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Altro parere

Non si può sostenere chi ha aggredito

Redazione InPiù 29/03/2024

Altro parere Altro parere Carlo Valentini, Italia Oggi
È assai difficile – scrive su Italia Oggi Carlo Valentini – che alla domanda «vuoi la pace?» la risposta sia: «no». Come si fa fa a non apprezzare un mondo senza guerre e quindi senza lutti e distruzioni? È quindi singolare che l’aspirazione a un mondo pacificato si infranga nei distinguo laddove le armi crepitano. Pacifismo non può significare resa a chi è più forte e quindi pretende di spadroneggiare sui suoi vicini (e non solo). Il sostegno, magari indiretto, alla sopraffazione contrasta con l’aspirazione verso la pace tra i popoli. È giusto issare le bandiere arcobaleno e fare sentire la propria voce ma è altrettanto giusto che il messaggio sia indirizzato a chi col proprio comportamento calpesta la pace. Come si fa ad opporsi agli aiuti all’Ucraina per difendersi da chi l’ha aggredita nel nome di un pacifismo che in questo modo strizza l’occhio a Vladimir Putin, colui che ha mandando i carri armati verso Kiev ed è responsabile della guerra? E com’è possibile inveire contro il presidente francese, Emmanuel Macron, che ha messo in guardia contro le velleità espansioniste russe (l’Ucraina non sarebbe che la prima tappa) invece che verso Putin, che ha provocato la reazione di Macron con le sue minacce verso l’Europa e i suoi missili che sorvolano i liberi e indipendenti Paesi confinanti? Il pacifismo, se vuole essere serio e costruttivo, deve liberarsi da politichese e ideologie e individuare i veri nemici del vivere comune. In Ucraina c’è un aggressore e un aggredito, l’Europa subisce la minaccia delle armi nucleari ed è questa la provocazione, non quella di Macron, in Palestina c’è chi ha aggredito Israele provocando una risposta che è poi andata al di là del lecito ma chi giustamente invoca la pace non può dimenticare chi ha incominciato la barbarie. Bisogna mobilitarsi per fare tacere le armi ma non si può consentire che vinca chi ha lanciato il guanto di sfida.
 
Osvaldo De Paolini, Il Giornale
Tecnicamente il suo contratto scade a gennaio 2026, quindi a meno di violazioni gravi dei suoi doveri non può essere «cacciato», come chiede qualche giornale. E tuttavia – osserva sul Giornale Osvaldo De Paolini – Biagio Mazzotta, Ragioniere Generale dello Stato, una lunga carriera interna al ministero dell’Economia, dovrebbe avere la sensibilità istituzionale di comprendere che l’aver sottovalutato a più riprese l’ampiezza della voragine che stava scavando il Superbonus nei conti pubblici, ha come conseguenza inevitabile le sue dimissioni. Tutti possono sbagliare, ma ci sono errori che diventano capitali se mettono a repentaglio la sicurezza finanziaria di un Paese, e che perciò reclamano gesti adeguati ed esemplari. Intendiamoci, Mazzotta non ha colpe nell’aver generato lo scriteriato provvedimento che, nonostante la gravità del danno, ancora oggi quel genio imbattibile di Giuseppe Conte si vanta di aver tenuto a battesimo; ma è certamente sua la colpa di non aver previsto quanto sarebbe costata ai contribuenti italiani l’applicazione generalizzata e senza limiti di un bonus al 110%. Il compito del Ragioniere dello Stato è infatti garantire la corretta programmazione e la rigorosa gestione delle risorse pubbliche, fino a suggerire il blocco di leggi di spesa che mettono a repentaglio la tenuta dei conti. Il fatto che ancora oggi il governo non sia in grado di fissare la profondità della voragine provocata dal Superbonus (si parla di 200 miliardi, ma probabilmente non è finita), ben giustifica la decisione del ministro Giancarlo Giorgetti di varare un decreto che sterilizza definitivamente gli effetti dei vari bonus edilizi, compresi quelli in vigore nelle zone del sisma. Ma ciò non può essere privo di conseguenze nella linea delle responsabilità.
 
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