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Europee, rissa Salvini-Meloni e a sinistra c'è il vuoto

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 02/04/2024

Europee, rissa Salvini-Meloni e a sinistra c'è il vuoto Europee, rissa Salvini-Meloni e a sinistra c'è il vuoto Marcello Sorgi, La Stampa
Sulla Stampa Marcello Sorgi commenta la campagna elettorale per le Europee. “La partita dell’Europarlamento è forse la più importante degli ultimi vent’anni, perché il voto potrebbe mettere in discussione la continuità europeista che ha fin qui sempre consentito di trovare un assetto per consentire all’Unione di andare avanti, senza puntare a un capovolgimento che sarebbe distruttivo nel contesto attuale, con una guerra nel cuore del Continente e le minacce di Putin ogni giorno più pesanti. Ma che ci sia voglia di discutere di questo, a destra come a sinistra, neanche l’ombra. Nel centrodestra è in corso una quotidiana lotta intestina tra Salvini e Meloni. Salvini vive appostato, aspetta la prima mossa di giornata della premier e poi colpisce, incurante dei danni che procura alla maggioranza. Nel suo mirino c’è solo Meloni e l’incubo che Fdi possa togliere voti al già sofferente simbolo del Carroccio. Il Capitano punta a colpire la premier sul terreno sul quale ha speso grandi energie nel corso del suo primo anno e mezzo di governo: quanto più Meloni punta a irrobustire il gruppo dei Conservatori europei per essere determinante nella futura nuova maggioranza che potrebbe formarsi a Strasburgo, tanto più Salvini cerca di impedirglielo, per costringerla a stare nel ghetto nazionalista della destra estrema. Se questo è il gioco tra i due maggiori alleati del centrodestra, a sinistra non c’è neppure una parvenza di strategia. Con l’aggravarsi del quadro internazionale, la divisione più importante tra i due partiti, sulla politica estera e sulla solidarietà con la Nato e con l’Ucraina, sta assumendo dimensioni incompatibili con le basi di una futura alleanza. Con questi argomenti – conclude Sorgi -, non c’è molto da sperare di richiamare alle urne quella metà abbondante di elettori ormai abituati a disertarle”.
 
Ezio Mauro, Repubblica 
“Dal fondo del populismo nazionalista affiora dopo due decenni il voto laico, democratico e ribelle che consegna Istanbul, Ankara, Smirne e Bursa all’opposizione socialdemocratica, ipotecando il futuro del Paese”. Così Ezio Mauro commenta su Repubblica i risultati del voto amministrativo in Turchia. Secondo Mauro si tratta di “una scossa” perché “il voto sembra certificare l’usura di questo sterminato esercizio del potere all’ombra di un’inflazione al 67%, e le prime immagini dopo i risultati mettono in risalto anche la distanza generazionale tra Erdogan e il sindaco riconfermato di Istanbul e probabile nuovo capo dell’opposizione, Ekrem Imamoglu, che ha subito preso le distanze dal neo-autoritarismo populista: «Siamo innamorati della democrazia, della pace e della tranquillità». In gioco c’erano soltanto sindaci, vero, la vera sfida politica è rimandata alle consultazioni nazionali, e il vento può rapidamente cambiare. Tuttavia – sottolinea Mauro - sarebbe sbagliato sottovalutare il significato che arriva dalle capitali storiche della Turchia: proprio perché viene da quei soggetti parziali ma sempre più vitali e sensibili della vicenda democratica che sono le città. Istanbul, Ankara e gli altri grandi centri si stanno infatti quasi autonomizzando dal processo politico nazionale proponendosi come protagonisti politici collettivi, come se si attribuissero nei fatti il ruolo di avanguardie di una nuova responsabilità politica che si contrappone al nazional-populismo. E’ una sopravvalutazione dello spazio politico urbano? In realtà la soggettività politica dei grandi centri è il fenomeno più trasversale e universale che abbiamo davanti agli occhi, almeno da quando la Brexit non ha semplicemente lacerato un Paese, ma ha portato alla luce la nuova dislocazione geopolitica degli interessi, divaricando le grandi città dalla vera periferia del Paese”.
 
Tommaso Frosini, Il Mattino 
“Con la riforma del premierato si esauriscono ipotesi e progetti di riforma costituzionale? Il premierato sarà pure la madre di tutte le riforme, ma ci sono pure dei figli, per rimanere nella metafora, che devono essere fatti crescere nel nuovo ordine costituzionale”. Lo scrive sul Mattino Tommaso Frosini. Certo, tutto dipenderà dall’esito finale della riforma, per cui bisognerà attendere il voto del parlamento e poi l’eventuale referendum confermativo. Ma in ogni caso, prosegue, “ci sarà un ‘day after’ che si manifesterà con un dilemma: da un lato, in caso di bocciatura, si chiuderà definitivamente il capitolo delle riforme costituzionali; dall’altro, in caso di approvazione, si aprirà un nuovo cantiere delle riforme. Come e cosa completare? Innanzitutto – spiega Frosini - riformare il bicameralismo paritario. Di fatto già modificato oggi attraverso le leggi che sono approvate in maniera monocamerale, dove cioè l’altra Camera vota quanto già deciso in prima lettura. Sarebbe opportuno codificare in costituzione questa nuova prassi, facendo della seconda Camera una Camera delle regioni. Che tornerebbe assai utile anche per favorire l’attuazione del regionalismo differenziato. Perciò una sola Camera eletta a suffragio universale, che instaura il rapporto fiduciario con il governo. In tal modo, verrebbe altresì a essere semplificato il sistema elettorale allo scopo di favorire il formarsi della maggioranza parlamentare collegata al governo eletto. Un’altra riforma costituzionale da mettere in cantiere sarebbe la revisione del titolo V, in particolare una più razionale distribuzione delle competenze legislative fra Stato e regioni, che ha prodotto e continua a produrre tanto caos costituzionale. La grande riforma si può fare: come un mosaico, collocando, volta per volta, le tessere di diversa natura e colore all’interno del quadro costituzionale”.
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