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Dossier aperti e veri problemi

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 11/09/2023

Dossier aperti e veri problemi Dossier aperti e veri problemi Antonio Polito, Corriere della Sera 
Sul Corriere della Sera Antonio Polito usa il celebre aforisma di "E’ Stata la mano di Dio" per dare un consiglio alla premier Meloni: "Non ti disunire". “Un recente sondaggio di Pagnoncelli – scrive Polito - ha messo ufficialmente fine alla luna di miele del governo e il ritorno in negativo del Pil ha segnalato l’esaurirsi della spinta propulsiva del biennio Draghi. Si spiegano certamente così i momenti di spazientito nervosismo della premier e quel tanto di ricorso al complottismo che tenta di attribuire ogni difficoltà oggettiva all’azione subdola di qualche nemico. L’accelerazione polemica contro la Commissione Ue ha un sapore autolesionistico. Dare oggi una plateale testata a Gentiloni rivela solo uno stato di tensione interna al sistema-Paese che certo non ci giova. D’altra parte, proprio il sondaggio dovrebbe consigliare un diverso atteggiamento. Pur segnalando infatti una prima inversione di tendenza nel gradimento verso il governo, ne conferma però anche la stabilità, poiché l’opposizione è ben lungi dal poter rappresentare un’alternativa. Il vero problema politico della Meloni è invece interno alla maggioranza, al suo sistema di alleanze, al suo stesso mondo. Per inseguire il quale finisce per indebolire la sua qualità di governo”. Il leader della Lega Matteo Salvini, nota Polito citando il caso Vannacci e l’invito della Le Pen a Pontida, “si sta insediando in tutto ciò che si agita a destra di Meloni, per riconquistare quella massa di voti «populisti» da anni in mobilità permanente tra Grillo, la Lega e Fdi. Quando nel prossimo Europarlamento i tre partiti di maggioranza indicheranno il nuovo commissario italiano a Bruxelles e poi gli voteranno alcuni a favore altri contro, Salvini diventerà per Meloni un problema un po’ più grosso di Gentiloni”.
 
Mario Platero, Repubblica
“Nella instabilità generale in cui ci troviamo, il G20 indiano ha provato con due nuovi sviluppi che il multilateralismo funziona ancora”. Lo sostiene Mario Platero su Repubblica. Funziona ancora “sul piano tattico e su quello strategico, con l’auspicio americano di recuperare un ruolo centrale nello sviluppo dell’ordine internazionale rispetto alle strade alternative offerte da Cina e Russia”. Sul piano economico “a Delhi i Venti hanno deciso di lanciare un nuovo corridoio commerciale in partenza dall’India e destinato all’Europa attraverso il Medio Oriente. C’è anche stato il consenso di tutti per un recupero a un ampliamento del ruolo della Banca Mondiale soprattutto per finanziare lo sviluppo in Africa. Da anni Europa e Italia chiedono investimenti in Africa per favorire la crescita locale e ridurre l’immigrazione illegale. Ora si tratterà di stanziare risorse adeguate. L’America invece potrà meglio contenere il forte espansionismo economico cinese in Africa, Asia e Centro Sud America. Per anni Washington aveva ignorato questa sfida in arrivo da Pechino e aveva ridotto gli impegni per lo sviluppo, considerando Fmi e Banca Mondiale, più dei nemici che strutture organiche alla gestione della Pax Americana. Ora lo sviluppo torna al centro dell’equazione in modo concreto. Sull’Ucraina l’America ha preferito puntare più al rilancio di una voce corale all’interno del G20 e recuperare un rapporto con l’India”, rilanciata “come alternativa alla Cina per crescita e investimenti” visto anche il “minore interesse indiano per potenziare il ‘nuovo’ Brics guidato dalla Cina. Cosa che ci porta all’aspetto strategico espresso da questo G20: l’assenza di Xi Jinping e di Vladimir Putin voleva ridimensionare l’importanza del gruppo. In realtà l’assenza ha ridimensionato il loro ruolo e ha dato spazio a Biden che può proseguire lungo il cammino della costruzione multilaterale avviata all’America sulle macerie della Seconda Guerra Mondiale”.
 
Alessandro Campi, Il Messaggero
Sul Messaggero Alessandro Campi commenta i sempre più frequenti episodi di giustizia ‘fai da te’ registrati dalla cronaca. “L’impressione – scrive - è che non si tratti di fatti occasionali, ma di comportamenti e forme di reazione indicativi di uno stato d’animo collettivo sempre più segnato da un mix irrazionale di rabbia e paura, dal venire meno della fiducia nei confronti delle istituzioni, da un crescente sfilacciarsi dei legami sociali basati sul rispetto delle regole e dalla tendenza a giustificare come legittima la violenza privata che persegue la giustizia pubblica. L’idea, in sé pericolosa, che sembra essersi radicata, è che l’uso della forza da parte dei cittadini non può essere considerata arbitraria se posta al servizio di una giusta causa. Secondo Campi la spiegazione è che “ci si appaga della giustizia sommaria nella convinzione che in Italia tra delitto e castigo non esista ormai più alcuna corrispondenza. Siamo un Paese che non riesce a garantire lo svolgimento in tempi accettabili dei processi e dove per molti reati vige ormai un regime di sostanziale impunità. Purtroppo, a questa situazione si tende a rispondere con l’inasprimento nominale delle pene, con l’introduzione di nuove fattispecie di reato e con l’emergenzialismo da finto Stato di polizia. Ma questo tipo di risposta rischia di essere un palliativo propagandistico al quale la politica ricorre quando è in crisi di consenso o alle prese con qualche caso di cronaca particolarmente eclatante. Presidio costante del territorio da parte delle forze di polizia, anche come atto simbolico. Pene severe ma certe, piuttosto che pene severissime ma aleatorie. Questo si dovrebbe garantire ai cittadini per farli sentire più sicuri e per sottrarli alla tentazione di cedere allo spirito di vendetta privata, indegno di una nazione civile”.
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