarsi gli occhi – commenta Filippo Facci sul Giornale – a leggere che la soluzione ai problemi «morali» del Partito Democratico in Piemonte e in Puglia e in Campania (per ora) sarebbe l’ennesimo «codice etico» annunciato dalla segretaria Elly Schlein e preparato dal senatore Antonio Misiani: una «rivoluzione morale e trasparente» che si accoda ad altri codici etici e statuti vari che si sommano ai vari collegi del probiviri, al comitato dei garanti, al codice di autoregolamentazione, alla legge anti-corruzione, al codice antimafia varato da Rosy Bindi, tutto ovviamente sotto l’egida della grande «Questione morale» lanciata da Enrico Berlinguer nel 1981. I primi passaggi del nuovo «codice etico» fanno pensare che sia tutto uno scherzo: ogni candidato dovrà fornire un certificato penale (già lo chiedeva Berlusconi nel 1994, ma noi pensavamo fosse una regola per tutti i partiti) e poi dovrà impegnarsi a denunciare condizionamenti tipo il voto di scambio o tentativi di corruzione. Nota: siccome il non denunciare equivale a violare la legge, soprattutto se si è pubblici ufficiali, il «Codice etico» in pratica dice semplicemente che non bisogna compiere reati. Più che etico, è il codice penale. La neo «rivoluzione morale», comunque, andrà a fondersi col citato codice antimafia del 2011 e gli eletti, apprendiamo, si impegneranno «affinché gli enti locali adottino meccanismi di trasparenza amministrativa e di lotta alla corruzione e al condizionamento delle organizzazioni criminali». Come se, in precedenza, gli eletti potessero adottare l’opacità come regola e fottersene della corruzione e delle mafie locali. Nel fondersi col vecchio codice etico del 2008, ancora, al punto 3, si specifica che «le donne e gli uomini del Pd si impegnano a svolgere campagne elettorali con correttezza e un uso ponderato delle risorse, finanziate in modo trasparente e sempre accompagnate da un rendiconto finale». Fondamentale anche questo: prima i piddini evidentemente pensavano di poter spendere e spandere a caso, come miliardari russi, e senza dover rendere conto di niente a nessuno. Ma ora il codice etico risistemerà le cose.
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