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Altro parere

Idee di coraggio e libertà per il dopo Gaza

Redazione InPiù 02/04/2024

Altro parere Altro parere Claudio Cerasa, Il Foglio
“Quando si ha l’impressione di aver perso la bussola di fronte alle tragedie del Medio Oriente c’è una lettura che aiuta regolarmente a ritrovare le parole giuste per osservare quale sia lo stato dell’arte della guerra combattuta da Israele per difendere la sua stessa esistenza”. Lo scrive il direttore del Foglio Claudio Cerasa, rivelando che “la lettura fondamentale di cui parliamo, e che consigliamo di cuore a tutti i docenti e agli studenti delle università che alimentano l’odio contro Israele, è quella di Bret Stephens. Un’occupazione militare israeliana a tempo indeterminato di Gaza, scrive Stephens, genererebbe un’insurrezione, priverebbe Israele di denaro e personale e alla fine si dimostrerebbe politicamente e diplomaticamente insostenibile; allo stesso tempo, uno stato palestinese a Gaza e in Cisgiordania potrebbe essere attraente in teoria, ma gli israeliani hanno motivo di temere che potrebbe trasformarsi rapidamente in una versione più ampia di un ‘Hamastan’. Quindi, si chiede il nostro, cosa potrebbe funzionare? Risposta secca: «Un mandato arabo per la Palestina». L’ambizione a lunghissimo termine sarebbe quella di trasformare Gaza in una versione mediterranea di Dubai, grazie all’aiuto dei paesi arabi moderati che, in dieci o quindici anni, con una guida diversa da Hamas e con l’aiuto di molti soldi provenienti dalla comunità internazionale, potrebbe consentire a uno stato palestinese di emergere sul modello degli Emirati Arabi Uniti, formando uno stato federato, allergico all’estremismo, aperto al mondo e impegnato per una pace duratura. La chiave, dice Stephens, sta nel persuadere gli stati arabi moderati che hanno la posta in gioco più grande di tutti nel raggiungere un risultato migliore per Gaza: in primo luogo, perché una Gaza controllata da Hamas è un altro avamposto dei leader iraniani; in secondo luogo, perché una crisi irrisolta a Gaza dividerà anche il mondo arabo, rafforzerà l’Iran e minerà il percorso di modernizzazione intrapreso dai migliori leader arabi”.
 
Pier Luigi del Viscovo, Il Giornale
“Dare quasi un miliardo per aiutare le vendite di un’industria che produce all’estero non servirà a far ripartire gli impianti. Il governo lo sa, eppure ancora prova a spingere un’elettrificazione che i cittadini hanno già rifiutato e che non ha alcun senso ambientale”. Lo scrive sul Giornale Pier Luigi del Viscovo criticando gli incentivi auto. “Le vendite di auto nuove non sono mai andate così bene come adesso. Lo scorso anno hanno sfondato il tetto storico dei 45 miliardi di euro e se i volumi si sono fermati sotto 1,6 milioni è solo perché i costruttori hanno raffreddato la produzione di auto economiche, alzato i listini e ridotto gli sconti. Abbassare il prezzo che i costruttori hanno alzato equivale a trasferire denaro dalle tasche dei contribuenti a quelle delle case automobilistiche. Ci sarebbero la sanità o gli asili su cui impiegare denaro che non abbiamo e su cui paghiamo fior di interessi. Tanto più che l’auto è un bene già ampiamente disponibile, in ragione di 660 ogni mille abitanti, inclusi vecchi e bambini. Molte però sono vecchie, poco sicure e inquinanti. Benissimo, allora incentiviamo solo la rottamazione di quelle, anche a fronte di niente, visto che eliminarle dalle strade non può che fare bene. Oppure per l’acquisto di un usato fresco, così da trasferire i soldi pubblici nelle tasche di cittadini italiani. Già, perché incentivare l’acquisto di auto nuove equivale a pagare fabbriche e operai all’estero: è questo che ci vogliamo fare con le nostre tasse? Lo stesso ministro Pichetto Fratin ha ammesso che «l’incentivo sull’auto non ha tenuto in piedi la produzione nazionale». Con ragione abbiamo criticato il superbonus, che almeno i soldi li ha fatti girare in Italia: questi incentivi sono peggio”, conclude Del Viscovo.
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