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I campanelli d'allarme e le sconfitte solo apparenti

Redazione InPiù 01/03/2024

Altro parere Altro parere Luca Ricolfi, Il Messaggero
Sul Messaggero Luca Ricolfi riflette sulle disavventure occorse a Giorgia Meloni (sconfitta in Sardegna) e al generale Vannacci (sottoposto a tre diverse iniziative giudiziarie-disciplinari), e si chiede se si possa parlare per entrambi di sconfitte subite. Sì, lo sono, dice Ricolfi. Ma sono un sociologo, aggiunge, e in sociologia esiste uno schema concettuale delle conseguenze non intenzionali (Robert Merton)o degli effetti perversi dell’azione sociale (Raymon Boudon) – che talora permette di rovesciare la prospettiva da cui si guardano le cose. Prendiamo la sconfitta sarda, e proviamo a immaginare che cosa sarebbe successo se qualche migliaio di voti fossero andati a Paolo Truzzu anziché ad Alessandra Todde, con conseguente vittoria di misura del centrodestra. In termini sostanziali, la situazione sarebbe stata praticamente identica: parità fra i due candidati. Ma le conseguenze sarebbero state ben diverse: nel centrodestra non sarebbe partita alcuna riflessione sugli errori commessi, si sarebbero inasprite le faide di partito per le candidature a governatore delle altre regioni, i sondaggi che da qualche settimana segnalano qualche scricchiolio nel consenso sarebbero stati ignorati o snobbati, la imbarazzante vicenda dei manganelli di Pisa sarebbe stata rimossa. Sarebbe stato un bene per Giorgia Meloni? Forse sì, nel breve periodo, molto meno nel medio e lungo periodo. Perché quello sardo ha tutta l’aria di essere stato un (precoce) campanello di allarme, e i campanelli di allarme – se ascoltati – sono salutari. Ancora più paradossale è la vicenda di Vannacci. Il calcolo delle probabilità dice che quasi certamente l’accumularsi di tante accuse in pochi giorni, e giusto a ridosso della scadenza per la presentazione delle candidature al Parlamento europeo, non è frutto del caso. Ma qual è l’effetto reale delle accuse a Vannacci? Non certo di impedirgli di correre per il Parlamento Europeo, ma soprattutto, grazie alla cecità dei suoi avversari, Vannacci è destinato a vestire i panni del paladino della libertà di espressione, una sorta di cavaliere senza macchia e senza paura che osa sfidare la censura.
 
Maurizio Belpietro, La Verità
Spiace dirlo – commenta su La Verità Maurizio Belpietro – ma il fallimento dello Stato non si misura sulla base dell’uso dei manganelli da parte delle forze dell’ordine, come pare credere il presidente della Repubblica. Bensì, con la mancata difesa dei funzionari di polizia i quali, per una paga da fame, sono chiamati a difendere lo Stato, ma poi, nei momenti di difficoltà, o semplicemente quando non è politicamente corretto, sono lasciati soli, costretti a pagare gli avvocati che li devono rappresentare in giudizio e messi alla mercé degli odiatori di professione. Ho scritto con cinquant’anni di ritardo rispetto a Pier Paolo Pasolini che io sto dalla parte degli agenti e dei carabinieri, che come chiunque, ma sempre meno di un politico, possono sbagliare. Tuttavia, anche quando incorrono in errori, se sono in servizio lo fanno in nome dello Stato, cioè di noi tutti. In ogni organizzazione c’è qualche mela marcia, qualcuno che non rispetta la legge e dunque, se lo fa, va punito. Tuttavia, questo non giustifica la caccia allo sbirro che si è scatenata dopo i fatti di Pisa e Firenze. Né autorizza a criminalizzare chi il crimine lo persegue per dovere. Non conosco Silvia Conti, la funzionaria di polizia a capo del reparto mobile di Firenze, ossia del reparto messo a tutela degli obiettivi sensibili di Pisa. Da quel che leggo è una professionista preparata e capace, ma che purtroppo rischia di pagare il prezzo dell’ipocrisia generale e della strumentalizzazione politica. Nella città toscana un gruppo di studenti, forse spinto da agitatori e professori (che a volte sono la stessa cosa) ha inscenato una manifestazione non autorizzata. La polizia ha sbarrato il passo al corteo, ritenendo che potesse raggiungere alcuni obiettivi sensibili, tra cui la sinagoga. Il raduno, nonostante l’alt imposto dalle forze dell’ordine, non ha indietreggiato, anzi. I ragazzini sono stati mandati avanti contro gli agenti ed è finita come doveva finire, cioè come finisce in qualsiasi Paese normale, ovvero con le forze dell’ordine che hanno caricato per disperdere i disobbedienti.
 
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