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La stabilità dei paesi Ue e le regole da applicare

Redazione InPiù 08/03/2023

Altro parere Altro parere Francesco Grillo, il Messaggero
Francesco Grillo sul Messaggero parla della stabilità dei Paesi Ue e delle regole da applicare: “Il patto di stabilità e crescita – scrive l’editorialista - è dovunque, tranne che nelle statistiche economiche. Si può parafrasare il premio Nobel Robert Solow per raccontare il paradosso di quello che è stato probabilmente il più controverso dei regolamenti che l’Unione Europea si è data. La Commissione Europea ha avanzato una proposta di revisione del patto che ha dei meriti. Ma anche dei limiti, che vale la pena discutere con urgenza per migliorare quello che continua ad essere un cardine dell’integrazione europea. La proposta della Commissione del 9 novembre scorso è diventata già pazialmente operativa con le linee guida annunciate ieri dai Commissari Gentiloni e Dombrovskis e che gli Stati dovranno seguire per il prossimo anno. La novità vera – sottolinea - è però l’introduzione delle riforme e degli investimenti come leva per rendere meno oneroso l’aggiustamento. Esiste, però, proprio sulla questione delle riforme, un problema concettuale. Nonché un nodo politico. È verissimo che è riformando (anzi, riorganizzando) la macchina dello Stato che si può recuperare un equilibrio. Ma è altrettanto vero che è rischioso per la stessa Commissione assumere il ruolo del maestro che valuta, con una matita rossa e blu, i programmi dei governi nazionali. Magari sulla base di un qualche testo consolidato su cosa è un “buon governo”. Questo è un equivoco grave, perché la realtà è che navighiamo – noi e la Commissione – in complessità rese nuove da grandi discontinuità tecnologiche. Meglio, molto meglio semplificare ulteriormente concordando con i singoli Stati (e con l’intero Consiglio) pochi obiettivi che tutti possano comprendere. In maniera che quegli obiettivi diventino politici. E, tuttavia, il grande problema che il ventunesimo secolo ha è quello governare un’economia in un’epoca definita dal rischio. La sfida da vincere con pragmatismo – conclude Grillo - è quella di assicurare una ‘stabilità’ sufficiente ai cittadini, mentre tentiamo di crescere adattandoci ad un contesto che esige strumenti completamente nuovi”.
 
Valeria Braghieri, il Giornale
Valeria Braghieri sul Giornale prende in esame il riflesso vittimista insito nelle celebrazioni dell’8 marzo: “Un continuo dire, scrivere, twittare che qualcosa è stato fatto ma molto manca ancora” scrive Braghieri citando poi una lista di nomi femmminili di spicco dalla politica all’imprenditoria alla scienza. “Ci sarebbe piaciuto che qualcuno, finalmente, ieri si dicesse soddisfatto e riconoscesse a chi di dovere ciò che c'era da riconoscere, ma l'aspirazione si è schiantata contro la realtà.  «Lotto» marzo è stato, è e sarà sempre il pretesto per scatenare le penne in una rumba di luoghi comuni. L'occasione perfetta per sguazzare tra l'indignazione di genere come una carpa in un laghetto giapponese. E dire che fino al giorno prima (e di certo di nuovo dal giorno dopo) gli stessi giornali e le stesse televisioni sono stati e saranno pieni di evidenze di tutt'altro tenore: le storie delle studentesse iraniane, delle donne afghane e di quelle che vivono nei Paesi islamici africani. Poi – sottolinea Braghier i- arriva l'otto marzo, e il riflesso è immediato come per il cane di Pavlov. La bussola incostante che ci guida ci porta fuori rotta, la sensibilità non trova campo e le donne da spingere, proteggere, affrancare diventano quelle italiane. Non che si voglia rifiutare la tutela, né ignorare il fatto che non tutte le donne del nostro Paese viaggiano alla stessa velocità, sulle stesse rotaie, nelle medesime condizioni. Ma forse è (anche) il tempo di dire che in Italia la parità esiste. Basta sapersela prendere. Questo arrivare tutti gli anni al solito anniversario facendo finta di essere sempre allo stesso punto, è una cosa che prima di tutto rovina la festa a quelle che andrebbero celebrate (e sono ormai tante), è un modo per inchiodare il Paese a trent'anni fa, ed è un mezzo subdolo e violento per pretendere dalle donne sempre di più. «Molto dev'essere ancora fatto», «La Meloni faccia davvero qualcosa per le donne», «Deve cambiare il vento del potere»….. Vedere che ancora l'estetica e la sostanza dell'otto marzo hanno fatto così pochi passi avanti, che ancora sono rimaste là, sepolte sotto la slavina degli anni, è una cosa che appende le lacrime nella grotta della gola. Perché – conclude Braghieri - l'Italia è piena di donne che non hanno bisogno di una festa di genere. E qualcuno lo dovrebbe riconoscere”.
 
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