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L'arma vera Ŕ un'altra

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 14/09/2023

In edicola In edicola Daniele Manca, Corriere della Sera
L’obiettivo dei dieci aumenti consecutivi dei tassi di interesse da parte della Bce “è quello di raffreddare, frenare, le attività economiche per evitare che l’inflazione continui a rimanere elevata”. Così Daniele Manca sul Corriere della Sera sottolineando che “non c’è molto altro dietro quanto deciso ieri dal vertice Bce. Ma solo apparentemente. Altrimenti, come ha rivelato la presidente dell’istituto di Francoforte, Christine Lagarde, la decisione presa dal consiglio direttivo non sarebbe stata a maggioranza, con alcuni membri che avrebbero voluto una pausa nei rialzi. E la presidente avrebbe fatto intendere che siamo vicini alla fine degli aumenti. Siamo in uno dei periodi più difficili nella breve storia dell’euro. E i venti Paesi che ne fanno parte sicuramente possono trarre un bilancio positivo da quello che con lungimiranza si decise nell’ultima decade del secolo scorso. Ma si è compreso chiaramente che l’avere un paracadute comune contro le crisi non basta. E che ognuno dei venti deve fare scelte che gli permettano di riuscire a essere competitivo tra i Paesi dell’euro e di conseguenza a livello internazionale. Ne va della sua crescita. La trama dei prossimi mesi alla quale ci apprestiamo ad assistere – osserva l’editorialista - è purtroppo già nota. Un governo che tenta di fare una manovra con le pochissime risorse che ci sono. Ma l’inflazione è una delle minacce più insidiose per cittadini. E su chi è in difficoltà e si è indebitato. La Banca centrale può e deve essere criticata, ma bisogna farlo affinché si evitino errori le prossime volte. Altro sono i rilievi fatti per minarne l’indipendenza o per asservirne le scelte alla politica dei governi. Contro l’inflazione ogni iniziativa è benvenuta, posto che abbia effetti concreti. Ma c’è un’arma che si è dimostrata tra le più efficaci nel combatterla: la concorrenza. A dire il vero ben poco usata in Italia. E, quanto a concorrenza, basti pensare a balneari e taxi per rendersi conto di quanto non sia un qualcosa che goda di grande seguito nel nostro Paese. Né tantomeno il mercato, visto come luogo di profittatori e speculatori. Ma è il mercato che impedisce a lobby e corporazioni di godere di rendite. Che fa emergere le qualità di chi produce e lavora. Che ha permesso l’affermarsi del made in Italy nel mondo. Continuare ad averne paura dentro i nostri confini è un errore”, conclude Manca.
 
Stefano Cappellini, la Repubblica
“Non è difficile capire perché Matteo Salvini abbia invitato Marine Le Pen sul sacro pratone di Pontida, dove la leader francese è attesa domenica”. Lo scrive Stefano Cappellini su Repubblica spiegando che “a parte la ragione ovvia, s’intende, cioè aprire la stagione politica che culminerà in primavera con le elezioni europee insieme a una solida alleata della Lega attuale. La ragione meno ovvia, ma evidente, è sfruttare Pontida per lanciare un messaggio all’elettorato italiano di destra: volete vedere una donna che non arretra di un millimetro rispetto ai suoi ideali? Una che, se andasse al governo, non accetterebbe alcun compromesso e realizzerebbe tutti gli obiettivi dichiarati in campagna elettorale? Una che non farebbe mai accordi in Europa con i socialisti e i popolari? Eccola: si chiama Marine, non Giorgia. Quindi – prosegue Cappellini - bisogna tornare agli slogan, anzi radicalizzarli. ‘Un atto di guerra’, dice Salvini commentando il boom di sbarchi a Lampedusa, dichiarazione che in un colpo solo scavalca Palazzo Chigi, al limite l’unica sede da cui sarebbe potuto uscire un messaggio – infondato – di tale gravità, e suggerisce che la risposta del governo non è all’altezza. Meloni, che non si fida di molti dei suoi, figuriamoci di Salvini, è suscettibile all’idea che qualcuno ambisca al suo posto e cerchi per giunta di pascolare sul suo stesso terreno elettorale. Per questo anche la risposta di Meloni è un rilancio. Salvini invita Le Pen? Lei va a casa di Orbán, il più impresentabile dei leader della Ue. Naturalmente Meloni non ha chiesto a Orbán aiuto nella redistribuzione dei migranti. Conosce già la risposta. Né lo farà Salvini con Le Pen: il primo nemico di un sovranista è per definizione il sovranista della porta accanto. Quando è nato il nuovo esecutivo, è apparso subito chiaro che la sua identità si sarebbe definita soprattutto sull’esito della sfida strisciante tra Meloni e Salvini. Davanti alla scelta estremista del leader della Lega, che del resto non conosce altro spartito – conclude - poteva accadere che Meloni ne approfittasse per guadagnare terreno altrove e provasse ad allargare il suo mercato elettorale. Ma questo non è accaduto”.
 
Marcello Sorgi, La Stampa
L’immigrazione da cavallo di battaglia elettorale a boomerang per il governo. E’ il senso dell’analisi di Marcello Sorgi sulla Stampa: “Con Meloni lontana da Roma, in visita a Orban, e la Lega che con il suo vicesegretario Crippa mette in discussione la linea diplomatica voluta dalla premier e dalla presidente della Commissione europea, per convincere il presidente tunisino Saied a dare una mano per limitare gli sbarchi – scrive l’editorialista - la situazione dell’immigrazione clandestina tende ad aggravarsi. Gli sbarchi continuano. E gli arrivi dei barchini con a bordo solo migranti fa pensare a un cambio di metodo da parte degli scafisti, e insieme a una manovra degli oppositori per mettere in imbarazzo il leader di Tunisi, non in grado di mantenere gli impegni presi con Meloni e Von der Leyen. L’altra possibile spiegazione è che sia lo stesso Saied, insoddisfatto dello stato delle intese con le sue interlocutrici, ad aver dato il via libera all’ondata eccezionale di partenze, proprio per metterle in difficoltà. Saied in altre parole – sottolinea Sorgi - non approverebbe la progressione tipica di questo genere di trattativa, fatta di memorandum a cui dovrebbe poi seguire l’accordo vero e proprio. E baderebbe al sodo: siccome i finanziamenti promessi non sono arrivati a Tunisi, Saied si riterrebbe liberato da qualsiasi promessa. Si tratti della prima o della seconda ipotesi, in Italia la Lega ne approfitta per picchiare duro su Meloni, che aveva avocato a Palazzo Chigi, la gestione dell’emergenza immigrati e l’applicazione del ‘decreto Cutro’, varato dopo la tragedia sulle coste calabresi, ma rimasto in sostanza inattuato. Crippa giudica non realistica, smentita dai fatti, l’ipotesi di governare i flussi con negoziati diplomatici con interlocutori affidabili. E Forza Nuova, a destra di Fratelli d’Italia, torna a parlare di ‘blocco navale’: la parola d’ordine di Meloni quand’era all’opposizione, ritirata perché manifestamente inattuabile dopo il passaggio alla guida del governo. Inoltre la redistribuzione sul territorio italiano dei clandestini, affidata al Viminale, si sta rivelando impossibile, perché i sindaci, in prima linea quelli di centrodestra, si oppongono. Così – conclude Sorgi - l’immigrazione, da cavallo di battaglia di FdI e Lega, sta trasformandosi in un boomerang per il governo”.
 
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