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Altro parere

Peggio per lei

Redazione InPiù 18/01/2023

Altro parere Altro parere Mattia Feltri, La Stampa
Mattia Feltri sulla Stampa polemizza con la consueta ironia con il ministro Piantedosi e le sue affermazioni sull’ergastolo ostativo: “Ricordo quand’ero bambino e nell’acqua della Pianura Padana c’era in eccesso non so più quale sostanza nociva. Allora – scrive Feltri - si cambiò la legge, si innalzarono i limiti di tolleranza e la stessa acqua, all’indomani, era diventata potabile. Non so se il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, si sia ispirato a quell’estroso legislatore quando – nell’intervista di ieri alla Stampa – progetta di cambiare la Costituzione per reintrodurre l’ergastolo ostativo nelle stesse forme che erano state dichiarate incostituzionali. Per chi non fosse al corrente, l’ergastolo si dice ostativo quando annulla anche la speranza di poter uscire, un giorno per quanto lontano, e in Italia lo si applicava a chiunque rifiutasse di collaborare con la giustizia, magari per evitare che gli ammazzassero i parenti. La Corte costituzionale – ricorda Feltri - ha spiegato che così nega il principio del fine rieducativo della pena affermato nell’articolo 27. Sicché il governo Meloni è stato costretto a mettere mano alla legge. Intendiamoci: sfuggire all’ergastolo ostativo in assenza di pentimento resta quasi impossibile, ma perché non ci siano dubbi l’idea è di tornare alla vecchia formulazione. Ma come fare se la vecchia formulazione è incostituzionale? Facile, si cambia la Costituzione. Così la vecchia formulazione per magia diventa costituzionale. E pazienza se per farlo bisogna toccare un principio fondante (“significherebbe decostituzionalizzare la Costituzione”, è stato saggiamente detto). Una volta – conclude - Gabriele D’Annunzio disse che ‘se il destino è contro di noi, peggio per lui’. Più modestamente, per Piantedosi ‘se la Costituzione è contro di noi, peggio per lei’.
 
Walter R. Spagnolo, Avvenire
“Per quel che si sta scoprendo Matteo Messina Denaro potrebbe aver trascorso molti di quei quasi undicimila giorni senza spostarsi dalla sua Sicilia, fra Trapani e Palermo. Senza quasi nascondersi veramente, al massimo celandosi dietro fattezze modificate”. Lo scrive Walter R. Spagnolo su Avvenire a proposito dell’omertà che ancora pervade la società siciliana: “Il fatto è, e pare banale dirlo, che per condurre quel genere di vita, nessun latitante per quanto potente può bastare a sé stesso. Professionalità di persone forzate al silenzio dalla paura, da reti amicali o da convenienze? Sia come sia – sottolinea l’editorialista - senza una coltre di omertà, parola logora e abusata ma purtroppo – è amaro constatarlo – ancora tristemente attuale, una latitanza non arriva al trentennio. Qualche anno fa, a chi le chiedeva perché durasse tanto la caccia al super boss, l’allora procuratrice aggiunta di Palermo Teresa Principato rispose senza peli sulla lingua, descrivendo la provincia trapanese come un «territorio in cui è molto difficile scindere il bene dal male», a causa di «un intricato amalgama tra criminalità mafiosa, massoneria deviata e imprenditori, professionisti, anche gente insospettabile». Da allora – osserva Spagnolo - a suon di inchieste, investigatori e magistrati hanno via via assottigliato le file di quell’esercito di fiancheggiatori. «Non c'è dubbio che lui abbia goduto di protezioni in passato, noi stiamo indagando sulle protezioni di adesso», considera il procuratore di Palermo Maurizio de Lucia». Anche perché, con la cattura del boss, non è che sia crollato di colpo anche il suo impero miliardario di interessi illeciti, affari sporchi, riciclaggio e investimenti. Perché la medesima coperta d’omertà che finora lo aveva protetto, continua a proteggere le attività imprenditoriali che, dietro prestanome, portano rivoli di denaro alla sua cosca. La mafia ha subito un duro colpo, ma non è vinta. In questi decenni, va ricordato, la società civile ha sviluppato molti anticorpi. E gli onesti, in Sicilia e altrove, non sono soli né pochi, sono la maggioranza. Ma finché resisteranno sacche d’omertà e d’interesse – conclude - estirpare la malapianta resterà impresa non semplice”.
 
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