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Altro parere

La costante da cambiare

Redazione InPiù 17/01/2023

Altro parere Altro parere Augusto Minzolini, il Giornale
Augusto Minzolini sul Giornale torna a battere sul tema giustizia e parla di “costante da cambiare” in seno al Csm: “Il giorno in cui dopo la tempesta Palamara il Consiglio superiore della magistratura, cioè l'organismo di autogoverno dei giudici, è stato rinnovato – scrive il direttore - una riflessione è d'obbligo: nelle ultime settimane due vicende a sfondo eminentemente politico si sono dimostrate specchietti per le allodole. La prima è stata quella sui rubli che la Lega avrebbe ricevuto dalla Russia di Putin: tutto archiviato, un buco nell'acqua, ma per tre anni e mezzo l'inchiesta ha avvelenato i pozzi di Matteo Salvini. Poi il caso che ha coinvolto il parlamentare europeo di Fratelli d'Italia, Carlo Fidanza: la «lobby nera» dietro presunti finanziamenti illeciti era una bufala, i magistrati hanno raccolto zero prove e ritirato le accuse. Scrivo «specchietti per le allodole» perché alla fine dei giochi queste vicende sono servite solo ad attirare l'attenzione degli elettori su accuse infondate, condizionandone il voto. Di episodi del genere negli ultimi vent'anni ne sono capitati tanti. Si tratta quindi – sottolinea Minzolini - di una costante che pone un problema delicato. Da una parte c'è da salvaguardare l'autonomia dei magistrati come scritto nella Carta. Dall'altra non si può creare un meccanismo perverso per cui spuntano come funghi inchieste che si risolvono nel nulla, non prima però di aver condizionato la vita politica del Paese. L'organo che più dovrebbe porsi il problema è, appunto, il Csm. Ma il caso Palamara ha svelato il commercio tra le correnti che si svolge a Palazzo dei Marescialli e che ha dato un duro colpo alla credibilità della magistratura. Quello che dovrebbe essere la camera di compensazione dove si risolvono i dissidi tra potere politico e giudiziario si è trasformato nel tempo in un campo di battaglia tra giustizialisti e garantisti spesso impotente o inerme. Negli ultimi trent'anni c'è stata un'alternanza tra governi di orientamento diverso, ma il numero due del Csm ha sempre guardato più o meno a sinistra, come l'inquilino del Quirinale. E tutti – conclude - sanno che l'alternanza è il sale della democrazia”.
 
Pino Ippolito Arminio, il Manifesto
Pino Ippolito Arminio, sul Manifesto, usa l’arma dell’ironia nel dibattito aperto dal ministro Sangiuliano su Dante: “Sarebbe pedante e oltremodo irriguardoso nei confronti del ministro della cultura del primo governo destra-destra della storia repubblicana – scrive Arminio - ricordargli che le categorie di destra e di sinistra, almeno in politica, hanno una storia. Sono cose che Gennaro Sangiuliano conosce perfettamente, come ha scritto sul Corriere della Sera (lunedì, 16 gennaio) e se dal palco della convention di Fratelli d’Italia a Milano ha voluto affermare di ritenere Dante Alighieri il fondatore del pensiero di destra nel nostro Paese è perché è perfettamente consapevole delle sue parole che nascono da una ponderata riflessione. Facciamo ora qualche ragionamento anche noi che stiamo a sinistra. Dante è universalmente riconosciuto come il padre della lingua italiana. Appropriandosi di Dante – scrive Arminio - la destra ci infligge, dunque, un duro colpo. Bisogna reagire e bisogna fare in fretta. Prima che ci pensi ancora una volta Sangiuliano. La lirica volgare emerge in Toscana a cavallo fra il XIII e il XIV. Tuttavia, prima ancora, nei primi decenni del 1200, alla corte di Federico II di Svevia, stupor mundi, il movimento letterario della Scuola Siciliana aveva già abbandonato il latino e dato alla luce le prime liriche in vernacolo. Il più noto degli autori di questa Scuola è probabilmente Jacopo da Lentini, detto il Notaro, in assoluto uno dei primi a poetare in siciliano illustre per marcare la vocazione laica del suo imperatore e l’indipendenza dello Stato dalla Chiesa. Una scoperta che non farà piacere ai nostri teocon. Eppure a Jacopo e ai suoi colleghi siciliani faranno successivo riferimento i toscani e lo stesso Dante. Non si perda allora altro tempo e si dichiari di sinistra, anch’egli certo ante litteram, il Notaro. E se non dovesse bastare si dica una volta per tutte che Federico di Svevia era un compagno. Non vedo altro modo – conclude - per reagire con prontezza ed efficacia al micidiale attacco che abbiamo subito da parte del ministro della cultura”.
 
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