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Burocrazia e fedeltà

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 17/01/2024

In edicola In edicola Sabino Cassese, Corriere della Sera
“Al giro di boa dell’anno di vita, il governo ha riordinato più di metà dell’esecutivo”. Lo scrive Sabino Cassese sul Corriere della Sera sottolineando che “tutto questo rimaneggiamento della dirigenza, fatto con gli strumenti sbagliati, offre il fianco a molte critiche. Primo: potendo le forze politiche cambiare a discrezione, al mutamento dei governi, il personale di vertice (gabinetti divenuti ormai molto pletorici e tutti i dirigenti superiori), se si allungano le mani anche sui livelli dirigenziali inferiori, si finisce per precarizzare/fidelizzare/ politicizzare tutta la fascia alta della burocrazia, con la conseguenza di aumentare i costi e di violare il principio di imparzialità che dovrebbe reggere il pubblico impiego, secondo la Costituzione, contro l’interesse non solo della collettività, ma anche degli stessi uomini di governo, spinti a scegliere persone fedeli piuttosto che persone capaci. Secondo: questa moltiplicazione di decadenze – osserva l’editorialista - finisce per confermare una opinione diffusa per la quale i dirigenti dovrebbero godere della fiducia dei membri del corpo politico, mentre è interesse di tutti, oltre che obbligo costituzionale, che chi amministra dia garanzie di terzietà. Terzo: la decadenza automatica dei dirigenti da riorganizzazione, quindi per cause diverse dalle vicende del rapporto di lavoro, è stata dichiarata illegittima costituzionalmente già nel 2017 e nel 2019 perché viola l’articolo 97 della Costituzione e il buon andamento dell’amministrazione. Quarto: chi governa deve trovare una propria misura nell’affrontare le tradizioni amministrative e le persone e competenze che affollano le strutture dello Stato, deve guidarle rispettandone le prerogative. Infine, il pubblico impiego è ora stretto tra le aggressioni sindacali e l’invadenza della politica. Preso in questa tenaglia, riuscirà a salvarsi? Potremo poi noi lamentarci della inefficienza burocratica, se non si rispetta il criterio del merito nella gestione pubblica? C’è un’ultima considerazione da svolgere, che riguarda la disattenzione generale dell’opposizione per questo tipo di problemi. L’opposizione – conclude - il cui compito sarebbe di tallonare il governo — forse perché essa stessa, quando era al governo, si era lamentata dei mandarini che «remano contro» ed aveva abusato dell’amministrazione—, sembra ora andare a caccia di farfalle”.
 
Stefano Folli, la Repubblica
Stefano Folli su Repubblica parla del peso del fattore Trump su Europa e Italia: “L’ipotesi di un ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca è ancora lontana – scrive - ma meno di una settimana fa, dopo le primarie in Iowa stravinte dall’ex presidente. Ne deriva che in prospettiva europea il problema si pone e in Italia riguarda sia la maggioranza di governo sia l’opposizione. Rispetto a due anni fa la situazione geopolitica si è molto complicata, caricandosi di contraddizioni. In tutto questo si colloca l’ipotesi Trump. Se si deve dar credito ai suoi programmi, a novembre potrebbe essere eletto un presidente che detesta l’Europa e in particolare proprio la Germania; che ostenta l’amicizia con Putin e in generale interpreta un sentimento isolazionista (e protezionista) come non si vedeva da tempo. Un’America che si dichiara pronta a espellere i migranti e considera il muro al confine Sud non tanto un modo per proteggersi dai messicani, quanto una barriera contro il resto del mondo. Come è ovvio – osserva Folli - nulla vieta di immaginare e sperare che un Trump al secondo mandato si dimostri diverso dai suoi proclami e offra qualche sorpresa positiva. Ma siamo nel campo delle supposizioni. Al momento Trump è sinonimo di ribaltamento dell’approccio euro-atlantico, spina dorsale del governo di destra-centro nella versione Meloni. In teoria dobbiamo aspettarci una ripresa della linea filo-russa oggi silente nella maggioranza, vedi la Lega. Del resto, anche nell’opposizione riprenderanno fiato i fautori di un’Europa più distante dall’America. Non solo sull’Ucraina. È un paradosso, ma una parte del centrosinistra, ossia i 5S, può trovarsi in sintonia con Trump sulla guerra in Ucraina. E su questo mettere in difficoltà il Pd. Lo stesso può accadere a destra. La premier ha costruito un rapporto con la Casa Bianca e con l’establishment atlantico in funzione anti-Putin. Ora i trumpiani incoraggeranno l’estrema destra nei vari Paesi europei, formazioni a vario titolo simpatizzanti con il Cremlino. Per Giorgia Meloni non sarà semplice restare fedele alla linea atlantica, essere amica del nuovo potere americano e al tempo stesso tenere a bada le suggestioni destrorse. La cautela rispetto al Mar Rosso – conclude Folli - si spiega anche con gli sviluppi geopolitici e la difficoltà delle scelte”.
 
Natahalie Tocci, La Stampa
“Nella guerra allargata in Medio Oriente, i Paesi occidentali rivolgono lo sguardo al Mar Rosso alla luce degli attacchi sempre più frequenti dei miliziani Houthi, sostenuti dall’Iran, alle ormai poche navi mercantili che transitano per lo Stretto di Bab al-Mandeb verso il Golfo di Aden”. Lo scrive Nathalie Tocci sulla Stampa sottolineando che “il rischio che le reazioni occidentali che puntano alla de-escalation regionale, la accelerino invece ulteriormente. Iniziamo dal perché gli attacchi degli Houthi costituiscono un fattore critico che merita risposta. Il primo motivo è ovvio: attraverso lo Stretto transitava circa il 12% del commercio globale, percentuale che raddoppia per il commercio dell’Unione europea. Il secondo motivo riguarda l’Iran. È chiaro che, tra i diversi ‘proxy’ che sostiene, l’Iran ha puntato sugli Houthi per agitare le acque regionali e far sentire la risposta militare di quel che Teheran definisce ‘l’asse della resistenza’ in sostegno dei palestinesi – e soprattutto di Hamas – a Gaza. I danni causati dagli Houthi e la loro strumentalizzazione da parte dell’Iran sono, tuttavia, certamente ottimi motivi per non starsene con le mani in mano. In Europa – osserva l’editorialista - si discute sul possibile dispiegamento di una nuova operazione navale, con almeno tre fregate nel Mar Rosso, nel Golfo di Aden e possibilmente arrivando fino al Golfo Persico. Le operazioni in corso e quelle in discussione rischiano di esacerbare una guerra costantemente sull’orlo di una escalation regionale. Gli Houthi non verranno fermati dai bombardamenti americani e britannici. Il problema non finisce qui. Le azioni che stanno mettendo in campo Usa e Europa non solo rischiano di essere inefficaci, ma pure di accelerare l’escalation in corso. Da un lato innescherebbero (e hanno già innescato) un botta e risposta che potrebbe scappare di mano in qualunque momento. Dall’altro, verrebbero percepite come operazioni a sostegno di Israele rafforzando il paradigma che tanto l’Iran, quanto la Russia e la Cina, promuovono, di un Occidente (Israele incluso) contro il resto del mondo. C’è – conclude Tocci - un solo modo di fermare, o perlomeno di diminuire significativamente e delegittimare, gli attacchi degli Houthi e dei loro sostenitori iraniani. Ed è quello di sostenere un cessate il fuoco a Gaza”.
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