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Altro parere

La Ue non deve mettere il naso nel nostro piatto

Redazione InPi¨ 05/02/2024

Altro parere Altro parere Carlo Valentini, Italia Oggi
“Non è nell’interesse degli agricoltori farsi etichettare di destra o di sinistra, dovrebbero rifuggire da chi cerca di mettere il cappello sopra i trattori poiché i problemi all’origine della protesta sono reali e vanno quindi affrontati con l’apporto di tutti”. Lo scrive Carlo Valentini su Italia Oggi dove muove una critica all’Ue: “Si potrebbe partire da un precedente, quello dell’austerity. I Paesi mediterranei, in particolare Italia e Grecia, subirono severe decisioni. Se ci fossero state dimostrazioni dei cittadini come quelle di questi giorni dei contadini quei provvedimenti sarebbero stati rivisti e non si sarebbe arrivati alla contrazione di talune economie (a vantaggio di altre). È vero che c’erano regole europee da rispettare ma è altrettanto vero che l’Italia è uno dei grandi Paesi dell’Europa e senza di essa l’Ue (che fa comodo anche ai tedeschi) cesserebbe di esistere. La vicenda dell’austerity avrebbe dovuto fare comprendere a Bruxelles che non è possibile emanare direttive chiusi in una stanza senza finestre, non considerando le differenze. Invece è avvenuto così anche per la cosiddetta transizione ecologica che comprende dall’obbligo dell’auto elettrica, con la condanna del fiorente comparto italiano dell’automotive, (e ci rende in buona parte dipendenti dalla Cina) alla programmazione agricola. L’Europa – sottolinea Valentini - anziché indicare degli obiettivi da raggiungere lasciando ogni Paese libero di decidere in che modo arrivarci, emana norme rigide fino ad imporre, in agricoltura, metodi di coltura di molti prodotti, nel contempo allargando il mercato a farmer extra-Ue che non debbono sottostare a tali normative e quindi a tali costi. È giusto che il pomodoro cinese o il frumento americano, ottenuti senza dovere sottostare alle regole Ue, stiano soppiantando i prodotti europei, più costosi perché più regolamentati? Ed è giusto che i contributi europei (300 miliardi nel 2023-27) servano per ridurre, poniamo, gli allevamenti anziché essere investiti nel loro sviluppo anche tecnologico? L’Europa in crisi deve tramutare l’autoritarismo in un dirigismo composito e solidale. Poi – conclude - ogni Paese deve fare la sua parte e l’aumento del peso fiscale sugli agricoltori avvenuto in Italia è, in questo momento, assurdo”.
 
 
Marco Travaglio, Fatto Q'uotidiano
Sul Fatto Quotidiano Marco Travaglio ‘striglia’ il Pd e la sua strategia di opposizione: “Per la serie ‘I dibattiti inutili dell’opposizione che fanno perdere voti e rotolare le palle’, - scrive - le menti più illuminate della Nazione discutono se sia il caso che il Pd, fra quattro anni, si allei con Conte che rifiuta il gioco della torre Biden-Trump e per giunta ha alcune idee diverse dal Pd e, anziché tenersele, le espone impunemente a chi gliele chiede. Va detto che il dibattito ha già fatto progressi, rispetto a quando lo stesso trust di cervelli intimava al Pd di andare al voto nel 2019 dopo il Papeete per regalare i pieni poteri a Salvini; poi di abbattere il Conte-2 per eccesso di successi; poi di non allearsi con Conte, dato per morto alle elezioni del 2022, bensì con trascinatori di folle tipo Calenda, Renzi, Bonino, Di Maio e Moratti in nome di una misteriosa Agenda Draghi”. Inoltre, aggiunge Travaglio, “come potrà il Pd allearsi col M5S che la pensa diversamente su Kiev, Gaza, Ius soli, Rai, Mes, giustizia ecc.? Visto che nessuno la pone al M5S, è chiaro il retropensiero: il Pd comanda e il M5S porta i voti con le orecchie. Il guaio è che, su quelle e altre questioni, il M5S ha un’idea e il Pd ne ha sette o otto, a seconda del capocorrente interpellato. Ma le alleanze non si fanno annullando o annettendo un partito all’altro. Ora che sono all’opposizione, Pd e M5S devono distinguersi il più possibile per recuperare astenuti, non per moltiplicarli. Il Pd contesta la Meloni perché non è abbastanza allineata all’establishment italiano ed europeo. Il M5S la attacca perché si è consegnata all’establishment. E devono continuare così, come le tre destre nell’infausta èra Draghi: FI e Lega al governo, FdI all’opposizione (perlopiù finta). Perciò poi vinsero (oltreché per le divisioni avversarie) e perciò la Meloni doppiò gli alleati. L’opposizione è molto più efficace se fatta su temi e con linguaggi diversi. Sull’immigrazione, lo Ius soli (specie in un Paese di transito come l’Italia) è un assist della Schlein alla Meloni, che teme molto più Conte quando le rinfaccia di aver triplicato i migranti. La sintesi si farà alla fine, alle elezioni politiche, e si dovrà ripartire per forza dall’ottima esperienza del Conte-2. Quello che – conclude Travaglio - il nostro trust di cervelli bombardò per un anno e mezzo perché funzionava troppo bene”.
 
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