Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

La storia usata come clava

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 05/02/2024

In edicola In edicola Angelo Panebianco, Corriere della Sera
“Israele uguale nazismo? Cosa succede quando l’uso politico della storia si incontra con l’ignoranza della storia?” Domande che si pone Angelo Panebianco sul Corriere della Sera sottolineando che “l’uso politico della storia non è certo una novità. È sempre stato praticato. Si ricorre strumentalmente all’uno o all’altro esempio storico scegliendo l’interpretazione che si ritiene più conveniente al fine di dare sostegno, di fornire legittimità, alla posizione politica che si sta difendendo. Ma se la novità non sta certo nell’uso politico della storia, è nuovo il contesto in cui vi si fa ricorso. La novità consiste nel fatto che oggi una parte ampia dei ceti istruiti (o supposti tali), specie delle generazioni più giovani, è incapace di pensare la storia e, spesso e volentieri, non possiede neppure le semplici nozioni storiche che un tempo fornivano le scuole superiori. È un fenomeno che gli storici di professione da tempo stigmatizzano. Viviamo in società immerse in un eterno presente. Il processo – ricorda l’editorialista - è cominciato nell’era televisiva. La Rete ha esasperato la tendenza. Le ricerche condotte dagli specialisti della comunicazione danno al riguardo indicazioni chiare: una grande quantità di persone che vive immersa nel presente ha perduto la capacità di capire che il presente è influenzato dal passato. A qualcuno è stato detto che un tempo (il quando, nonché il contesto, ovviamente, sono irrilevanti) è esistita una cosa denominata nazismo e di cui null’altro importa sapere se non che si trattava del male assoluto. Inoltre, quel qualcuno ha sviluppato nel tempo un odio viscerale nei confronti di Israele, Stato percepito come più potente dei suoi vicini e colpevole di essere appoggiato dall’Occidente. L’accostamento diventa automatico: Israele uguale nazismo. Non c’è alcun bisogno di sapere qualcosa né della storia del nazismo né di quella di Israele per stabilire l’associazione. E poiché ignoranza della storia significa anche ignoranza di cosa sia e di quanto abbia storicamente pesato l’antisemitismo, non sorprende che una quantità così elevata di studenti universitari, da Harvard alle università europee, non abbia problemi a fare un simile accostamento. Come sempre in questi casi – conclude - hanno un ruolo sia i cattivi maestri che i processi imitativi”.
 
Stefano Folli, la Repubblica
Stefano Folli su Repubblica commenta la situazione nel Mar Rosso con la missione europea a guida italiana: “È evidente – scrive l’editorialista - che gli yemeniti considerano l’Italia l’anello debole della catena politico-militare e sono rimasti sorpresi nell’apprendere che proprio alle nostre forze armate è stato assegnato il comando tattico della squadra navale europea. Ecco allora il tentativo di creare una frattura nella coesione occidentale facendo leva sul paese che si ritiene, a torto, il meno avvezzo ad assumersi una responsabilità di comando in uno scenario in cui il rischio di qualche scontro a fuoco è abbastanza alto. Per quanto azzardato, tuttavia lo scopo degli attacchi verbali all’Italia è lampante: sollecitare il nervosismo dell’opinione pubblica, creare instabilità, determinare presto o tardi uno scollamento dell’alleanza. La stagione è propizia. Le ipotesi di un disimpegno dell’America dagli impegni Nato in caso di vittoria di Trump, è tutt’altro che remota. E – sottolinea Folli - un’Europa chiamata ad affrontare i temi, quasi sempre rinviati, relativi alla sua sicurezza militare si troverebbe ad agire su due fronti: sul continente, almeno fin quando sarà definita una tregua in Ucraina, e appunto nell’area del Medio Oriente, dove le incertezze sono oggi persino maggiori. Come la Russia di Putin negli ultimi due anni si è sforzata, sia pure senza gran successo, di attivare i suoi amici nell’Europa occidentale, in particolare italiani, allo scopo d’incrinare la linea dell’Unione, così l’Iran prova a manovrare gli Houti, suoi satelliti. È ovvio che le intimidazioni saranno respinte. Prima o poi, tuttavia, andrà verificato in Parlamento il grado di adesione a queste scelte non ordinarie di politica estera e militare. Esistono, e non da oggi, delle sacche di ambiguità sia destra sia a sinistra; delle riserve non sempre esplicite, ma che potrebbero diventarlo se la crisi internazionale dovesse peggiorare. Prima di tutto, il rischio di una posizione italiana che trasmetta all’estero un’idea di scarsa compattezza politica mentre nostri militari sono impegnati sul campo. È vero – conclude - che è già successo in passato, ma nei momenti cruciali il Paese aveva saputo unirsi almeno in una certa misura”.
 
Chiara Saraceno, La Stampa
“Non è vero che nel passaggio dal Reddito di cittadinanza all’Assegno di inclusione le famiglie con minorenni, persone con una grave disabilità o anziani ultra-sessantenni godono delle stesse condizioni di accesso e per importi simili che avevano con il Reddito di cittadinanza”. Lo scrive Chiara Saraceno sulla Stampa a proposito della nuova norma voluta dal governo: “Al contrario – evidenzia l’editorialista - le modifiche introdotte con l’ADI per identificare i componenti della famiglia che ‘contano’, e quanto ‘contano’, al fine di valutarne le risorse economiche, con un incastro perverso tra esclusioni e coefficienti, penalizzano fortemente molte di queste famiglie e persone, nonostante i proclami sulla protezione dei fragili. Tre sono le modifiche importanti in questo senso. Una riguarda l’esclusione di tutti i componenti adulti che non soffrano di una disabilità grave, non siano ultrasessantenni o non abbiano responsabilità di cura verso un bambino sotto i tre anni, nell’attribuzione dei coefficienti necessari per valutare se il reddito disponibile sia sotto, e di quanto, alla soglia fino alla quale si ha diritto al sostegno, benché questi contino invece per l’ISEE e di fatto gravino sul bilancio famigliare. È stato anche drasticamente ridotto – sottolinea Saraceno - il coefficiente attribuito ai minorenni (non disabili), già svantaggioso nel RdC ed ora diventato davvero minimo: 0, 15, che si abbassa ulteriormente a 0, 10 dal terzo figlio in su, con buona pace del sostegno alla natalità. Un’altra modifica importante, passata un po’sottotraccia, riguarda un ritorno al passato. Dal 1 gennaio tutti i maggiorenni non conviventi con i genitori, non coniugati e senza figli, se privi di un reddito proprio sono considerati a carico dei genitori, quindi parte del nucleo famigliare di questi ai fini del calcolo dell’ISEE e di tutti gli altri requisiti. Difficile non pensare che queste norme siano state introdotte per risparmiare un po’, riducendo ulteriormente la platea dei beneficiari dell’ADI, già drasticamente ’dimagrita’ dall’impostazione fortemente categoriale. I minorenni privati di sostegno e le loro famiglia, insieme alle persone con disabilità che aspirano all’autonomia pratica e a non dipendere dai genitori – conclude - sono i danni collaterali più inaccettabili di una battaglia contro i poveri più che contro la povertà”.
Altre sull'argomento
Quanto ôvaleö un palestinese
Quanto ôvaleö un palestinese
Proposto lo scambio di ciascuno dei 136 ostaggi detenuti a Gaza per ...
Domande scomode su Israele
Domande scomode su Israele
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Il rompicapo di Gaza
Il rompicapo di Gaza
L'obbiettivo di annientare Hamas provoca inevitabilmente massacri di civili
Altro parere
Altro parere
Se in tribunale si utilizza l'intelligenza artificiale
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.