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La vedova Litvinenko: «Il cordoglio non basta più. Il messaggio è: con Mosca non si può negoziare»

Luigi Ippolito, Corriere della Sera, 17 febbraio 2024

Redazione InPiù 17/02/2024

La vedova Litvinenko: «Il cordoglio non basta più. Il messaggio è: con Mosca non si può negoziare» La vedova Litvinenko: «Il cordoglio non basta più. Il messaggio è: con Mosca non si può negoziare» Per quanto ancora si ripeterà questa storia: 18 anni fa Aleksander Litvinenko moriva a Londra avvelenato col polonio dai sicari di Putin, ieri tocca ad Aleksei Navalny in un carcere siberiano. «Mi sento così abbattuta e triste — è il primo commento di Marina, la vedova di Litvinenko (intervistata da Luigi Ippolito sul Corriere della Sera del 17 febbraio) che è diventata un faro della resistenza russa all’estero —. Spero che la reazione non sia solo: siamo così dispiaciuti per la morte di Navalny. Non è abbastanza». È incredibile che diciotto anni dopo l’assassinio di suo marito siamo di nuovo qui a discutere della morte «improvvisa» di un oppositore. «A quanto ne so, sua madre lo aveva visitato appena due giorni fa e lo aveva trovato in salute, di buon umore. Sapevamo dal primo momento in cui è stato arrestato che il regime di Putin non lo avrebbe mai lasciato uscire libero. È un crimine: e tutti devono comprendere ciò». Altro sangue sulle mani di Putin... «Sì. Vediamo migliaia di ucraini morire al fronte, ma una morte individuale può mandare un messaggio molto forte: ora la morte di Navalny può far capire che non ci sono possibilità di avere comunicazioni, accordi o negoziati col regime di Putin, perché lui è un criminale, un aggressore e un assassino». Che idea si era fatta di Navalny? «Non capisco perché abbia deciso di fare quello che ha fatto: la sua energia sarebbe stata spesa meglio se fosse rimasto vivo all’estero. Ma lui voleva essere un politico: e aveva molti esempi di persone prima di lui che sono state arrestate ma poi sono diventate leader del nostro Paese. Lui vedeva se stesso come leader della Russia e non accettava di farlo dal di fuori. Ma ha sbagliato i calcoli su quanto fosse orribile e spietato questo regime». Ma Putin non rischia ora di aver creato un martire? «È ancora prematuro capire chi potrà beneficiare, o chi ha pensato di poter beneficiare, della morte di Navalny. Putin è la creazione di diverse fazioni dei servizi di sicurezza e dei militari: e hanno bisogno che Putin appaia forte, che appaia spietato, in modo da spaventare gli altri». Verranno altri dopo Navalny, si svilupperà mai un movimento democratico in Russia? «La resistenza a Putin sta avvenendo sulla linea del fronte fra Ucraina e Russia. Finché l’Ucraina sarà in grado di combattere contro la Russia, la gente che è contro il regime di Putin ne trarrà forza. Navalny era già in prigione, era un simbolo, ma in realtà tutto si giocherà sulla linea del fronte». Questo regime sopravviverà a Putin? «No, questo regime è stato creato con Putin al vertice: dopo la sua caduta questo sistema di potere collasserà, perché non c’è accordo fra le diverse fazioni del regime, Putin è l’unica persona che può tenerle assieme. Dopo ci sarà un cambiamento, non sarà più la stessa cosa. Ma ogni volta che parliamo di mutamento di regime in Russia dobbiamo capire che la guerra in Ucraina ha cambiato tutto, non puoi vedere cosa sta succedendo in Russia e cosa succede al fronte come due eventi indipendenti, sono connessi». Quindi è ancora più cruciale il sostegno dell’Occidente all’Ucraina. «Assolutamente sì, al cento per cento. Quando qualcuno dice che dobbiamo fermare la guerra, che dobbiamo avviare negoziati con Putin, bisogna capire che non funziona». Non ha paura di un collasso violento del regime? «Certo, Putin ha costruito questo regime nel corso di 24 anni, durante i quali ha distrutto tutto: diritti umani, libertà di parola, libere elezioni, tutto. E dopo il collasso di questo regime un altro potere spietato potrebbe assumere il comando, ma non per molto. Perché tutta questa idea dell’economia russa come stabile, anche dopo le sanzioni, non è reale, hanno molti problemi che si aggraveranno presto. E allora dovranno negoziare con l’Occidente». I russi si sveglieranno? «È molto difficile, ma in Russia i cambiamenti sono sempre stati opera di minoranze, non della maggioranza».
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