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Altro parere

Cedere al terrore non è più un tabù

Redazione InPiù 26/03/2024

Altro parere Altro parere Claudio Cerasa, Il Foglio
Sarebbe bello, incoraggiante e consolatorio – scrive Claudio Cerasa sul Foglio – osservare la risoluzione votata ieri al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a favore del cessate il fuoco immediato nella Striscia di Gaza come un punto di svolta positivo del conflitto in medio oriente, come un elemento nuovo capace di spingere le parti a trovare finalmente un’intesa utile ad avvicinare la fine del conflitto. Sarebbe bello, incoraggiante e consolatorio leggere nella scelta fatta dagli Stati Uniti, che per la prima volta dal 7 ottobre a oggi non hanno posto il veto su una risoluzione che chiede un cessate il fuoco non condizionato al rilascio degli ostaggi, un segnale di “pace”. Sarebbe bello, incoraggiante e consolatorio essere ottimisti rispetto alle conseguenze del voto alle Nazioni Unite. Ma purtroppo è verosimile che abbia ragione il premier israeliano Bibi Netanyahu quando dice, commentando la scelta fatta dagli Stati Uniti, che la risoluzione passata al Consiglio di sicurezza dell’Onu offre a Hamas la speranza che la pressione internazionale possa aiutare i terroristi che sognano di distruggere Israele a trasformare il cessate il fuoco in un’arma negoziale utile a rafforzare la propria posizione, a indebolire quella di Israele e a considerare l’arma degli ostaggi come uno strumento utile per raggiungere l’obiettivo di sfiancare Israele, di renderlo vulnerabile e di guadagnare tempo per riorganizzare le proprie truppe contro l’esercito israeliano. Sarebbe bello poter essere ottimisti e sostenere che lunedì 25 marzo verrà ricordato come un passo in avanti nel processo di pace in medio oriente. Ma la verità, purtroppo, è che la giornata di ieri alle Nazioni Unite rischia di essere ricordata per una ragione diversa: la prima carezza della comunità internazionale non al popolo palestinese ma alla strategia di Hamas e la nuova certificazione del fatto che la comunità internazionale ha smesso di credere che l’unica strada per un cessate il fuoco permanente a Gaza sia la fine del brutale dominio di Hamas.
 
Fiamma Nirenstein, Il Giornale
Nella giungla dell’Onu, dove la maggioranza delle risoluzioni di condanna sono dedicate in modo quasi pagliaccesco a Israele, il veto degli Usa al Consiglio di Sicurezza – ricorda Fiamma Nirenstein sul Giornale – ha rappresentato spesso un’ancora morale rispetto al doppio registro, alla eredità sovietica della maggioranza automatica che sempre si realizza in assemblea e nelle commissioni, al doppio standard fisso contro lo Stato Ebraico. È stato una diga rispetto alla mancanza di chiarezza morale per cui Antonio Guterres si sente comodo a mettere le atrocità di Hamas sullo stesso piano, uguali all’indispensabile guerra di sopravvivenza di Israele, accusandolo di «punizione collettiva». Chi ha riflettuto sul 7 ottobre e le sue conseguenze sa che è la più lontana delle intenzioni di Israele. Come ha detto il ministro degli esteri Gallant la guerra contro Hamas ha un senso morale: ora gli Usa lo tradiscono tradendo se stessi e tutto l’Occidente. Si tratta di distruggere la forza che ha reintrodotto l’odio genocida contro gli ebrei con una strage senza pari nei modi e nei numeri, e si tratta di liberare gli ostaggi. Invece la risoluzione che l’Onu ha votato scatena il biasimo antisemita, cerca di impedire di vincere, scandalosamente non mette in relazione al cessate il fuoco la restituzione degli ostaggi. L’Onu così viene coadiuvato da Biden nel non condannare (non l’ha mai fatto) le stragi e le azioni di Hamas, né richiede in modo convincente la restituzione degli ostaggi. Nemmeno, come ha invece fatto per la Russia, ha condannato il terrorismo del 7 ottobre. Dopo la risoluzione Hamas si è congratulata: da questo momento è più fiduciosa di bloccare la guerra a Rafah. Il muro di difesa è stato rotto dalle vicine scadenze elettorali di Biden, ma il picconamento di Netanyahu non funzionerà: i tre quarti degli israeliani sanno che per distruggere Hamas occorre entrare a Rafah. Il ministro Ron Dermer stava arrivando a discutere proprio come farlo in modo accettabile per gli Usa. Biden ha sciupato la fiducia di Israele senza ottenere altro che lo scopo di rafforzare Hamas.
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