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Altro parere

Investimenti inaccettabili

Redazione InPiù 29/02/2024

Altro parere Altro parere Anna Fasano, Avvenire
Dai tempi della guerra fredda – commenta Anna Fasano su Avvenire –  mai il mondo aveva assistito a una corsa al riarmo come quella che stiamo vivendo in questo periodo. Da ogni parte arrivano spinte per aumentare le spese militari. E si susseguono rapporti che evidenziano come il comparto bellico stia macinando rendimenti record in tutti gli indici di Borsa. Mentre tanti consulenti finanziari e investitori in tutto il globo esultano per le impennate dei profitti, il movimento globale della finanza etica incoraggia persone e istituzioni finanziarie a chiedersi fin dove è lecito fare profitti con le catastrofi, dalla distruzione poi anche dalla ricostruzione. A chi ci dice che la difesa armata sia l’unica strada, rispondiamo che l’illusione che un mondo più armato sarà un mondo più sicuro e più in pace è smentita dai fatti: alla crescita della spesa militare globale ha sempre corrisposto un aumento dei conflitti. Oggi sentiamo parlare con disinvoltura addirittura del possibile utilizzo di armi nucleari: è un passo indietro che non possiamo accettare. Nel 25° anno dalla nascita di Banca Etica abbiamo voluto ospitare il summit delle banche etiche di tutto il mondo e abbiamo scelto di connotare questo appuntamento con un forte appello per la pace e il disinvestimento dall’industria delle armi. La finanza può cambiare il corso degli eventi e le banche della Global Alliance for Banking on Values sono in prima linea insieme ai milioni di persone e organizzazioni che le hanno scelte per non essere complici di questa follia. Negli ultimi mesi attori politici in Europa e negli Usa hanno addirittura tentato di chiedere che gli investimenti in armi siano compresi tra gli investimenti sostenibili. Il movimento mondiale della finanza etica ritiene che questo sia inaccettabile. Intanto il nostro sguardo è rivolto anche all’Italia, dove si sta cercando di smantellare la legge 185 del 1990 sull’export di armi.
 
Francesco Storace, Libero
Su Libero Francesco Storace difende il generale Vannacci, sospeso per 11 mesi dal ministero della Difesa per il suo controverso libro. Per Storace, è facile dirsi liberali offrendo al cappio la gola altrui. Il generale Roberto Vannacci – scrive – non è un pericoloso eversore, non sta organizzando un golpe, afferma solo le sue opinioni. E al ministero della Difesa - e giù per li rami - al vertice non siede Voltaire. Scrivere merita una punizione, secondo ambienti militari della Repubblica che critica l’Ungheria. Ragionare in dissonanza con il pensiero unico comporta la sospensione per poco meno di un anno. È la gerarchia che vige proprio in un mondo al contrario. Ma Roberto Vannacci ha diritto ad esprimere quello che pensa. Se siamo ancora in una democrazia. Nel giustificare la pro- pria iniziativa punitiva, il ministero della Difesa ha fatto sapere che il generale può comunque candidarsi. Complimenti, quanto siete generosi con il ribelle che ha osato mettere in discussione l’opinione dominante e politicamente corretta. Se Vannacci si candida o no sono affari suoi e del partito che lo ospiterà in lista. Qui in gioco non c’è più il diritto di dire quello che si pensa; no, bisogna addirittura pensare a ciò che si dice, se è opportuno o no, se è conveniente o rischioso, pensare alla carriera insomma. Il ministro Crosetto vada sulla sostanza e non si limiti alla forma, anziché rispondere che sta per finire le guance da offrire. Ci rifiutiamo di immaginare che un esponente di governo che si definisce “liberale” possa accettare che non si debbono pronunciare opinioni che è liberissimo di non condividere ma non di soffocare. In questa vicenda c’è la risultante di gelosie, invidie, dispetti che fioccano negli ambienti militari contro un altissimo ufficiale che paga la sua popolarità per aver scritto un libro di enorme successo. E passano in secondo piano le medaglie collezionate, le imprese condotte in divisa, il servizio alla Patria.
 
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