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Un patto per l'Unione

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 05/12/2023

Un patto per l'Unione Un patto per l'Unione Federico Fubini, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera Federico Fubini parla del negoziato sulle regole europee di bilancio che “sembra entrato in un indecifrabile labirinto”. “Il contesto dovrebbe consigliare ai governi europei di chiudere in fretta e ragionevolmente la partita del nuovo patto di Stabilità. L’ultimo dei lussi che l’area euro può permettersi è continuare a dilaniarsi sulle regole del condominio mentre il mondo è in tempesta”. Secondo Fubini il problema principale è l’atteggiamento della Germania. “Tra la strada di regole di bilancio più adeguate a un’epoca di forti spese per la difesa, per l’ambiente, per la tecnologia, e quella di ricostruire un modello di probità nella finanza pubblica, il cancelliere Scholz ha deciso di non scegliere, per non destabilizzare la sua già fragile coalizione con i Verdi e i Liberaldemocratici. Lindner, ministro delle Finanze e leader del Libdem, ha imboccato invece la via della rigidità: il suo partito rischia di uscire dal parlamento alle prossime elezioni e ha bisogno di recuperare il voto dei tedeschi più conservatori. Sul Patto di stabilità Lindner sta alzando il prezzo ogni settimana di più. Ormai le nuove regole europee rischiano di diventare un’architettura scalena: alla base c’è un disegno razionale proposto dalla Commissione per una seria e fluida programmazione dell’economia nel medio periodo; su di essa si aggiunge ora una sovrastruttura che mira a regolare i dettagli minuti del comportamento dei singoli governi, in modo da legar loro le mani ad ogni passaggio. Questa sovrastruttura è frutto della sfiducia di pochi governi soprattutto verso l’Italia. Per questo continuare a rilanciare miti sovranisti contro l’Ue, come sta facendo Salvini, non può che complicare una partita già difficile. Nel sentire il vicepremier leghista, altri governi saranno tentati di stringere ancora di più le viti sull’Italia”.
 
Daniela Minerva, Repubblica
Su Repubblica Daniela Minerva commenta lo sciopero di oggi nel Sistema sanitario nazionale. “Quando con sguardo accigliato la premier Meloni commentò il palese taglio ai fondi destinati alla sanità per il 2024 dicendo che «non basta spendere di più se poi quelle risorse vengono utilizzate in modo inefficiente», molti hanno sentito un brivido lungo la schiena. Di certo lo hanno sentito i dimenticati ‘eroi’ del Covid che tengono in piedi il Ssn con retribuzioni di parecchio inferiori a quelle europee, con carichi di lavoro estenuanti dovuti alla carenza di personale documentata più volte da sindacati e associazioni di categoria; che peraltro tutti noi vediamo dal vivo ogni volta che abbiamo bisogno di assistenza. Con la manovra e con quelle parole, Meloni non solo derubricava a «miope» la richiesta di finanziamenti adeguati, ma lanciava una fumosa quanto urticante accusa di «inefficienza». E poi, col passare delle settimane, la palude: Ssn senza soldi, rinnovo dei contratti in stallo, lo schiaffo del taglio delle pensioni. Ciò che accadrà oggi nei luoghi della sanità pubblica, dove medici e infermieri incrociano le braccia, non solo era inevitabile, è di più: perché oggi si sciopera per salvare il Ssn. Una protesta che dovrebbe riguardare tutti. E invece, di fronte a un servizio pubblico man mano sempre più impoverito, che obbliga gli italiani a pagare prestazioni a cui avrebbero diritto, di fronte alla privatizzazione di un settore che la Costituzione vuole al servizio dei cittadini, di fronte a professionisti, i nostri medici e i nostri infermieri, pagati male e spremuti come limoni, l’opinione pubblica non reagisce. Corre dietro alle distrazioni su cui questo governo è maestro”. E che ha costruito “giorno dopo giorno l’idea che il Ssn sia un carrozzone che debba essere sostituito da qualcosa di più «efficiente»”.
 
Ferdinando Adornato, Il Messaggero
"E’ possibile voltare pagina e non dover più assistere alle solite, incancrenite baruffe tra magistratura e politica? Certo, ma a una condizione: che destra e sinistra compiano una sorta di rivoluzione copernicana". Lo scrive sul Messaggero Ferdinando Adornato, secondo il quale “in primo luogo bisognerebbe evitare di recitare il ruolo di Alice nel Paese delle meraviglie. Se un ministro parla di una possibile ‘opposizione giudiziaria’ può aver ragione o torto ma certo non dice una cosa fuori dal mondo. Vogliamo dimenticare la storia degli ultimi trent’anni? Da allora contaminazioni tra magistratura e politica ce ne sono state in abbondanza, favorite prima dalla crisi della Prima Repubblica e poi dalla particolare personalità di Berlusconi. Ma oggi che quel tempo è passato, e che governa una figura assai diversa dal Cavaliere, e per di più chiaramente sensibile al dovere della legalità come Giorgia Meloni, ha senso continuare a convivere con gli ammuffiti vecchi fantasmi? In secondo luogo, e di conseguenza, la politica dovrebbe trovare un’intesa intorno al tema del diritto di opinione dei magistrati. E’ lecito che essi intervengano con interviste e articoli sulla vita pubblica del Paese? E ancor di più: non è grave che correnti della magistratura arrivino a contestare ufficialmente una riforma costituzionale proposta dal governo? In sostanza: i diritti di opinione di un servitore dello Stato (sia esso magistrato o ufficiale dell’Esercito) possono essere gli stessi di un normale cittadino o devono piuttosto osservare una deontologia di riservatezza e di prudenza? In definitiva: destra e sinistra possono e devono dividersi sui contenuti della riforma della giustizia e sul merito di provvedimenti sistemici, ma non possono più assolutamente dividersi sulla separazione dei poteri tra magistratura e politica, proibendo ogni invasione di campo”.
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