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La prova di forza e il futuro

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 12/03/2024

In edicola In edicola Aldo Cazzullo, Corriere della Sera
“Parliamoci chiaro: la vittoria in Abruzzo è una clamorosa prova di forza della destra italiana, in particolare di Giorgia Meloni”. Lo scrive Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera osservando che “se si votasse domani in una qualsiasi delle grandi Regioni del Nord, la sinistra non avrebbe chances: non in Piemonte, non in Lombardia, non in Veneto; e probabilmente neppure nel Lazio, in Sicilia, financo in Campania, senza il grande nemico della Schlein, De Luca. Certo, alle Europee l’opposizione potrà dire che la somma dei suoi voti è più o meno pari a quella della maggioranza; ma la maggioranza per quanto rissosa sta insieme al governo, mentre dall’altra parte una coalizione non c’è e difficilmente potrà esserci. Si spera che la presidente del Consiglio tragga da questa prova di forza una conclusione utile non solo a lei, ma pure al Paese. Non ci sono complotti. Non ci sono — per il momento — smottamenti nel consenso suo personale e del suo partito. Nello stesso tempo, non ci sono scuse. È il momento di governare. Non di polemizzare con Mattarella sui manganelli, o di girare di comizio in comizio; e neanche di rottamare le cartelle inevase, alla faccia degli italiani che le hanno regolarmente pagate e di un deficit al 7,3% del Pil, due punti sopra le previsioni. Governare – sottolinea l’editorialista - significa innanzitutto affrontare la questione più complessa, su cui si è eroso il consenso dei governi precedenti: l’economia. L’Italia oggi è un paese che non ha fiducia nel futuro, infatti fa pochi figli e investe poco nell’economia produttiva; mentre scuola e sanità continuano a perdere posizioni, a dispetto dell’abnegazione di molti insegnanti, medici, infermieri. Rovesciare la tendenza non è facile; ma è l’unico, vero modo per consolidare il governo. Per evitare di farsi sorprendere ferma sulle gambe, Giorgia Meloni dovrà muoversi nella direzione giusta: incentivare il lavoro, gli investimenti produttivi, la crescita economica e demografica. E anche aprire la propria classe dirigente a una schiera più ampia dell’antica militanza; perché – conclude - con la squadra modesta che si ritrova oggi, non può andar bene tutte le volte. È questo, in politica, il vero elisir di lunga vita”.
 
Corrado Augias, la Repubblica
Corrado Augias su Repubblica commenta le dichiarazioni di Meloni sullo Stato che deve essere amico del contribuente: “La mia ipotesi – sottolinea - è che la presidente del Consiglio si sia ispirata a Silvio Berlusconi, abbia cioè imparato da lui che parlare male del fisco, denunciare uno Stato che «mette le mani in tasca ai cittadini», dal punto di vista elettorale è una rendita sicura. Soprattutto in un Paese che, per ragioni storiche lungamente dibattute e a tutti note, non possiede né una salda coesione identitaria né una robusta e diffusa moralità civica. Saremo vostri amici, dice in sostanza, Giorgia Meloni a commercianti e imprenditori. Del resto lo ha già dimostrato (a parte il recente decreto) con un episodio non sufficientemente illustrato. L’Agenzia delle Entrate ha annunciato settimane fa d’aver recuperato al pubblico tesoro una cifra superiore a 20 miliardi. Briciole, se vogliamo, nella voragine dell’evasione, però briciole benedette, che possono essere un segnale, indicare cioè una direzione. A Palazzo Chigi – scrive Augias - si sarebbe dovuto far festa, luci, champagne, per molto meno sono stati diffusi annunci roboanti. In questo caso invece s’è detto poco e con ritardo, toni sommessi, laconicità. C’è anche qui un sottinteso: nessuno pensi che vogliamo costringere gli evasori a pagare tutto e subito, tanto meno con metodi polizieschi, men che mai applicando sanzioni. Sorge, in chiusura, la vera domanda: che cosa vuol dire ‘Stato amico’? È lo Stato che strizza l’occhio? Che sussurra di non preoccuparsi? Che fa capire che alla fine sarai perdonato quale che sia l’omissione di cui sei autore? C’è un’altra visione dell’amicizia tra cittadini e Stato. È il rapporto dove lo Stato esige il rispetto dell’articolo 53 della Costituzione: ‘Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva’. Perché io, Stato, ti restituirò i soldi che ti prendo con una sanità migliore, scuole più efficienti, insegnanti meglio pagati, medici che non devono fuggire all’estero, laboratori di ricerca che assicurino il progresso, migliorino la convivenza, tutte cose che, in definitiva, ti facciano vivere in un Paese migliore. Più amici di così”.
 
Serena Sileoni, La Stampa
Serena Sileoni sulla Stampa parla del ‘gioco delle tre carte del nuovo Pnnr’: “L'impressione – scrive l’editorialista - è che il provvedimento non sia stato commentato come merita. Una spiegazione semplice ma sempre valida è che il testo, soprattutto per quanto riguarda le disposizioni più importanti di composizione degli effetti, è pressoché incomprensibile. Nel solo art. 1, che è dedicato proprio a questo, si contano quasi 5000 parole consistenti in buona parte in rinvii inintelligibili ad altre disposizioni legislative. La sola prima copertura di alcuni dei maggiori oneri è prevista in 23 voci di riduzioni di spesa del primo decreto PNRR, tutte individuate per rinvio. Ad essa, segue un elenco fino alla lettera u) per le altre necessità finanziarie, trovate sempre con la tecnica del rinvio. Testi normativi come questo, al pari delle leggi di bilancio, scontano una oggettiva difficoltà di interpretazione, ma è evidente che un provvedimento inintelligibile purtroppo non fa più notizia. Ed è un peccato, perché se, come ricorda un sornione Dostoevskij mentre parla del freddo invernale a cui sono avvezzi i russi, l'abitudine è il principale motore persino dei rapporti statali e politici, l'assuefazione all'oscurità delle leggi reca con sé l'incapacità di un controllo critico della pubblica opinione, che è il sale della democrazia. Ed è proprio in questa ottica che il decreto PNRR quater merita attenzione”. Sileoni fa poi due considerazioni:  “La prima riguarda l'inscalfibile lezione che dalla spesa pubblica è quasi impossibile tornare indietro, di qualsiasi colore siano i governi e a dispetto di ciò che si dica o si voglia rappresentare proprio elettorato. Venendo alla seconda considerazione, l'attuale governo, come non ha mai smesso di nascondere Giorgia Meloni, si è trova un piano scritto da altri. Tuttavia, più di mezzo anno di negoziati e limature ha portato a una modifica di modesto respiro, non molto diversamente da quanto è avvenuto per la revisione della governance del Piano. Le riforme non vengono sostanzialmente toccate. La riallocazione delle risorse – conclude - sembra più un gioco delle tre carte tra PNRR e altri fondi che non un ripensamento del Piano”.
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