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Altro parere

L'agricoltura non deve essere stiracchiata

Redazione InPi¨ 08/02/2024

Altro parere Altro parere Carlo Valentini, Italia Oggi
Carlo Valentini su Italia Oggi invita a non usare l’agricoltura per battaglie ideologiche: “Sui social  - scrive - si litiga su tutto. Adesso il motivo prevalente è il cambiamento climatico e com’è d’uso non ci sono mezze misure. In mezzo ci sono gli agricoltori in corteo. Che coltivano e allevano ciò che mangiamo e guai se non continuassero a farlo perché non più remunerativo. Su di loro si è abbattuta l’incudine dei provvedimenti europei per la transizione ecologica e il martello di provvedimenti nazionali che in Italia come in Francia e in Germania sulla spinta del riequilibrio finanziario pubblico hanno tolto contributi e aumentato in vario modo la pressione fiscale. Sui Social gli agricoltori vengono difesi o offesi, nessuno entra nel merito come sarebbe utile poiché un drastico ridimensionamento delle campagne non è nell’interesse dei consumatori europei e quindi sarebbe sbagliato non ascoltare le istanze degli agricoltori così come finirebbe per risultare drammatico sottovalutare il cambiamento climatico, che danneggia anche le campagne. Va quindi trovata – sottolinea Valentini - la strada della sostenibilità ambientale ma non con norme autoritarie avulse dal contesto bensì con un percorso fattibile e condiviso. Un esempio: si può chiedere di non usare un prodotto chimico (tollerato) in agricoltura ma occorre ve ne sia un altro naturale, altrettanto efficace (o quasi) in commercio. Se non c’è, servono finanziamenti per realizzarlo ma intanto quella coltura va preservata. Ancora: le aziende agricole vanno sostenute nel rinnovamento e nella competitività, non imponendo di restringere le aree coltivate. Inoltre l’Europa non s’è mai mossa per tutelare i marchi dei prodotti agricoli europei sui mercati mondiali. Smettiamola con le risse e – conclude - di considerare un dogma le regole della transizione green (che ha gettato nel caos anche il comparto dell’auto) e rendiamo fattibili e più incisivi i provvedimenti (che per altro non possono essere solo dell’Europa) per contrastare la crisi climatica e ambientale”.
 
Marco Travaglio, Fatto Quotidiano
Sanremo specchio dell’Italia. Così Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Sanremo ti ricorda qualcosa, ma non sai bene che cosa. È quasi tutto brutto: le scenografie, i costumi, gli smoking di Amadeus in acciaio inox e vetroresina, per non parlare dei testi dei monologhi (roba da rimpiangere persino la ‘pikkola Chiara’ nel senso di Ferragni), 9/10 delle canzoni e pure i mazzi di fiori. Il dolore, il tumore, il lutto, il suicidio, la guerra, il body shaming diventano industria della lacrima, trash show a mezzadria fra il concerto dei neomelodici, il marketing cassamortaro delle onoranze funebri Taffo e il libro prêt-à-porter del padre della vittima di femminicidio. L’antifascismo – osserva Travaglio - è manierismo canzonettaro, col Bella Ciao di Ama&Mengoni. Anche la trasgressione è farlocca. A furia di levare questo e quello per il terrore di disturbare non si sa più neppure chi, non è rimasto nulla. È vero: fa ascolti, cioè pubblicità, cioè soldi. Ma meno dell’anno scorso e più del prossimo. E li farebbe anche se fosse divertente. Non è snobismo da ‘io non mi abbasso a vedere Sanremo’. Certo che lo vediamo, un po’per dovere d’ufficio, un po’per rassegnazione. Ma cosa vieta di chiamare, oltre a Fiorello e Giorgia, qualcun altro bravo, uno del mestiere, al posto del carrello dei bolliti? Mentre ti poni queste domande, arriva sul palco lo storico scenografo per il premio alla carriera. E chi lo premia? Sua figlia, che lui nomina sua erede. Come nel governo dei fratelli, sorelle, figli, cognati e amichetti d’Italia; ma anche la cosiddetta sinistra chiagni & fotti che si pappa la Rai, poi fa i sit-in perché mangiano anche gli altri e misura la libertà d’informazione dal minutaggio dei leader. Poi arriva la star di Hollywood con le sneakers di cui è testimonial e, casomai non si notino abbastanza mentre accenna a due passi di danza con Amadeus, questi si leva le sue, ma mica è pubblicità occulta, figuriamoci: infatti è palese. Così pensi a Sgarbi, Gasparri, Lotito, i Berluschini, Elkann, De Benedetti, Caltagirone, Angelucci e a tutti gli altri che mica sono in conflitto d’interessi, figuriamoci: solo interessi e nessun conflitto. E finalmente – conclude - capisci a chi somiglia Sanremo 2024: all ’Italia del 2024. Quindi non è solo brutto: è anche perfetto”.
 
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