Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Quando l'odio Ŕ un gesto

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 12/11/2023

In edicola In edicola Sofia Ventura, la Repubblica
“Dal 7 ottobre, giorno dello spaventoso massacro di massa perpetrato in territorio israeliano da Hamas, a margine degli eventi che sono seguiti in Medio Oriente, ma all’interno di una reazione globale e collettiva contro la risposta di Israele (non certo contro il massacro), una cupa ‘moda’, che rimbalza tra la Rete e le strade delle città europee e americane, è andata diffondendosi”. Così Sofia Ventura su Repubblica a proposito del “vezzo di strappare i volantini, creati da un artista e da chiunque riproducibili, che riportano la foto e le informazioni degli ostaggi. I volantini possono essere attaccati in bacheca, su pali e muri, e da lì ora è in voga strapparli, soprattutto da parte di ragazze e ragazzi, molto giovani. Domina il vuoto di conoscenza e di consapevolezza – scrive l’editorialista - di ciò che significa conoscere, che viene riempito dalla sostanza della partecipazione a un rito collettivo che fa sentire giusti. Un gruppo di buoni (i palestinesi) che combatte il male (Israele). Ma l’ignoranza e il noto meccanismo dell’identificazione per ottenere in cambio pezzi di identità non ci dicono tutto. Perché questi riti primitivi sembrano in realtà sfiorare un vero e proprio collasso etico. Strappare quei volantini esprime simbolicamente il desiderio di infierire sulla vittima, una vittima senza colpa, a meno che non si consideri colpa la sua appartenenza a una comunità. O forse la presenza di quella vittima crea un cortocircuito di senso inaccettabile: se i buoni stanno da una parte, non possono esistere vittime dei “buoni”. Quelle “vittime” devono essere, dunque, “strappate”, perché sono impostori, o forse non esistono, perché non possono esistere, non come vittime. È così che funziona l’ideologia: forza la realtà per renderla coerente con l’idea e cancella tutto ciò che rischia di contraddire quest’ultima. Che questi ragazzi possano sprofondare in un tale vuoto etico e morale, ancor prima che di conoscenza, deve preoccupare. Per il male che può nascere in loro e venir fatto ad altri. Ma, proprio perché vediamo quanto il loro vuoto poggi su un pieno ideologico che ha posto le premesse di certi loro meccanismi, nemmeno si può evitare di porsi domande sulla natura di quell’informe e sub-culturale blob ideologico che – conclude - fondendo terzomondismo, antisemitismo, anti-capitalismo, pensiero post-coloniale ha prodotto nemici assoluti”.
 
Francesca Schianchi, La Stampa
Francesca Schianchi sulla Stampa si sofferma sulla “strada in salita per il campo largo”: “ll giorno dopo la manifestazione di piazza del Popolo – scrive l’editorialista - la segretaria del Pd può tirare un sospiro di sollievo. E’ andata bene, la piazza era piena, nessun incidente polemico a macchiare l’iniziativa. Persino oltre le previsioni, perché quel «cara Elly» di Giorgia Meloni, quell’inattesa risposta a stretto giro via social, come di chi fosse davanti alla tv a tenere d’occhio l’avversaria, assomiglia ancora una volta a una legittimazione, al riconoscimento che la partita vera è tra loro due. Serviva al Pd mandare un segnale, far sentire che esiste con il suo popolo, e soprattutto che ha la forza di essere il catalizzatore di una futura alternativa. Il punto, ora, è come far sì che il famoso «campo largo», o «campo giusto» nell’interpretazione di Giuseppe Conte, si trasformi da chimera inafferrabile a reale alternativa alla destra. «Dovremo continuare a lavorare insieme, giorno per giorno, e non lo facciamo da soli», promette Elly Schlein. Ma la strada che ha di fronte – sottolinea Schianchi - è ancora in salita. Non solo perché i protagonisti del fu Terzo Polo si mettono da soli lontano da quel percorso ma perché anche lo stesso leader Cinque stelle, pur ospite gradito sabato in piazza, mantiene una certa dose di cautela: il dialogo col Pd è in corso, certo, ha chiarito ieri, ma nessuno osi pensare che il M5S è «una stampella» dei dem. Sui primi passi che li aspettano, basta indagare nei due partiti per capire che l’obiettivo non è lo stesso All’orizzonte c’è il voto delle Europee di giugno, con il sistema proporzionale, una sorta di forza centrifuga che spingerà tutti ad accentuare le differenze per caratterizzarsi. Certo, come si riprometteva sabato la leader dem, occorre tentare di coinvolgere il primo partito d’Italia, quello degli astensionisti. Serve rivolgersi al mondo civico, all’associazionismo, al terzo settore: e non è stata casuale la sfilata di interventi dal palco. Ma trovare una convergenza stabile tra i due principali partiti d’opposizione – conclude - per quanto impervia, è una strada difficilmente aggirabile”.
 
