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Altro parere

A targhe alterne

Redazione InPiù 19/02/2024

Altro parere Altro parere Marco Travaglio, Fatto Quotidiano
Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano parla di garantismo e complottismo a targhe alterne: “Le uniche certezze su Navalny, unico oppositore superstite di Putin - scrive - sono che è morto in un gulag artico e che la responsabilità della sua prigionia e dei feroci trattamenti subiti (incluso l’avvelenamento del 2020) ricade tutta sull’autocrate russo. Ma al momento, senza elementi certi, non si può neppure affermarlo, anche se i governi di mezzo mondo si sono affrettati a farlo un minuto dopo, senza prove. Gli opposti complottismi si esercitano nel giochino del cui prodest: per gli anti-russi, Putin non vedeva l’ora di tappare la bocca per sempre al grillo parlante; per i filorussi quel cadavere eccellente serve al mondo Nato per scagliarlo addosso a Putin ora che sta vincendo la guerra in Ucraina e gli Usa e l’Europa si sono abbondantemente stufati di svenarsi per quella causa persa. A lume di naso – sottolinea Travaglio - un autocrate intelligente ha poco da guadagnare e molto da perdere –a un mese dalle elezioni che stravincerà per mancanza di rivali e nel momento più difficile per il fronte pro Kiev – dalla morte di un oppositore più popolare qui che là e sepolto vivo a 2 mila km da Mosca. Ogni Paese, democratico o autoritario, ha i suoi cadaveri eccellenti in cerca d’autore. Ed è curioso che chi denuncia i complottismi altrui ci si tuffi a pesce solo con la Russia. E poi taccia sui 30 mila civili ammazzati da Netanyahu a Gaza. O su Assange arrestato e torturato psicologicamente dall’Uk per conto degli Usa per il delitto di giornalismo. O su Darya Dugina fatta esplodere in un’autobomba a Mosca dai servizi di Zelensky solo perché figlia di un filosofo putiniano. O su Gonzalo Lira, il blogger cileno con cittadinanza Usa arrestato in Ucraina perché ne criticava il regime, malato, mai curato e morto in carcere senza uno straccio di protesta. Il fatto poi che persino la fiaccolata per ricordare giustamente Navalny (oppositore coraggioso al di là delle idee xenofobe e fascistoidi, che in Italia l’avrebbero portato in carcere per istigazione al razzismo in base alla legge Mancino) diventi uno spot per spedire altre armi a Kiev e far ammazzare altre migliaia di ucraini autorizza i peggiori sospetti. Ma – conclude - li lasciamo volentieri ai complottisti un tanto al chilo garantisti a targhe alterne”.
 
Jacopo Giliberto, il Foglio
“Lo smog a Milano? Un’altra notizia fortemente esagerata”. Jacopo Giliberto sul Foglio prova a fare chiarezza rispetto ai ricorrenti allarmi giornalistici: “In questi giorni – scrive - le sabbie sahariane stanno volando sopra l’Europa e i vortici concentrano la polvere gialla in alcuni punti di accumulo, come le isole Canarie in mezzo all’Atlantico oppure nell’aria che si trova nel fondo dei diversi catini, come il bacile padano o le conche balcaniche. Così si è interrotto il periodo pulito di una settimana fa – il 10 e l’11 febbraio in un metro cubo di aria di Milano aleggiavano appena 6 o 7 microgrammi di polveri, cosa che neanche in mezzo al mare – e nel weekend l’aria è diventata opaca color duna, e per quattro giorni si è caricata di polveri finissime oltre i 100 microgrammi, polveri desertiche sommate agli inquinanti di fumi e traffico. Bassissimi tutti gli altri classici inquinanti invernali, come gli ossidi di azoto e di zolfo e l’ammoniaca. E per fortuna – fa notare Giliberto - l’aria era assai migliore rispetto a molte decine di altre città che rilevavano contaminazioni ben diverse rispetto ai 100-150 microgrammi padani. Che cosa accade? Il particolato è polvere formata da terra sollevata dalle erpicature dei campi, residui della combustione a cominciare dai fumi di legna e pellet, polverino di asfalto e gomme e così via. D’inverno il particolato si accumula in uno strato dell’atmosfera abbastanza vicino al suolo, a poche centinaia di metri. Alcune aree ad altissima produzione di inquinamento sono ripulite da vento e pioggia ma in altre zone del pianeta chiuse da catene di montagne, come il piano padano-veneto e le conche fra le montagne dei Balcani, il vento spesso non riesce a entrare, a rimescolare l’aria e a diluire le particelle sospese. Non esistono rimedi e bloccare le auto nelle città non serve a niente. Ciò che serve è il graduale cambiamento del modo di produrre, di consumare e di vivere che sta riducendo da anni l’inquinamento dell’aria dell’Alta Italia, ogni anno più pulita dell’anno precedente. Ha scaldato gli animi il sito web di un rivenditore svizzero di apparecchi per purificare l’aria domestica, il quale – conclude - collocava Milano come la quarta più inquinata al mondo dopo Dacca in Bangladesh, Lahore in Pakistan e Delhi in India, consigliando di acquistare i suoi ottimi prodotti antismog”.
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