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Autonomia e modello europeo

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 20/02/2024

In edicola In edicola Maurizio Ferrera, Corriere della Sera
“L’autonomia differenziata continua a infiammare il confronto politico”. Così Maurizio Ferrera sul Corriere della Sera facendo notare che “abbondano però molte valutazioni generiche e fumose. Si trascurano ad esempio tre dati di fatto da cui dovrebbe partire ogni discussione. Primo, la Costituzione prevede che le Regioni possano gestire in prima persona vari settori rilevanti per la vita dei cittadini. Secondo, la concessione dell’autonomia è subordinata alla definizione per via legislativa dei cosiddetti «livelli essenziali delle prestazioni» (Lep), per garantire uniformità territoriale. Terzo, il divario fra Regioni è oggi scandaloso. E, quel che è peggio, lo è anche in quegli ambiti (come la sanità) ove già esistono i livelli essenziali. Qualcosa, evidentemente, non funziona. La(ri)definizione dei Lep è una occasione preziosa non solo per cambiare i rapporti fra Regioni e fra queste e lo Stato, ma soprattutto per migliorare davvero la disponibilità e la qualità delle prestazioni ai cittadini. Per uscire dal vago e procedere in questa direzione – sottolinea l’editorialista - è opportuno guardare all’Europa. A Bruxelles è in corso da tempo un dibattito poco conosciuto in Italia, che riguarda proprio la fissazione di standard uniformi e la riduzione delle divergenze fra Paesi. La Ue costituisce un laboratorio ideale in quanto può permettersi di decidere ex novo, senza l’ingombro di una cornice legislativa preesistente. La fumosità del confronto politico italiano è anche dovuta a ignoranza empirica. . Ogni aspetto andrebbe misurato, monitorato e valutato. Ridurre la questione Lep alla enumerazione di un certo ventaglio di prestazioni «obbligatorie» non è certo sufficiente per migliorare le cose: il caso della sanità lo conferma in modo lampante. Il vero nodo della questione Lep è la qualità. È su questo terreno che si gioca il successo di ogni riforma. Ma ricordiamo che la garanzia di livelli essenziali e omogenei è il cuore della cittadinanza. Non riduciamola a un tiro alla fune finanziario traNord e Sud, tra presidenti e sindaci di diverso colore politico. Approfittiamone invece – conclude Ferrera - per stimolare un salto di qualità dello Stato e delle Regioni (tutte), realizzando così le promesse della Costituzione”.
 
Stefano Folli, la Repubblica
Il legame Putin-Salvini che imbarazza Meloni. Ne parla Stefano Folli su Repubblica: “È fin troppo scherzosa la frase di Putin: ‘In Italia mi sono sempre sentito come a casa mia’. Ma la battuta ha l’aria di essere soprattutto allusiva. L’autocrate ci tiene a far sapere di avere ottimi amici dalle nostre parti. Volendo invece concentrarsi sull’uomo del giorno, Matteo Salvini, c’è una domanda che sorge spontanea: perché il capo della Lega e vicepresidente del Consiglio, nonché ministro delle Infrastrutture, ha sentito il bisogno di ribadire ieri la sua amicizia con Putin? Dopo aver preso le distanze dalla vedova di Navalny – ricorda Folli - ha detto che sulla morte del dissidente bisogna attendere il responso dei medici e dei magistrati, russi naturalmente. Per pura coincidenza, nelle stesse ore Putin faceva sapere che un’inchiesta internazionale, e quindi indipendente, è esclusa. C’è qualcosa di poco chiaro in questa vicenda. Che si lega peraltro alla rete dei contatti con l’estrema destra europea, a cominciare dai nazistoidi tedeschi di Alternative. La spiegazione politica è la solita: Salvini vuole raccogliere tutti i voti delle destre che rifiutano di farsi omologare e si presentano come forze anti-sistema. Il filo che unisce questi gruppi è l’essere anti-Nato, quindi anti-americani e decisamente filo-russi. S’intende che quasi sempre si tratta di ambienti infiltrati dai servizi di Mosca, laddove il termine “infiltrazione” implica nella maggior parte dei casi un passaggio di denaro dalla “casa madre” ai volonterosi militanti. Non sappiamo dove si collochi Salvini in questo arcipelago. Sappiamo che è disposto a tutto pur di recuperare voti e al tempo stesso danneggiare l’odiata rivale, Giorgia Meloni. E qui si pone il problema. Se per un verso l’astuto Giuseppe Conte è attento a non varcare la linea rossa, cioè a non esagerare con il filo-putinismo, così da lasciarsi sempre un sentiero di rientro, per l’altro verso il capo della Lega ha superato la soglia. E lo ha fatto da vice-presidente del Consiglio in carica. Sarebbe interessante conoscere il pensiero della premier al riguardo. Lei che sull’Ucraina – conclude Folli - ha scelto la linea americana, la stessa peraltro dell’Unione europea”.
 
Flavia Perina, La Stampa
“C’è un solo personaggio che suscita in Matteo Salvini riflessi garantisti: Vladimir Putin”. Flavia Perina sulla Stampa stigmatizza le posizioni del leader leghista sottolineando che “c’è solo un tipo di magistrati che ha la sua fiducia a prescindere: gli inquirenti nominati da Putin. C’è solo un tipo di scienziati che giudica incontestabili: i medici che Putin incaricherà dell’autopsia su Alexei Navalny. Davanti all’autocrazia di Mosca i capisaldi del pensiero salviniano cambiano di segno. Cade il giustizialismo del ‘buttate le chiavi’ utilizzato in ogni vicenda di cronaca, cade la diffidenza verso i magistrati engagé, cade il pregiudizio complottista sulla scienza che portò ripetutamente in piazza la Lega contro chi spiegava la necessità di vaccinarsi. Le dichiarazioni del vicepremier sulla morte del più celebre dissidente russo – «Bisogna fare chiarezza, ma la chiarezza la fanno giudici e medici, non la facciamo noi» – hanno un significato molto chiaro: Salvini rifiuta di prendere posizione su un delitto che ha scosso l’intero mondo libero e delega ogni giudizio alle autorità del Cremlino, che evidentemente ritiene assolutamente credibili. Lo fa platealmente – scrive l’editorialista - il giorno dopo la fiaccolata romana per Navalny alla quale i suoi hanno partecipato, con la chiara intenzione di minimizzare quell’adesione e ribadire la sua fiducia nel regime di Mosca. Le contraddizioni del leader leghista, le distanze tra il suo abituale giustizialismo e questo inchino ai diritti dell’‘accusato Putin’, sarebbero solo uno dei soliti corto-circuiti italiani, uno dei tanti esempi del doppio binario della nostra politica – severa con gli avversari, generosissima con gli amici – se non chiamassero in causa questioni enormi. Al momento Salvini è il solo esponente di governo in tutta Europa a sposare la linea russa della ‘morte senza un perché’. L’unicità della posizione del nostro vice-premier rischia di ricordare a tutti l’unicità italiana: siamo i soli, tra i grandi Paesi d’Europa, ad avere al governo un partito e un leader incapaci di riconoscere il rischio russo, sia sotto il profilo geopolitico sia – conclude - come minaccia ai diritti consolidati dalle democrazie: la libertà di pensiero, di espressione, di manifestazione, di dissenso”.
 
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