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Altro parere

Cosa è cambiato su Gaza

Redazione InPiù 14/02/2024

Altro parere Altro parere Alessandro Sallusti, il Giornale
“Il motivo per cui è sempre più difficile leggere i fatti politici è che l'apparenza quasi mai spiega correttamente e compiutamente ciò che sta accadendo o si sta cercando di far accadere, perché complessa e intricata è la tela del potere”. Lo scrive Alessandro Sallusti sul Giornale commentando la convergenza tra Meloni e Schlein su Gaza: “Non è quindi facile mettere correttamente in fila i puntini, per di più sparsi per il mondo, che disegnano un quadro così complicato e delicato quale è la ricerca di una soluzione alla guerra in corso tra Israele ed Hamas. In teoria – osserva - può essere che l'altra mattina prima Antonio Tajani e poi Giorgia Meloni si siano alzati con una nuova idea, quella di tare passare alla Camera insieme al Pd una mozione che invita Israele a fermare i suoi carri armati schierati contro Hamas. Potrebbe essere, ma sono certo non sia così. E sono pure certo che il governo non si sia spostato neppure di un millimetro rispetto alla posizione iniziale: il 7 ottobre Israele è stata vittima di un nuovo genocidio, Hamas è un'organizzazione terroristica che va combattuta e neutralizzata. Faccio un'ipotesi: certo, c'è il problema umanitario che preme, ma può essere che a questo punto, dopo quattro e passa mesi di guerra, si stia prendendo coscienza che per raggiungere l'obiettivo (eliminazione di Hamas) le bombe, che certamente sono state giustificate e hanno indebolito Hamas, a questo punto della vicenda non bastino più o che addirittura possano diventare controproducenti per Israele stessa. Nessun salvacondotto, quindi, ai terroristi, bensì una situazione che permetta di estirparli in altro modo. Qui bisogna fermare l'analisi per mancanza di conoscenza diretta e passare alla fiducia. Ci fidiamo di questo governo e della sua leader, che non a caso ha voluto coinvolgere nell'operazione la sua «rivale» capo dell'opposizione, cosa che accade solo di fronte a decisioni fondamentali per la nazione e a idee chiare? Tutto lascia pensare che sì, dobbiamo fidarci. E se uno guardasse con attenzione come si sta muovendo l'intero consesso internazionale – conclude Sallusti - troverebbe non pochi indizi a sostegno di questa tesi”.
 
Alessandra Ricciardi, Italia Oggi
Chi devasta le scuole deve assumersi la propria responsabilità. Così Alessandra Ricciardi su Italia Oggi: “Anche quest'anno – scrive - è andato in scena nelle scuole italiane il rito delle occupazioni, un rito a metà tra rivendicazione e folklore. Secondo la legge italiana l’occupazione è un reato, ‘invasione arbitraria di immobile’. Però, tranne casi estremi, i presidi tendono sempre a chiudere un occhio evitando di far scattare la denuncia. Si vivono i disagi come una sorta di tributo generazionale da pagare sull’altare della carica contestataria dei giovani. I problemi sorgono quando si supera il limite del buonsenso e si passa al vandalismo, ai furti, al danneggiamento. Secondo una stima della Associazione Nazionale Presidi solo in tre istituti scolastici romani i danni prodotti in occasione delle occupazioni di questi mesi raggiungerebbero i 350 mila euro. Almeno 70mila euro al liceo Severi di Milano, dove sono stati distrutti anche beni pagati con i fondi del Pnrr. È significativa la testimonianza della preside del Severi: gli occupanti hanno rifiutato la proposta di autogestione e hanno impartito l'ordine di non dialogare con le istituzioni scolastiche. Il danneggiamento insomma – sottolinea Ricciardi - è divenuto parte del rito, un atto definito ‘rivoluzionario’ da chi lo attua. Di fronte a questa realtà perdono di senso compiuto tutte le analisi sulla necessità di un dialogo costruttivo. Anche l’impossibilità per gli altri studenti non occupanti, che sono sempre la netta maggioranza, a frequentare le lezioni è la conseguenza obbligata di questo atteggiamento di contestazione e delegittimazione radicale. Cosa devono fare dunque le istituzioni? Subire o reagire? Fino ad oggi si è abbozzato, declassando il tutto a semplici ragazzate. Il nuovo governo ha deciso di non tollerare più l'impunità e ha affermato il principio che ‘chi rompe paga’. Per la sinistra e un certo sindacato si tratta di una decisione autoritaria, di pura repressione. Ma se è vero che la maturità di una persona passa attraverso l'assunzione di responsabilità, costringere chi devasta un istituto pubblico a farsi carico delle responsabilità che questo comporta – conclude - sarebbe il primo atto utile per aiutarlo a diventare adulto”.
 
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