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Altro parere

Piano Mattei, l'opposto di Meloni

Redazione InPiù 24/01/2023

Altro parere Altro parere Claudio Cerasa, Il Foglio
Se il piano Mattei si farà è perché nessuna delle ricette sbandierate in passato dalla premier e leader di Fratelli d'Italia è stata realizzata. Lo afferma un caustico editoriale non firmato sulle pagine interne del Foglio, quindi attribuibile al direttore Claudio Cerasa. "Semmai questo ambizioso Piano Mattei per l'Africa dovrà mai vedere la luce, Giorgia Meloni lo dovrà in grossa parte al fatto che nessuna delle cose che lei invocava, rispetto a politiche energetiche e di cooperazione, è stata attuata - scrive Il Foglio -. Il piano prevede di sfruttare l'Italia come hub del gas del Mediterraneo. E ciò era tecnicamente infattibile fino a quando Fratelli d’Italia, col governatore abruzzese Marsilio, si opponeva alla realizzazione della centrale di spinta a Sulmona, cosicché il gas proveniente dall’Africa si sarebbe bloccato lì, a metà del paese: un 'collo di bottiglia' che è stato rimosso solo perché il governo Draghi ha adottato i poteri sostitutivi. C'è poi la questione delle estrazioni nell'Adriatico. Anche quelle riserve andranno utilizzate: e contro le trivelle Meloni si è sempre schierata fino a battersi per il Sì nel referendum del 2016. Per il Gnl il cortocircuito è ancora più surreale: perché nel Piano Mattei rientra, come infrastruttura necessaria, quel rigassificatore di Piombino sulla cui realizzazione proprio FdI rischia di essere il principale sabotatore, visto che il ricorso al Tar contro la realizzazione dell’opera è firmato dal sindaco meloniano della città toscana. Va meglio sul Tap, pure quello incluso nel piano, perché lì il ravvedimento di Meloni è più datato: era contraria nel 2016, quando il governo Renzi era a favore, ma era a favore nel 2018, quando il M5s al governo voleva bloccarlo. Quanto all’Africa, per fortuna qui è stata la Meloni a non fare quello che la Meloni riteneva prioritario fare. «Voglio andare in Europa a parlare del fatto che la principale causa dell’arretratezza africana è il Franco Cfa di Macron», diceva nel gennaio 2019. Poi in Europa Meloni ci è andata da premier, e ha parlato di tutt'altro”.
 
Carlo Valentini, Italia Oggi
“Il 5 febbraio si avvicina ma nessuno se ne preoccupa. Si parla tanto di accise, di prezzi al consumo che crescono per l’aumentato costo dei trasporti, dello sciopero dei benzinai. Ma il big bang potrebbe avvenire col blocco dell’import del petrolio dalla Russia deciso dall’Ue, appunto dal 5 febbraio”. Lo scrive su Italia Oggi Carlo Valentini. “I Paesi come l’Italia che dipendono fortemente da questi rifornimenti rischiano guai seri – ammonisce Valentini -. Eppure, né l’Europa né le autorità italiane hanno finora individuato alternative. L’import di petrolio dalla Russia si è già ridotto, ma appena del 10% e questo conferma come sia difficile trovare alternative, per di più con la quasi alleanza tra Arabia Saudita e Russia che ingarbuglia la situazione. Appare complicato trovare sul mercato internazionale quel milione di barili al giorno (di cui 600mila barili di diesel) a cui l’Europa dovrà rinunciare. E’ vero che la storia insegna che la fantasia non ha limiti nell’aggirare gli embarghi ma si tratta comunque di approvvigionamenti parziali e aleatori. Rimane il quesito di come mai l’Ue si metta in un simile cul-de-sac. Nulla da dire sul fatto che la Russia vada sanzionata per l’invasione dell’Ucraina ma sarebbe doveroso prima assicurarsi i rifornimenti alternativi e solo dopo chiudere i rubinetti. Un’Europa in sofferenza sia per il gas che per il petrolio la rende più debole anche nel sostegno all’Ucraina. C’è bisogno di un’Europa forte in questo complesso riposizionamento dello scacchiere mondiale. Va continuato il cammino sull’emancipazione dal gas e dal petrolio russo, ma non si tratta di riconversioni che avvengono in poche settimane. E sarebbe una iattura arrivare a penalizzare il sistema produttivo. Ecco perché è meglio fare i conti con la realtà che impartire ordini controproducenti”.
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