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L'Occidente e la guida smarrita

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 27/03/2024

In edicola In edicola Danilo Taino, Corriere della Sera
Danilo Taino sul Corriere della Sera parla di Occidente e di guida smarrita: “All'Onu – scrive l’editorialista - gli Stati Uniti hanno rotto con Israele: Joe Biden non può più tollerare le morti di Gaza e sente la pressione dell'ala sinistra del partito democratico, che detesta Gerusalemme. Ci sono anche elezioni da vincere. La stessa Washington non manda all'Ucraina i 60 miliardi di dollari essenziali per la difesa di Kiev: i repubblicani sospinti da Donald Trump lo impediscono e il presidente non forza la situazione. C'è da pensare alle presidenziali di novembre. L'Unione europea non muove passi decisivi a favore degli ucraini aggrediti da Vladimir Putin e non lo farà almeno fino a dopo le elezioni del Parlamento europeo a giugno, se mai lo farà. La democrazia è il sistema meno peggio tra quelli conosciuti e oggi, mentre è sotto attacco violento su più fronti, funziona così: introversa e impacciata, esita e decide a metà. Non è necessariamente il suo destino. «Non è tempo di barcollare», disse la prima ministra britannica Margaret Thatcher al presidente George Bush (padre) quando Saddam Hussein invase il Kuwait nel 1990. E le democrazie non vacillarono. È che la democrazia – sottolinea Taino - deve essere riempita di convinzioni, di politiche, di responsabilità, di fermezza morale. E di chiarezza di giudizio. Di leadership, soprattutto nei momenti più bui. Questo è ciò che oggi manca in Occidente. L’invasione dell’Ucraina, il 24 febbraio 2022, ha aperto i cancelli che tenevano rinchiusi i peggiori e malvagi spiriti revisionisti nel mondo: da quel momento, dittatori, regimi autoritari, terroristi hanno realizzato che il caos generale provocato dall’aggressione russa era la loro opportunità per cambiare il corso della storia. Per affermare il loro potere e la loro visione del mondo. Alla lunga, le democrazie sono più forti delle dittature e dei terrorismi. Ma le leadership politiche non nascono dal nulla, dalla brillantezza di un uomo o di una donna. Nascono dall’idea che un Paese ha delle sfide e delle minacce da affrontare. Quelle di adesso ce le ha chiarite nel marzo 2023, sulla porta del Cremlino, il numero uno cinese Xi Jinping, che così salutò l’amico Putin: «Proprio ora ci sono cambiamenti del tipo che non si sono visti per cento anni; e noi siamo coloro che assieme guidano questi cambiamenti». Ha ragione Xi? Sono lui, Putin e gli autocrati minori i leader della nuova era?”.
 
Michele Ainis, la Repubblica
“Se violi la legge, lo Stato ti bastona. E quando è lo Stato a violare le proprie stesse leggi? Quando non rispetta un termine, un vincolo, un limite di legge? Anche in questo caso il bastone ci cade sulla testa”. Così Michele Ainis su Repubblica parlando di ‘legalità illegale’: “Perché – scrive - s’incrina il rapporto di fiducia tra i cittadini e le loro istituzioni, perché in ultimo ci sentiamo buggerati. «Principio dell’affidamento», lo definisce la Consulta in centinaia di decisioni. E sono infatti innumerevoli le offese alla legalità commesse dal custode della legalità”. L’editorialista cita quindi dei casi in cui le leggi sono violate dallo Stato o dal governo: dal decreto sulle elezioni europee, al numero dei giudici costituzionali alle date della legge di Bilancio. “Potremmo continuare a lungo quest’elenco di fatti e di misfatti. Potremmo per esempio aggiungervi la denuncia della famiglia Regeni, che nel gennaio 2021 ha presentato un esposto contro la vendita di fregate militari all’Egitto: la legge n. 185 del 1990 vieta infatti l’export bellico a Paesi che non rispettano i diritti umani. Oppure – sottolinea l’editorialista - potremmo mettere in fila i 18 condoni — uno per ogni mese del governo Meloni — che smentiscono le leggi fiscali preesistenti, con buona pace di chi le aveva osservate. D’altronde le norme retroattive, stabilendo oggi le regole di ieri, costituiscono l’ennesimo attentato al principio di legalità. Tanto più che in Italia si qualificano, ipocritamente, come leggi d’interpretazione «autentica», per conseguire effetti retroattivi senza dichiararlo. Furono appena 6, nei primi quarant’anni del Regno; ne sono state approvate 150, nei primi quarant’anni della Repubblica. Muove da qui il nostro malcontento. Da un potere pubblico che reclama obbedienza alle sue leggi, disobbedendo ai propri obblighi di legge. Tuttavia la lealtà dev’essere reciproca, non un binario a senso unico. E d’altronde non è affatto fortuita l’assonanza tra ‘leale’ e ‘legale’. Giacché la legalità sleale diventa una sopraffazione, diceva Pericle in un dialogo che ci ha trasmesso Senofonte. Ma – conclude - Pericle è morto, e neppure noi stiamo troppo bene”.
 
Veronica De Romanis, La Stampa
Veronica De Romanis sulla Stampa parla del ‘tabù della riduzione del debito’: “A conti fatti – scrive l’editorialista - il quadro del prossimo Def si preannuncia meno rassicurante di quello prospettato solo qualche mese fa. C’è da chiedersi quali potranno essere le implicazioni di questo cambiamento. Anzitutto per quanto riguarda l'applicazione delle regole di bilancio europee riformate a fine dicembre. L'accordo è un gran pasticcio, su questo giornale lo si è scritto diverse volte. Però è stato firmato e entrerà in vigore in primavera. L'Italia si presenta all'appuntamento con un deficit che resta sopra il target del 3 per cento e un debito molto elevato. Quest'ultimo, in base al nuovo impianto normativo, è considerato un fattore che ‘aggrava’ la posizione di un determinato Paese. È quindi molto probabile che l'Italia venga messa sotto procedura d'infrazione. Non sarà la sola. Il gruppo dei Paesi cui l'Europa chiederà delle correzioni si preannuncia numeroso. Tra questi – sottolinea De Romanis - ci dovrebbe essere anche la Francia, che nel 2023 ha registrato un disavanzo del 5,5 per cento, quasi mezzo punto in più della stima precedentemente elaborata. In che cosa consiste la procedura d'infrazione? Con le regole riformate, l'aggiustamento sul debito, ovvero la riduzione di almeno un punto percentuale per gli Stati sopra il 90 per cento, inizia solo dopo l'uscita dalla procedura stessa. Si dovrà, però, intervenire sul disavanzo strutturale, quello al netto degli effetti del ciclo economico. La correzione minima richiesta è di mezzo punto percentuale l'anno. Un taglio già previsto nella Nadef. A guardar bene, essere sotto procedura non sarà così drammatico. Le istituzioni europee non sono, tuttavia, le uniche a monitorare i conti dei Paesi. Ci sono anche i mercati finanziari che ci prestano le risorse. Per ora sembrano fidarsi: il livello dello spread si mantiene basso. Gli investitori si aspettano, però, una riduzione significativa del debito. Nel Def questa traiettoria andrebbe descritta con chiarezza. Vale la pena ricordare che nel quadro elaborato dal governo nella Nadef, il rapporto debito/Pil restava pressoché stabile a fronte di una crescita dell'1,2 per cento e di proventi da privatizzazioni pari a circa 22 miliardi nell'arco di un triennio. Entrambe le ipotesi – conclude - si stanno rivelando irrealistiche”.
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