Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Una crisi di rigetto della riforma Nordio

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 20/01/2023

Una crisi di rigetto della riforma Nordio Una crisi di rigetto della riforma Nordio Stefano Folli, Repubblica
Dopo la relazione sulla Giustizia esposta ieri alla Camera dal Guardasigilli Carlo Nordio, Stefano Folli sostiene su Repubblica che è in corso un tentativo di delegittimare il ministro della Giustizia, facendo leva su alcune sue frasi non proprio felici e su una certa imprecisione nel circoscrivere l’ambito delle intercettazioni come strumento di indagine. “È in atto – scrive Folli - una sorta di rigetto della riforma della giustizia di cui Nordio è il paladino. Una riforma più radicale di quella promossa da Marta Cartabia, peraltro a suo tempo quasi altrettanto contestata da circoli politici e ambienti della magistratura. Chi condivide gli obiettivi di Nordio parla di una riforma ‘garantista’, conforme allo Stato di diritto e volta a rendere più rapide le procedure giudiziarie, nonché a ridurre l’eccesso di corporativismo dei magistrati. Chi invece attacca il ministro usa argomenti ‘fine del mondo’ e non c’è niente di più letale che accusare il Guardasigilli, giusto all’indomani della cattura di un super-capo della mafia, di voler togliere potere agli investigatori. E’ una polemica in cui gli aspetti politici prevalgono di parecchio sul merito dei problemi. Ed è questo il motivo per il quale la riforma Nordio, di là da venire, ha già scatenato lo scontro in Parlamento e fuori. L’opposizione è finita subito sotto l’ala dei 5S, lesti come sempre a rilanciare gli stati d’animo della magistratura più intransigente. La voce del Pd è apparsa ancora una volta flebile, incapace di fissare dei distinguo. C’è poi il ruolo svolto dal ‘terzo polo’, da cui è venuta una difesa esplicita di Nordio e del carattere riformista della sua iniziativa, un aspetto da non sottovalutare perché in futuro potrebbe compensare sul piano parlamentare le riserve che esistono anche nel centrodestra. C’è da credere tuttavia che Meloni apprezzi la rotta intrapresa da Nordio. Magari avrebbe preferito una maggiore abilità politica nell’affrontare il tema, ma che il governo di destra possa apparire ‘garantista’ sulla giustizia non le dispiace”.
 
Maurizio Ferrera, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera Maurizio Ferrera parla della riforma organica delle politiche contro la povertà annunciata al governo Meloni contestualmente alle modifiche introdotte con la manovra al Reddito di cittadinanza. “La questione del lavoro andrà gestita con particolare attenzione. Innanzitutto – scrive Ferrera -, si dovranno valutare gli effetti del «giro di vite» appena varato, nonché l’effettiva attuazione dell’obbligo educativo. Non sarà un’operazione da poco. Su 364 mila beneficiari tra i 18 e i 29 anni, 11 mila possiedono unicamente la licenza elementare e altri 129 mila solo la licenza media: cifre impressionanti, visto che parliamo di giovani. Un altro fronte delicato riguarda le capacità dei centri per l’impiego.  Grazie ai fondi Pnrr c’è stato un potenziamento delle strutture e un aumento dei disoccupati presi in carico ma metà delle nuove assunzioni previste non si sono ancora perfezionate: manca personale qualificato. Teniamo presente che, anche quando teoricamente occupabili, i beneficiari del Rdc hanno grandi difficoltà di inserimento. Senza adeguata assistenza da parte dei servizi pubblici, come pretendere che in 7 mesi queste persone trovino un’occupazione? E qui arriviamo al punto più dolente. Soprattutto al Sud, mancano i posti di lavoro. E’ vero che c’è una quota di imprese che non riesce a trovare personale. Ma i dati di Eurostat ci dicono che il problema è la quantità di «occupazioni elementari» offerte dal mercato italiano, molto più bassa che negli altri Paesi sudeuropei. Data questa carenza, come si fa ad assorbire il nostro elevato surplus di disoccupati con basse qualifiche? L’unica soluzione rapida, anche se parziale – conclude Ferrera -, sarebbe quella di creare il massimo raccordo fra i progetti del Pnrr e i servizi per l’impiego. Un uovo di Colombo, verrebbe da dire, che richiede tuttavia molta prontezza e capacità d’azione. Merce rara, purtroppo, nella nostra pubblica amministrazione”.
 
Massimo Adinolfi, Il Mattino
Sul Mattino Massimo Adinolfi parla del congresso del Pd, di cui domani si riunisce l’Assemblea nazionale per decidere se approvare il nuovissimo manifesto dei valori. “Non entro nel merito della discussione se sia opportuno procedere all’approvazione prima dell’elezione del nuovo segretario o sia meglio farlo dopo. A occhio, dovrebbe fare lo stesso: prima o dopo, che differenza potrebbe mai fare, rispetto ai valori che vi vengono affermati? C’è infatti qualcosa che non va, in un manifesto dei valori, se il suo contenuto dovesse davvero cambiare a seconda della scelta del segretario. A meno che non si voglia ‘cambiare il modello di sviluppo’, come ripete Elly Schlein, con una frequenza, purtroppo, inversamente proporzionale alla chiarezza dell’espressione. Perché cambiare il modello di sviluppo, se le parole non sono spese a caso, non dovrebbe significare solo maggiore attenzione a certe fasce sociali o al maggiore rispetto dell’ambiente. Tutte queste cose stanno infatti dentro il medesimo modello di sviluppo in cui, bene o male, siamo ora, ed è ridicolo sostenere che il modello di sviluppo cambia se si introduce il salario minimo o si irrobustisce il bonus fotovoltaico. Per cambiare un modello di sviluppo bisogna perlomeno coltivare un’intenzione autenticamente ‘disruptive’, per esempio, mollare l’ancoraggio europeo. Ma può il Pd prendere questa via? Ne dubito fortemente. Se la sinistra intende battere un colpo ma dentro il quadro dato e il mondo qual è, allora quelle parole, ben lungi dal rilanciare l’azione del Pd rischiano di perpetuare quel ‘vorrei, ma non posso’, che ha di fatto accompagnato l’intera parabola del riformismo democratico. Debole non per un insufficiente quadro valoriale, ma per l’insufficiente raccordo fra i valori e le scelte politiche di cui si è assunto, evidentemente a malincuore, la responsabilità”.
Altre sull'argomento
Governo, i nodi dei cento giorni
Governo, i nodi dei cento giorni
La giustizia resta un nervo scoperto della politica
Sorpresa, la Giustizia migliora
Sorpresa, la Giustizia migliora
Le considerazioni del Primo Presidente della Cassazione Pietro Curzio
I numeri (e le preoccupazioni) sullo stato della giustizia
I numeri (e le preoccupazioni) sullo stato della giustizia
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Contundente
Contundente
Statuto
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.