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Altro parere

Chi lavora contro l'Italia

Redazione InPi¨ 20/09/2023

Altro parere Altro parere Alessandro Sallusti, Il Giornale
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti – scrive sul Giornale Alessandro Sallusti – ha lanciato ieri l’allarme sul buco da 15 miliardi che l’innalzamento dei tassi deciso dalla Banca centrale europea ha creato nei conti dell’Italia. Va da sé che non è una bella notizia. È evidente che la politica monetaria europea viaggia su rotte diverse, quasi opposte, a quelle dell’economia reale dei Paesi membri e non si capisce bene per mano di chi e a pro di chi. Tra guerra in Ucraina, bomba immigrati e costo del denaro, ci sono tutte le condizioni perché si abbatta la «tempesta perfetta». In natura l’uomo non ha alcun potere di generarla, non altrettanto si può dire in politica, mondo nel quale lo zampino dell’uomo è in grado di agevolare, ritardare o contrastare gli eventi. È presto per dirlo, ma siamo sicuri che non ci sia alcuna regia dietro coincidenze tanto rischiose per chi in questo momento sta governando il Paese? Pongo questa domanda perché l’ultimo governo di centrodestra che abbiamo avuto, quello Berlusconi 2008-2011, cadde proprio per una «tempesta perfetta» che, ormai è accertato, fu organizzata a tavolino con una manovra a tenaglia tra poteri politici e finanziari nazionali ed esteri che portò all’innalzamento dello spread a livelli non più sostenibili. E allora mi viene in mente una frase che Giorgia Meloni mi ha detto durante gli incontri per scrivere il libro La versione di Giorgia, che riassumo così: «Se riesco ad arrivare viva alle elezioni europee, poi è fatta». Già, ma chi, come e perché dovrebbe fermarla prima? Sul «chi» le impronte sono ovvie: la sinistra. Sul «come», non avendo lei scheletri negli armadi, l’arma dello spread è certamente la più efficace perché fa saltare i conti pubblici. Sul «perché» la risposta è ovvia: se si dimostrasse che può esistere nel cuore dell’Europa un governo di destra affidabile, europeista e atlantista, beh, le prossime elezioni europee potrebbero riservare sorprese sgradite alla sinistra non solo italiana. Fantasie? Può essere, ma come nel 2011, la prima mossa l’altro giorno l’ha fatta il Financial Times con l’articolo, ispirato da economisti di sinistra, «Fine della luna di miele tra gli italiani e il governo». E lo spread è salito. Coincidenze, ma forse anche no.
 
Paolo Pombeni, Il Messaggero
La crisi dei migranti – commenta sul Messaggero Paolo Pombeni – sta mostrando che le dinamiche nei Paesi della Ue sono assai simili: tutti i partiti guardano alle elezioni europee e fanno i conti con opinioni pubbliche in cui la quota di oppositori e spaventati dall’incremento degli sbarchi in Italia è senz’altro cospicua. Così puntare a governare efficacemente un’emergenza riconosciuta da tutti diventa un’impresa più che difficile. Emblematica la posizione del ministro dell’interno francese Darmanin: un giovane leone delle nuove generazioni politiche accreditato di lavorare per una possibile candidatura presidenziale quando scadrà il mandato di Macron (nel 2027). Mostrarsi risoluto nel rifiutare di concorrere ad assorbire i nuovi flussi che approdano sulle nostre coste è diventato per lui una specie di bandiera identitaria. Se dicessimo che è una versione di leghista di Pontida alla francese, non saremmo poi così fuori strada, mutando naturalmente quei particolari di schieramento che vanno cambiati. Del resto è più o meno la posizione di tutti i 27 governi, perché non ne abbiamo visto ancora uno disposto a rivedere a fondo quell’accordo di Dublino che è all’origine di tutti i contenziosi. Un accordo che impedisce serie ed efficaci politiche redistributive: registrazione degli sbarcati nel paese di approdo, in gran parte sulle nostre coste, significa far ricadere su di noi il dovere del respingimento di chi non ha i requisiti. Detto chiaramente: una azione pressoché impossibile visto che pochissimi fra i paesi d’origine accettano i rimpatri e anche in quei rari casi solo in numero molto limitato. La scappatoia da parte di vari leader europei, perché di questo si tratta, è dichiararsi disposti a tutelare le nostre frontiere finalmente riconosciute come frontiere dell’Europa. Non è poco, è un passo avanti che può dare frutti in futuro, ma che per il momento porta solo a tentare di mettere in piedi azioni di respingimento in mare la cui fattibilità, soprattutto senza cooperazione dei paesi africani di partenza, è più che dubbia.
 
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