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Altro parere

I voti della Lega parlano chiaro

Redazione InPiù 20/02/2024

Altro parere Altro parere Alessandro Sallusti, il Giornale
Alessandro Sallusti sul Giornale ricorda che in politica più delle parole contano i fatti: “Putin prova ad avvelenare il pozzo della politica italiana ed europea con una dichiarazione d'amore per il nostro Paese: «Siete sempre stati vicini alla Russia - ha detto parlando a una studentessa di origini italiane - e da voi mi sono sempre sentito a casa». Quella del dittatore russo fresco assassino, diretto o indiretto che sia, del suo oppositore Navalny è una mezza verità usata per provare a dividere partiti e opinione pubblica. È vero infatti che l'Italia è stata a lungo vicina alla Russia e che lui è stato più volte ospite gradito. È successo perché – ricorda Sallusti - non soltanto loro, ma soprattutto Silvio Berlusconi prima e Matteo Salvini poi avevano scommesso che il processo di transizione iniziato in patria da Putin per portare la Russia verso una democrazia compiuta fosse percorribile e utile sia all'Europa sia al mondo intero. Al punto che anche l'arcinemico americano, nella persona del presidente George Bush, aveva accettato una stretta di mano a tre (lui, Putin e Berlusconi) come anticamera di una distensione definitiva tra i due blocchi est-ovest nello storico incontro di Pratica di Mare. Quindi sì, non c'è alcun dubbio: quel Putin era amico nostro ma purtroppo la storia ha preso un'altra piega e di conseguenza nelle parole pronunciate ieri da Putin c'è un «sempre» di troppo. No, oggi l'Italia non è più «amica della Russia», non certo della sua Russia che usa carri armati e fialette di veleno per regolare i conti con nemici e oppositori. E lo prova il fatto che i nostri governi e parlamenti non hanno esitato a schierarsi a favore del popolo ucraino ed armare il suo esercito che spara proprio sui russi (oltre che approvare tutte le sanzioni economiche e commerciali contro Mosca). E’ un fatto che a questa «inimicizia» sostanziale non si sia sottratta neppure la Lega di Matteo Salvini, che ha sempre votato compattamente tutti i provvedimenti punitivi della Russia e di vicinanza all'Ucraina. Politicamente – conclude Sallusti - questa è l'unica cosa che conta”.
 
Marino Longoni, Italia Oggi
“In Italia, fino a pochi anni fa, si vedevano in giro pochissime donne musulmane con il velo. Ora sono tutte coperte. Perché questo comportamento apparente in contrasto con il nostro criterio di modernità? È forse un segnale che l’obiettivo dell’integrazione è fallito?” Marino Longoni su Italia Oggi osserva che “nelle comunità islamiche presenti in Europa è in atto un processo di radicalizzazione che tende alla contrapposizione rispetto alla cultura dei paesi che li ospita? I ricchi paesi produttori di petrolio, attraverso i loro finanziamenti per la costruzione di moschee, centri culturali, associazioni di assistenza, tendono a favorire la reislamizzazione dei loro cittadini residenti in Europa? Difficile dare una risposta univoca. Una studiosa della materia, Silvia Scaranari, sostiene che «moschee, scuole, centri culturali si sono trasformati in punti di coagulo e di formazione all'islam radicale». E spesso – sottolinea Longoni - il controllo sui fedeli, in particolare sulle donne, è diventato più pesante che nel Paese d'origine. «La comunità tende a irrigidire le norme e i costumi per non rischiare di perdere la propria identità e il proprio senso di appartenenza alla Umma e per marcare la distinzione rispetto al mondo occidentale, infedele e satanico». Allora ecco che rispunta il mito della Sharia. Non c’è dubbio che per la gran parte dei musulmani i valori occidentali non sono più un punto di riferimento, qualcosa da raggiungere, da insegnare ai propri figli. Ci sono aspetti del nostro modo di vivere che per loro sono intollerabili: in primo luogo l’agenda gender e più in generale la libertà dei costumi. E poi il pensiero debole e il relativismo culturale, l’ateismo e la mancanza di valori condivisi. Sono manifestazioni di una società in decadenza che ai loro occhi meritano solo disprezzo. Ma che – conclude - finisce per condizionare, in un misto di paura, condivisione, opportunismo o quieto vivere, gran parte dei musulmani trapiantati in occidente”.
 
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