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I cinque indizi di una crisi epocale

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 07/02/2024

I cinque indizi di una crisi epocale I cinque indizi di una crisi epocale Sabino Cassese, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera Sabino Cassese indica i cinque «fattori latenti» di crisi, già presenti in Europa da una cinquantina di anni e in grado di portare al collasso delle democrazie. In primo luogo, scrive Cassese, le democrazie mature, quelle che hanno un secolo di vita alle spalle, sentono il peso di un nobile passato. Hanno dato ascolto a molti e contraddittori interessi collettivi, dall’occupazione allo sviluppo, all’istruzione, alla protezione sociale, alla tutela dell’ambiente e dei beni culturali, e così via. Ma quando debbono decidere e devono mettere insieme tutti questi interessi, trovano difficoltà a stabilire quale di essi debba avere la prevalenza. In secondo luogo, nelle democrazie contemporanee sono spariti quelle organismi che una volta avvicinavano i governanti ai governati, i partiti come associazioni. Le forze politiche hanno cambiato natura e sono divenute oligarchiche. Quindi, lo strumento principale della democrazia non è esso stesso democratico. Questa atomizzazione della società provoca una debilitazione dei parlamenti. Nelle democrazie mature, in terzo luogo, mancano le grandi idealità che hanno mosso il mondo per due secoli, aggregando gli elettorati. Gli stessi portatori di interessi economici e sociali non riescono ad unirsi o a trovare convergenze. Quindi, l’offerta di politica è debole e frammentata. Il quarto fattore di crisi riguarda le attitudini dei governanti, per i quali la politica non è più passione, ma mestiere. Essi cercano di andare incontro alle pulsioni popolari, invece di guidare i sentimenti dei cittadini, e restano prigionieri di tali pulsioni. Il quinto fattore sta nella sottovalutazione di quello che una volta si chiamava «l’ordine della ragione». La possibilità di agire secondo ragione richiede di attivare processi cognitivi che aumentano la capacità dell’elettorato, mantengono il suo rapporto con i rappresentanti e consentono quel progresso del governo rappresentativo che consiste nell’estrarre dalla nazione gli uomini capaci e di metterli alla sommità dell’edificio sociale.
 
Stefano Folli, la Repubblica
Su Repubblica Stefano Folli si occupa dei rapporti tra Pd e M5S e sottolinea come la segretaria dem Elly Schlein sia convinta che il problema numero uno sia l’unità a tutti i costi delle forze di sinistra contro le destre. Il che, osserva Folli, è vero in termini generali come traguardo ultimo o nell’immediato come slogan per strappare un’ovazione durante un comizio in piazza, ma lo è meno alla luce della storia recente. Un lucido intellettuale come Carlo Galli sostiene da tempo che il M5s è l’erede dell’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini. Il quale ai suoi tempi, nell’immediato Dopoguerra, si collocava semmai a destra, alla ricerca di tutti gli scontenti e di coloro che rifiutavano la nuova realtà della democrazia repubblicana. Ora Galli precisa la sua analisi e descrive il movimento ex grillino come una formazione né di destra né di sinistra. Sfortunatamente i 5S sono stati a lungo raffigurati da numerosi osservatori come un blocco che si colloca a sinistra. Magari in modo ruvido, primitivo, ma proiettato in questa area politica perché lì è spinto dal suo istinto o dalla convenienza. S’intende che non mancano gli esponenti del movimento, donne e uomini, che guardano a sinistra con convinzione. Ma al vertice del partito si segue una strada diversa: si raccoglie il consenso ovunque sia possibile fra i disillusi, gli incerti, gli impauriti dalla crisi: senza curarsi delle contraddizioni e tantomeno delle ambiguità. Comprese quelle che riguardano le alleanze internazionali dell’Italia. Il fatto che Conte, pur molto abile nel muoversi sulla scena politica, non sappia scegliere fra Trump e Biden è significativo. Ovvio che in cuor suo spera in Trump, nella speranza per ora inconfessabile di tornare ai tempi d’oro del suo primo governo, quello con Salvini. Ma il suo silenzio svela i limiti della politica estera dei 5S, ammesso che ne abbiano una. Tutto questo non ne fa un alleato per Schlein, bensì un insidioso concorrente che cerca di colpire il Pd ogni volta che ne ha l’occasione. Il che non esclude qualche faticosa alleanza locale, necessaria per non scomparire dalla geografia del potere locale.
 
Ferdinando Adornato, Il Messaggero
Sul Messaggero Ferdinando Adornato ricorda come negli ultimi quattro mesi, cioè più o meno dall’inizio dell’anno scolastico, si siano registrati in Italia già ventisette aggressioni nei confronti di presidi e insegnanti, da parte di genitori insoddisfatti del “trattamento” riservato ai loro figli. Ed è dell’altro ieri la notizia di una professoressa accoltellata da uno studente a Varese. Eppure non sembra che, finora, il discorso pubblico italiano abbia dato a questi episodi il giusto rilievo. Sono però cifre che autorizzano a ritenere di essere di fronte a una vera e propria tendenza sociale. Aiutati dalla più recente analisi sociologica, si potrebbe definire tale fenomeno come l’affermarsi di un inedito “sovranismo individuale”. In altri termini, il cittadino protagonista di tali atti ritiene libero se stesso da ogni vincolo di natura collettiva e da ogni principio di autorità sociale. Tanto da contestare in modo aperto, e finanche violento, chiunque gli si metta di traverso. Egli sente, in modo prepotente, la spinta ad agire in nome di un presunto diritto. Al contrario, non avverte minimamente il peso di un altro paradigma chiave della convivenza: quello del dovere. Eppure tutti dovremmo sapere che ogni democrazia vive e prospera solo se sa realizzare un sano equilibrio tra diritti e doveri. Il massimo esponente italiano di questa filosofia, Giuseppe Mazzini si chiedeva: “Supponiamo che i diritti di un individuo siano temporaneamente opposti a quelli di un altro, come riconciliarli se  non appellandosi a qualcosa di superiore a tutti i diritti?” Ecco, è questa la domanda-chiave che sembra scomparsa dal discorso pubblico. Sappiamo ancora cos’è quel “qualcosa”, superiore a tutti i diritti? La patria, la nazione, lo Stato, la famiglia? non lo sappiamo più. E il risultato è il progressivo venir meno di ogni “principio d’autorità”.
 
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