Mario Sechi, Libero
Mario Sechi su Libero analizza quello che definisce “l’assedio al governo dei poteri deboli”: “L’opposizione al governo – scrive il direttore - non è in Parlamento. Schlein e Conte non sono in grado di giocare questa partita da soli, Elly e Giuseppe sono soltanto le pedine di altri soggetti che muovono i pezzi sulla scacchiera, preparano lo schema e suggeriscono le mosse. Non c’è niente di invisibile, è tutto esposto: l’élite è antimeloniana, detesta le forze popolari; la finanza è senza patria al punto che le banche nell’anno degliutili record (43 miliardi) quando si è trattato di dare un contributo straordinario al paese hanno fatto le barricate (con la sola eccezione di Intesa); i mandarinati della magistratura e dell’alta amministrazione sono irresponsabili, autoreferenziali, monolitici, ostili a Palazzo Chigi; l’università non è riformabile con un colpo di bacchetta, è una questione di apertura dei cervelli, ci vogliono trent’anni e un ricambio culturale che non c’è. Che resta? La Chiesa, certo, ma alla Cei – sottolinea Sechi - è arrivato Matteo Zuppi e la linea ‘zuppista’ dei vescovi si preoccupa più dell’otto per mille che della comunità dei cattolici presa d’assalto dalla religione woke. C’è altro? Il quarto e il quinto potere, la stampa, la televisione, il variopinto mondo dell’entertainment. Elly ha mille tribune a disposizione (e il centrodestra in Rai non ha un solo programma di approfondimento di cultura giornalistica conservatrice), ma non sa come usarle e al limite si fa usare (in)consapevolmente. Con questo arsenale, non c’è nemmeno bisogno di citare il Pd, l’importante è demolire chi guida Palazzo Chigi e l’intendenza seguirà. È un gioco raffinato che fa sponda con le ramificazioni internazionali del club: i giornali progressisti all’estero scrivono contro Meloni (elenco lungo, ne cito solo quattro: Le Monde, Guardian, Economist, New York Times), le agenzie di stampa riprendono la ‘notizia’ che poi compare sui monitor di giornali, radio e televisioni e… oplà, il gioco è fatto. A questi giganti dell’informazione bisogna aggiungere i grandi magazzini delle notizie finanziarie, il gruppo Financial Times, Bloomberg e Reuters che leggono, frequentano e ascoltano fonti che fanno parte sempre dello stesso circo che – conclude - la vittoria di Meloni ha preso in contropiede”.
Altre sull'argomento
Se Israele punta a espellere i palestinesi
Se Israele punta a espellere i palestinesi
Procede l'occupazione di Gaza e aumentano gli insediamenti in Cisgiordania
Giorgetti dica che cosa intende privatizzare
Giorgetti dica che cosa intende privatizzare
Necessario un Piano di cessioni per rassicurare la Ue e i mercati
Altro parere
Altro parere
Stop alla via della seta, prima gli interessi Usa
L'altra trincea
L'altra trincea
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.