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Il duello fantasma

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 04/04/2024

In edicola In edicola Roberto Gressi, Corriere della Sera
“Mozione di sfiducia individuale. È un atto dirompente, si chiede di cacciare un ministro giudicato non più degno di rappresentare l’Italia”. Lo scrive Roberto Gressi sul Corriere della Sera: “Colpisce quindi – osserva l’editorialista - il modo sciatto, annoiato e superficiale con il quale sono state affrontate le ultime due vicende, quelle che hanno riguardato la ministra del Turismo Daniela Santanchè e il titolare del dicastero delle Infrastrutture e Trasporti, nonché vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini. Eppure, i sospetti avanzati erano tremendi: per lei la truffa ai danni dello Stato, per lui la collusione con la Russia di Putin, che sta cercando di sopraffare un Paese sovrano, l’Ucraina. Ma è stata l’opposizione per prima a dare l’impressione di non crederci, e che la scaramuccia appena abbozzata nascondesse, anche male, la voglia di accontentarsi di un po’ di propaganda da campagna elettorale, quella in arrivo con le elezioni europee. Sono stati però soprattutto i due leader dei partiti più forti a non metterci la faccia, la segretaria del Pd Elly Schlein e il presidente dei Cinque Stelle, Giuseppe Conte, che – dice Gressi - hanno lasciato il campo in Aula alle seconde file. Non c’è dubbio, se i numeri non ci sono non è possibile far passare le mozioni di sfiducia. Ma se, pur sapendolo, si decide di presentarle comunque, allora poi bisogna difenderle e argomentarle al massimo livello. Altrimenti il risultato è quello di aver messo in piedi un assalto fantasma, buttato lì un po’ a casaccio, trasformando uno strumento straordinario di democrazia in un’arma spuntata, che immiserisce l’istituto. Neppure il governo, pur vincitore a mani basse, ci ha fatto una bella figura. Quei banchi deserti, o semi deserti, durante la discussione hanno lasciato l’impressione di uno scarso rispetto: per il Parlamento e per i cittadini, per le opposizioni ed anche per i due ministri accusati. Dire che quello che è avvenuto sia stato una perdita di tempo esporrebbe a un’accusa di qualunquismo, e non sarebbe neanche giusto. Non c’è dubbio però – conclude - che da questa prova così sfocata il Parlamento esca indebolito, e non è un bene per nessuno”.
 
Walter Galbiati, la Repubblica
Walter Galbiati su Repubblica parla delle sfide della nuova Confindustria: “Sono due le direttrici lungo le quali si dovrà muovere la presidenza di Emanuele Orsini, l’autonomia e l’efficacia. La prima è autonomia dalla politica e da tutte quelle forze esterne a Confindustria che hanno garantito il loro appoggio a Orsini in questi giorni di duro scontro per vincere le elezioni. Non lasciarsi condizionare sarebbe stato difficile se la vittoria fosse stata garantita proprio da quei voti di scambio e dalla parallela opera di persuasione che vari ministri ed esponenti vicino al governo hanno messo in campo, più o meno velatamente, durante le ultime battute della campagna elettorale. Essere indipendenti dalla politica consente a Confindustria di perseguire quegli obiettivi che le imprese ritengono fondamentali per supportare la loro crescita economica. Di certo l’associazione degli industriali non è mai stata di opposizione, ma il non essere appiattiti sull’esecutivo è un valore da difendere. E la stessa autonomia – sottolinea Galbiati - deve essere garantita a due espressioni di Confindustria come Il Sole24 ore, attualmente presieduto da Garrone e la Luiss, l’università romana il cui legame con l’associazione dovrebbe essere rinsaldato. L’altra direttrice è l’efficacia che si raggiunge mettendo insieme, come sostiene anche Orsini, la migliore squadra possibile. L’attesa è che vengano scelte le persone più preparate per ogni ruolo che dovrà essere ricoperto, lasciando cadere qualsiasi rapporto clientelare o di mera ricompensa. Alle parole dovranno ora seguire i fatti e lo si capirà per esempio da come verranno trattate quelle associazioni, come Assolombarda e Piemonte, che nella corsa hanno appoggiato Garrone. E ancora lo si vedrà da come verrà attrezzata Bruxelles, dove servono competenze e professionalità in grado di accompagnare, non solo passivamente, l’iter delle leggi, oggi determinanti per la vita di qualsiasi impresa. Solo costruendo una squadra di comprovato valore e autorevolezza si potrà tentare di restituire nei fatti quell’unità attualmente solo dichiarata e – conclude - quello standing necessario a far tornare Confindustria ad essere un vivace centro di idee e di proposte a beneficio del Paese”.
 
Stefano Stefanini, La Stampa
“La Nato ha un problema di capra, cavolo e lupo. Deve dare un’assicurazione sulla vita all’Ucraina, non mettersi in guerra con la Russia e mettere le mani avanti alla possibile rielezione di Donald Trump”. Stefano Stefanini sulla Stampa sottolinea come “quest’ultima rischia di annullare la prima che, a sua volta, non deve causare la seconda. L’Alleanza Atlantica si gioca la credibilità su qualsiasi lato del triangolo – esiste per prevenire una guerra della Russia tant’è che Vladimir Putin si è permesso aggressioni e annessioni proprio perché avevano per oggetto Paesi (Georgia e Ucraina) non Nato. Ci sono tre mesi di tempo per trovare una soluzione per il vertice del 75mo anniversario, a Washington, il 10-11 luglio. Senza accordo sul cosa fare per l’Ucraina la campana delle celebrazioni suonerebbe a vuoto. I Ministri degli Esteri – osserva l’editorialista - hanno raggiunto un accordo di massima sui due punti principali: pianificare gli impegni finanziari e – con esitazioni Usa – riorientare verso la Nato il coordinamento degli aiuti all’Ucraina. Ma sono nodi tecnici. Diplomatici, militari e funzionari internazionali sapranno scioglierli. Quelli politici stanno nel triangolo Kiev-Mosca-Washington. Il piano Stoltenberg è messaggio forte a Kiev e a Mosca: serve abbastanza forte per l’una e non troppo per l’altra. L’impegno quinquennale collettivo è una rassicurazione importante per l’Ucraina ma non quella a cui Kiev aspira, l’invito ad entrare nella Nato. Dunque, una seconda scelta di cui gli ucraini dovranno accontentarsi in quanto concreto passo avanti rispetto ad altri vertici. Al tempo stesso l’assistenza militare, pluriennale e coordinata, dovrà tenere rigorosamente separata l’Alleanza dalla guerra russo-ucraina, escludendo qualsiasi forma di addestramento o di presenza di personale Nato sul territorio di Kiev. Non si parlerà di ‘Missione Nato Ucraina’. L’equilibrio fra aiutare Kiev e non entrare in guerra con Mosca può essere mantenuto perché nella sostanza il piano Stoltenberg non cambia nulla alla situazione degli ultimi due anni fra Nato, Ucraina e Russia. Il vero interrogativo – conclude - è se prendendo oggi l’impegno ad assistere militarmente Kiev per cinque anni l’Alleanza può blindarlo dal disinteresse capriccioso di un rieletto Presidente Trump domani. La risposta è no”.
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