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Altro parere

Una giornata storta e due lezioni

Redazione InPiù 27/02/2024

Altro parere Altro parere Alessandro Sallusti, Il Giornale
Con il centrodestra al governo – scrive sul Giornale Alessandro Sallusti – la democrazia non è in pericolo, come scritto e riscritto dai cantori della sinistra. In Italia l’alternanza è ovviamente possibile, perché il cittadino elettore è ancora saldamente sovrano qualsiasi cosa scelga. Pd e Cinque Stelle hanno ieri vinto, dopo lunga astinenza, un’elezione regionale. Ci spiace per i sardi, ma riconosciamo la legittimità del successo, seppur di misura, agevolato dal fatto che il governatore uscente Christian Solinas non è stato esattamente un fuoriclasse. Mi auguro solo che nel centrodestra, che comunque ha preso più voti degli avversari, non inizi lo psicodramma classico del perdente, fatto di rancore, ripicche e paure: le elezioni sono come le partite di calcio, si possono vincere o perdere anche a prescindere dai reali valori in campo. È stata insomma una giornata storta, si dice in gergo sportivo, che non pregiudica il cammino. A patto che la si analizzi per quello che è. Quella sarda è stata una vicenda iniziata male che non poteva che finire così: litigi, impuntature e minacce sulla scelta del candidato e forse pure qualche vendetta dei collettori di voti nel segreto dell’urna. Brutta storia, simile a quella che ha portato al disastro alle ultime elezioni dei sindaci di Milano e Roma, una débâcle totale che non ha però impedito al centrodestra di riconquistare Palazzo Chigi solo pochi mesi dopo. La questione è abbastanza semplice: il centrodestra può vincere solo se è unito e sereno e su questo i suoi potenziali elettori hanno una particolare sensibilità; se sentono aria di intrighi e divisioni, se ne stanno ben lontani. Che un centrosinistra davvero unito possa provare a contendere la vittoria al centrodestra non lo scopriamo certo oggi in Sardegna, lo dicono i numeri. Ma un conto è essere uniti sulla tangenziale di Cagliari o sul piano regolatore di Sassari, altro è farlo a livello nazionale sui grandi temi di politica internazionale ed economica. Su questa possibilità le elezioni di ieri non dicono proprio nulla di nuovo, le divisioni tra Pd e Cinque Stelle sono tante e tali da lasciare ampio margine di vantaggio alla coalizione guidata da Giorgia Meloni.
 
Mario Sechi, Libero
«La Sardegna è un laboratorio politico», diceva Francesco Cossiga, come ricorda oggi su Libero Mario Sechi. Le elezioni hanno confermato le parole del Presidente, commenta Sechi, i dettagli locali diventano quadro nazionale. Il primo fatto è la dimostrazione della legge dell’alternanza sarda, quando gli elettori dell’isola non sono convinti, i calcoli sono vani, la lista Soru doveva consegnare una facile vittoria al centrodestra e invece abbiamo visto una sfida serratissima. Il secondo fatto è una conseguenza del primo, Paolo Truzzu è stato bocciato a Cagliari, il capoluogo della Regione di cui era primo cittadino, ha preso meno voti della coalizione che lo sosteneva. Doveva essere una corsa in scioltezza e invece... Il terzo punto è un passaggio di logica politica, la scelta del candidato del centrodestra è stata comunque sbagliata. Errore nel metodo, nell’analisi e nella qualità della scelta. Il quarto elemento discende dal terzo, la candidatura di Truzzu è, in ogni caso, il primo vero errore di valutazione fatto da Giorgia Meloni da quando è premier. Il quinto punto è un bagliore dal futuro: l’arrivo di Meloni a Palazzo Chigi ha innescato una semplificazione della  mappa politica, la sua guida favorisce un modello bipolare, la riforma del Premierato va in questo senso, la conseguenza è che “il campo largo” è destinato a saldarsi, nonostante Schlein e Conte. Divisi hanno perso le elezioni politiche, insieme hanno corso bene in Sardegna. Siamo all’inizio di un Big Bang, ci sarà un consolidamento della mappa politica che passerà per le elezioni europee, fino ad atterrare nel voto nazionale, quando ci sarà.
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