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Torniamo a parlare di crescita

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 15/11/2023

In edicola In edicola Daniele Manca, Corriere della Sera
“La preoccupazione l’ha esplicitata il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Potremmo crescere ancora meno del previsto nei prossimi anni”. Così Daniele Manca sul Corriere della Sera invitando a puntare sulla crescita: “È una conseguenza scontata in un mondo così turbolento, attraversato da crisi geopolitiche che almeno al momento non sembrano poter essere efficacemente governate. Le economie più solide sono quelle che riescono a reagire anche in situazioni di questo genere. L’Italia è tra queste? Solo in parte. Una legge di Bilancio prudente come quella appena varata dal governo può rassicurare, sebbene vada ricordato che è una manovra fatta in deficit. E cioè sapendo che porterà a maggiori spese che andranno finanziate con risorse che al momento lo Stato non ha. Il vero punto di forza del nostro Paese è rappresentato da quei motori della crescita che sono le imprese e dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, il Pnrr che l’Europa, mai dimenticarlo, ci ha finanziato. Entrambi hanno una caratteristica in comune: gli investimenti. È quella spesa virtuosa che permette di strutturare una crescita sostenibile negli anni. Sul Pnrr – sottolinea Manca - oscilliamo tra una Corte dei conti che la scorsa settimana aveva lanciato l’allarme su scarsa trasparenza e ritardi; e un’Europa che vede l’Italia in prima fila nell’attuazione. Comunque sia, gli investimenti pubblici non bastano. Servono anche quelli privati. Lo spazio c’è, stando a quei quasi 2mila miliardi di liquidità depositati da famiglie e imprese sui conti correnti bancari. La scarsità di risorse è la variabile indipendente di questa Manovra. Ma questo non escludeva che qualche intervento in direzione della crescita andasse dato. Tanto più che la consapevolezza di dover attirare investimenti nella maggioranza c’è. L’Italia si sta apprestando al varo della Global minimum tax. Vale a dire quelle tasse agevolate per le aziende e i gruppi esteri residenti fuori dagli spazi comuni europei e dal mercato unico (come anche Svizzera e Norvegia) che decidono di stabilirsi in Italia. Un forte segnale. Ma che questa Manovra non invia al sistema economico italiano. E come – conclude - si sa l’economia vive di fiducia e aspettative”.
 
Francesco Bei, la Repubblica
Francesco Bei su Repubblica “parla di argine civile delle piazze” e sottolinea che “c’è un filo che tiene legati insieme il progetto di riforma costituzionale, le sparate del governo contro il diritto di sciopero e l’ipotesi di una legge elettorale con liste bloccate e un premio di maggioranza mostruoso. È l’idea di democrazia come delega totale al potere dove il prescelto dal popolo siede per (almeno) cinque anni a palazzo Chigi e da lì decide per tutti. Senza mediazioni, senza vincoli, senza l’impiccio di un Parlamento già oggi svuotato di ogni funzione, con una magistratura intimidita e, soprattutto, con un sindacato a cui sono state spuntate le unghie. Un sindacato costretto sulla difensiva, a cui viene di fatto sottratto l’ultimo strumento di pressione legale e costituzionalmente protetto: il diritto di sciopero. È precisamente questa – scrive Bei - la posta in gioco oggi nel braccio di ferro tra il governo e Cgil-Uil. Non la manovra o la singola riforma. Ma la qualità stessa della democrazia e l’agibilità di una forza di opposizione, che sia sociale o politica.  È quello di una democrazia semplificata al punto da sognare una completa desertificazione dei corpi intermedi, in cui il premier eletto possa stabilire una connessione diretta e, appunto, ‘disintermediata’ con il popolo, sogno di ogni populista a qualsiasi latitudine e in qualsiasi tempo. In questo le tre destre non si differenziano. Il sindacato, colpevolizzato e isolato, è quasi sovrastato da questa macchina bellica, da una politica insofferente a ogni mediazione. Non è più soltanto il fastidio per la vecchia concertazione dei governi di centrosinistra, che nel dialogo con le forze sociali facevano avanzare le riforme. Ormai l’attacco è diretto all’intelaiatura portante della Costituzione materiale, in attesa di smantellare i presidi di garanzia della Costituzione formale, in primis i poteri del Presidente della Repubblica. È un progetto univoco, che procede per tappe. La differenza è che Salvini si fa strada a strappi e spallate, ha bisogno di visibilità dovendo sopravvivere nella competizione mortale con Fratelli d’Italia. Chi andrà in piazza del Popolo a Roma non dovrà solo difendere il proprio diritto a non essere d’accordo con la manovra. Ma in quella piazza – conclude - scaverà un argine a difesa delle libertà di tutti. Prima che ci resti solo il diritto di applaudire”.
 
Serena Sileoni, La Stampa
“Ci sono tre elementi che legano la decennale questione del rinnovo delle concessioni balneari e la ratifica delle modifiche al MES, sulle quali si sono svolte ieri due separate riunioni a Palazzo Chigi”. Lo scrive Serena Sileoni sulla Stampa parlando di “bandiere sovraniste su Mes e spiagge libere”: “Il primo elemento è identitario. Il secondo è l'Europa. Il terzo è il tempo. La contrarietà sia alle modifiche del MES che alla messa a gara delle concessioni balneari è stata importante nella definizione dell'agenda dei partiti dell'attuale maggioranza, con sfumature e distinzioni interne che non cambiano, tuttavia, il peso politico di una ostilità da anni vantata sia verso il MES che verso la direttiva Bolkestein. Entrambe le questioni – sottolinea l’editorialista - sono state, da un punto di vista politico-elettorale, una battaglia di bandiera anche molto al di là degli effetti reali che può avere la loro riforma. Nel caso di quella del MES, aderirvi non vuol dire richiedere per forza l'attivazione del meccanismo. Nel caso dei balneari, aprire le concessioni al meccanismo delle gare non vuol dire per forza che gli attuali concessionari si trovino senza i loro stabilimenti. Peraltro, la forza negoziale dei balneari appare senz'altro superiore al loro peso nell'economia. Anzi, una corretta lettura della realtà dovrebbe far propendere lo Stato a mettere mano alla riforma delle concessioni, visto che essa implicherebbe anche un aggiornamento dei canoni, al momento sproporzionati al ribasso, perché non aggiornati rispetto al valore delle stesse. Le tesi di partenza, dunque, non portano alle conclusioni che si paventano. Ciò potrebbe forse delineare una specie di tic delle istanze politiche nell'attuale destra, le quali trattano i rischi, o presunti tali, come certezze, dimostrando una avversione agli stessi che potrebbe essere interpretata come una forma atipica del conservatorismo. Dall'elemento identitario discendono anche gli altri due elementi in comune. Quanto all'Europa, in entrambi casi le decisioni del governo si inseriscono inevitabilmente in un contesto di condivisione con l'Unione europea che l'attuale maggioranza, all'epoca così severa nei confronti dell'UE, sembra non mettere più in discussione. Per i balneari, il governo continuerebbe a mettere al riparo dalla concorrenza le concessioni in essere, nonostante le sentenze nel frattempo intervenute. Per il MES – conclude - arriverebbe alla scadenza dei termini opponendosi alla ratifica”.
 
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