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Altro parere

Ma l'intelligenza artificiale non cancellerÓ il manager

Redazione InPi¨ 08/02/2024

Altro parere Altro parere Francesco Ciampi, Il Sole 24 Ore
Secondo il premio Nobel Daniel Kahneman – scrive Francesco Ciampi sul Sole 24 Ore – la mente umana impiega due modalità di pensiero: quella razionale e cosciente, che funziona in maniera lenta, sequenziale, controllata e quella intuitiva, che è invece veloce, associativa e difficile da controllare. Nelle situazioni in cui le regole e le variabili del contesto sono note le macchine hanno superato da tempo l’uomo in diverse attività di «ragionamento». La novità è che, grazie all’impiego dell’Intelligenza artificiale e, in particolare, delle tecnologie di machine learning alimentate dall’analisi di grandi quantità di dati, i computer oggi sono più veloci ed efficaci dell’uomo anche in alcune attività cognitive di natura intuitiva, quali la previsione delle tendenze future ed il riconoscimento di pattern e modelli. Se dunque le macchine stanno superando l’uomo nella soluzione di diverse categorie di problemi anche complessi possiamo giungere ad ipotizzare che l’Intelligenza artificiale finirà per sostituire i manager? La risposta, fortunatamente, è negativa perché esiste un’abilità cognitiva in relazione alla quale le persone avranno ancora per molto tempo un vantaggio rispetto ai computer: la capacità di mettere in discussione e modificare le visioni del mondo, ridefinire i problemi esistenti, individuare problemi nuovi e diversi da risolvere. Si tratta di una abilità basata sull’attivazione di processi intuitivi di natura profonda, che consentono di ristrutturare e riformulare assunzioni, obiettivi e variabili rilevanti, attribuire nuovi e diversi significati, superare le visioni consolidate nei settori, nelle aziende e nelle esperienze passate, immaginare nuove chiavi di lettura della concorrenza, dei mercati, dei modelli di business. È proprio da questi processi di ristrutturazione creativa delle modalità di creazione del valore che nascono le innovazioni in grado di rivoluzionare le regole del gioco consolidate, consentendo al first mover di acquisire vantaggi competitivi sostenibili.
 
Carlo Pelanda, MF
Il riarmo competitivo – osserva su Milano Finanza Carlo Pelanda – è evidente sia nel blocco delle autocrazie sia nell’alleanza delle democrazie, nonché in alcune nazioni di collocazione intermedia tra i due schieramenti (Sud globale) tra cui spicca una strategia autonoma di ricerca della superiorità da parte dell’India e una di potenziamento militare urgente da parte dell’Arabia Saudita. Tale situazione rimette al centro dell’analisi finanziaria italiana l’industria militare-tecnologica finora considerata un laterale, entro uno scenario globale di massimizzazione della deterrenza e ricerca conseguente della superiorità. L’America, che vinca un democratico o repubblicano nelle elezioni presidenziali e di parte del Congresso nel prossimo novembre, chiederà agli alleati europei un maggiore sforzo di spesa e impegno militari globali, non solo entro la Nato, perché il potenziale statunitense, pur di superpotenza, ha limiti nei confronti della sfida posta da Cina, Russia, Iran e Corea del Nord nonché dai loro proxy sia statuali sia non. L’America non si ritirerà dalla politica di presenza globale come alcuni analisti temono, ma dovrà privilegiare alcuni fronti come presidio diretto e massivo gestendone altri con il contributo più attivo degli alleati, fornendo loro un aiuto ombrello. La Germania ha una situazione di bilancio statale che le permette di dedicare 100 miliardi extra al riarmo. La Francia ha meno spazio fiscale, ma sta perseguendo la priorità del riarmo cercando di aumentare l’export di armamenti e tecnologie correlate. L’Italia ha un minimo spazio fiscale. Si è impegnata in modo competitivo nel progetto di caccia di sesta generazione con Regno Unito e Giappone e in quello spaziale Artemis (Nasa), ma, appunto, la capacità di bilancio statale ha dei limiti. Per superarli servirebbe all’Italia un Darpa (Defense Advanced Research Projects Agency) su modello statunitense aperto a investimenti privati su innovazioni che dal civile passino al militare e viceversa.
 
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