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Altro parere

Il regalo di trump

Redazione InPiù 12/02/2024

Altro parere Altro parere Marco Travaglio, Il Fatto Quotidiano
Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano parla dei rapporti Usa-Europa-Nato: “Il segretario generale Nato Jens Stoltenberg e l’ex e forse futuro presidente Usa Donald Trump hanno parlato del futuro dell’Europa. Il primo l’ha condannata a ‘decenni di confronto con la Russia’ perché ‘se Putin vince in Ucraina non c’è garanzia che non aggredisca altri Paesi’ e ‘dobbiamo espandere la nostra industria militare più velocemente, aumentare le forniture all’Ucraina e rifornire le scorte’ per ‘passare da una produzione lenta da tempi di pace a una veloce da tempi di guerra’. Il secondo ha riferito la sua risposta al capo di un grande Stato europeo che gli chiedeva se lo difenderebbe da un attacco russo nel caso in cui non mantenesse l’impegno Nato di alzare la spesa militare al 2% di Pil: ‘Non ti proteggerei e incoraggerei i russi a fare quel diavolo che vogliono. Paga i tuoi conti, se no sei un delinquente’. La frase di Stoltenberg – osserva Travaglio - è passata liscia come acqua fresca, mentre quella di Trump ha indignato le cancellerie europee e la stampa al seguito. Eppure lo scenario Trump conviene all’Europa molto più dello scenario Stoltenberg. Sempreché qualcuno si ricordi perché esiste l’Europa. Il sogno europeo di De Gasperi, Adenauer e Schumann nasce dall’impegno a evitare la terza guerra mondiale. Nel 1990, caduto il Muro e finita la Guerra fredda, Gorbaciov accettò l’unificazione tedesca con l’ingresso della Germania Est nella Nato in cambio dell’impegno di Usa, Ue e Nato a non estendere l’Alleanza un solo palmo oltre il nuovo confine tedesco. Cioè a non minacciare la Russia. Da allora la Nato tradì per ben 16 volte quella promessa, allargandosi a Est da 16 a 32 Stati membri. Se ora Trump vuole sciogliere la Nato, l’Europa dovrebbe approfittarne per creare una propria difesa (un esercito al posto di 27, risparmiando con le economie di scala) e una propria politica estera autonome dagli Usa. E promuovere una nuova conferenza di Helsinki che garantisca la sicurezza di tutti, incluse Russia e Cina. Che non sta scritto da nessuna parte che siano nostre nemiche. Se gli Usa vogliono continuare a combatterle, affari loro. Noi europei – conclude - potremo finalmente iniziare a farci gli affari nostri”.
 
Claudio Cerasa, il Foglio
“Tra i molti articoli che la stampa internazionale ha scelto di dedicare all’Italia negli ultimi giorni ce n’è uno importante che le forze della maggioranza e quelle dell’opposizione dovrebbero in fretta imparare a memoria e diffondere tra i propri eletti”. Lo scrive Claudio Cerasa sul Foglio: “L’articolo è quello comparso giovedì scorso su un famoso giornale tedesco, la Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz), ed è un articolo che inquadra bene un fenomeno che riguarda il nostro paese, spesso sottovalutato dagli stessi osservatori italiani. Titolo: ‘L’Italia è sottovalutata’. Svolgimento: ‘Nonostante i problemi e i legittimi dubbi sull’Italia, la performance della potenza economica viene spesso trascurata’. Sottovalutare l’Italia è un danno per gli investitori, certo, ma in fondo è un danno anche per la stessa Italia, che sottostimando sé stessa tende sistematicamente a non essere consapevole delle proprie potenzialità riuscendo regolarmente a perdere treni che non dovrebbe farsi sfuggire. Solo negli ultimi dieci giorni, per capirci, abbiamo scoperto una serie di dati interessanti. C’è un’Italia che sottovaluta sé stessa, ed è quella che pur di parlare male di un governo in carica sceglie di gettare fango anche sul proprio paese, ricordandosi che non è necessario sputtanare l’Italia per sputtanare un esecutivo. C’è poi un’altra Italia – sottolinea Cerasa - che è quella che si trova alla guida del governo, che sottovaluta invece altro: il peso che può avere un esecutivo nel migliorare la reputazione del proprio paese. Quell’Italia, plasticamente rappresentata dal governo, sottostima per esempio quanto possa far male al nostro paese perdere investimenti miliardari come quello di Intel (4 miliardi), sottostima quanto possa far male al nostro paese vedere svuotate le fabbriche delle auto e sottostima quanto possa far male al nostro paese vedere un investitore (ArcelorMittal) che mentre fa un passo per scappare dall’Italia (dall’ex Ilva) fa un passo per spendere in Francia soldi che non vuole spendere nel nostro paese (1,8 miliardi, acciaieria a Dunkerque). Nell’Italia che cresce c’è lo zampino delle imprese. Nell’Italia che non cresce c’è lo zampino della politica. Quando il governo non fa quello che aveva promosso, le imprese ne beneficiano. Quando il governo fa quello che aveva promesso, l’Italia ne soffre”.
 
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