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Altro parere

Il giorno dello sciacallo

Redazione InPiù 04/04/2024

Altro parere Altro parere Mario Sechi, Libero
“È arrivato il giomo dello sciacallo, Giuseppe Conte ha sentito l'odore del cadavere e ha mollato il Pd di Elly Schlein”. Mario Sechi su Libero traccia un ritratto al vetriolo del leader dei Cinquestelle: “La storiaccia di Bari, i voti comprati, l'anima venduta, lo sfascio di un partito che non si accorge del nauseabondo commercio del consenso – scrive Sechi - hanno dato al leader dei Cinque Stelle la scusa per aprire il sarcofago, saltare fuori come Dracula, succhiare il sangue al Pd e abbandonarlo al suo destino di non-morto. Conte è un maestro nella zombificazione degli alleati, un compagno di strada con lui può star certo di ricevere il suo bacio della morte, non una sola goccia di linfa vitale resterà. E la storia dell'avvocato del popolo a parlare, la sinistra non si è sciolta a Bari, ma il giorno in cui ha deciso di andare a spasso con il vampiro. Emiliano e Decaro – prosegue Sechi - i Gianni e Pinotto del Partito democratico, gli hanno reso il compito facile, aspettava solo il momento propizio per premere il pulsante del seggiolino eiettabile di Elly. È già successo a tutti i fondatori del Movimento Cinque Stelle: al padre nobile Beppe Grillo, ai ‘badilantes’ di turno, Luigi Di Maio, Roberto Fico, Alessandro Di Battista, Virginia Raggi, senza trascurare naturalmente Davide Casaleggio. Con Giuseppe non si discute, si obbedisce, egli spicca decreti imperiali e fa rotolare teste. Tutti giù per terra, tranne lui. Due volte inutilmente presidente del Consiglio, pronto a sfasciare tutto, tranne il suo sgabello. Quando Draghi fu chiamato a risolvere il disastro che aveva lasciato a Palazzo Chigi, Conte usò il tono del re a cui avevano tolto il trono. Oggi abbandona la nave del campo largo infischiandosene della ciurma. La lezione per il centrosinistra dovrebbe essere completa, Conte non crede in niente, è Zelig. A Bari – conclude - si celebra un funerale, Conte fa tutte le parti in commedia: quella del parente che piange al seguito della bara, quella del prete che fa l'orazione funebre, quella del becchino che esegue la sepoltura”.
 
Luca Ricolfi, il Messaggero
“La vicenda della scuola di Pioltello, che il 10 aprile resterà chiusa per venire incontro agli studenti stranieri di fede islamica, ha avuto almeno un merito: quello di sollevare il problema delle classi con un numero eccessivo di stranieri (in quella scuola sono il 43%)”. Ne parla Luca Ricolfi sul messaggero sottolineando che “c’è chi ha voluto sostenere che questo non è un problema, perché la maggior parte dei bambini con cittadinanza straniera iscritti nella scuola dell’obbligo sono nati in Italia e parlano la nostra lingua. E c’è chi invece ritiene che porre un limite (del 20%, o del 30%) alla percentuale di bambini stranieri sia una misura ragionevole. A mio parere intervenire in modo incisivo è quasi impossibile, perché è la distribuzione geografica delle famiglie che rende difficile creare ovunque classi bilanciate. A mio parere sbaglia chi, in nome dell’inclusione o dell’accoglienza, minimizza il problema. Ma sbaglia anche chi pensa che il problema siano gli stranieri in quanto tali. Il vero problema delle classi con tanti stranieri – spiega Ricolfi - è analogo al problema delle classi con troppi maschi, o con troppi ragazzi di umili origini. E consiste nel fatto che i risultati della classe, e la determinazione dell’insegnante di completare fino in fondo il programma, dipendono in modo cruciale dalla composizione della classe. Ed eccoci al punto cruciale. Se si vuole evitare che la massiccia presenza di determinate categorie di studenti penalizzi quel che succede entro una classe, non è solo alla quota di stranieri che dobbiamo fare attenzione, ma anche alla quota di maschie alla quota di studenti provenienti dai ceti bassi. Una classe ben bilanciata è una classe in cui i tre fattori di rischio fondamentali – essere straniero, essere maschio, essere di condizione sociale modesta–non si cumulano in modo eccessivo. L’analisi dei risultati scolastici rivela che tutti e tre i fattori esercitano effetti negativi sui risultati finali della classe. Ben venga, dunque, una rinnovata attenzione alla composizione delle classi. Ma non fissiamoci sull’idea, empiricamente errata, che a rallentare il ritmo di apprendimento di una classe sia solo l’eccesso di studenti stranieri. Concentriamoci piuttosto – conclude - sul problema dei maschi e del loro scarso impegno scolastico: forse il più trascurato fra i guai della scuola”.
 
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