Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

I leader e l'arte della pace

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 06/12/2022

In edicola In edicola Sabino Cassese, Corriere della Sera
Sabino Cassese sul Corriere della Sera parla della “difficile arte della pace” e del ruolo dei leader mondiali: “Si moltiplicano gli incontri bilaterali e multilaterali tra capi di Stato e di governo. Se i contatti si infittiscono, tuttavia, una pace sistemica non si realizza. Intanto, rimangono silenti o hanno voce flebile i grandi protagonisti: l’Onu, il Consiglio d’Europa, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Se si considerano le speranze sorte sul finire della Seconda guerra mondiale e quelle nate dopo la caduta del Muro di Berlino, la situazione è molto peggiorata. Oggi – sottolinea l’editorialista - non c’è quella pace che era negli intendimenti dei piani di settantasette e di trentadue anni fa, e che doveva regnare da Vancouver a Vladivostok. Le cause di questo revirement nell’ordine del mondo sono molte. Una l’ha indicata Kissinger: il ritorno della rivalità tra le grandi potenze, con gli Stati Uniti convinti di essere portatori di valori universali; la Cina, invece, della unicità della propria cultura e della propria forza egemonica; la Russia mossa dalla sua costante e radicata percezione di insicurezza, alla ricerca di un cordone di sicurezza lungo le sue frontiere. Seconda causa: da quando si cerca di diffondere la democrazia nel mondo, e con essa il rispetto dei diritti umani, cioè di dare legittimazione democratica anche ad altri governi, si sono prodotte altre fratture, per la diversa interpretazione data a questi valori. La ricerca di un mondo più democratico – spiega Cassese - è entrata in conflitto con l’inviolabilità dei confini (non solo con quelli territoriali), con il rispetto della sovranità degli Stati e con il principio di autodeterminazione dei popoli. In altre parole, è nato un conflitto tra sistemi. Il terzo motivo dell’attuale situazione di crisi nei rapporti tra Occidente e resto del mondo è costituito dalla asimmetria tra economia e politica: l’economia e i commerci uniscono il mondo; le istituzioni e le culture lo dividono. A tutto questo si aggiunge un elemento interno, che riguarda la Federazione russa: lo Stato autocratico è entrato in crisi, ma solo per rinascere in altra forma. Servono leader – conclude - che riescano ad affermare e far attuare nel mondo un minimo di regole per assicurare pace, tutela dei diritti, relazioni amichevoli e consentire, nello stesso tempo, rispetto delle diversità”.
 
Bernard Guetta, la Repubblica
“La libertà conduce per tre a zero contro le dittature”. Bernard Guetta su Repubblica parafrasa un'espressione calcististica per descrivere la situazione in Iran, Cina e Russia: “La teocrazia iraniana – scrive - si è decisa a chiedere ai suoi parlamentari un riesame della legge che aveva reso obbligatorio il velo. Questo domandano le donne che girano con il capo scoperto a Teheran. E adesso, in pratica, a questa dittatura non resta più molta scelta. Non facciamoci illusioni. Non è ancora il momento, perché alla teocrazia potrebbe subentrare una dittatura militare ma una vittoria della libertà a Teheran potrebbe infondere nuova speranza al Maghreb e al Mashreq dove cova la rivolta delle donne. È con la lente d’ingrandimento che si deve seguire quello che accade a Teheran. E che dire allora di Pechino? Xi Jinping si era appena assiso in trono come un secondo Mao, e il congresso del partito aveva appena redatto un vademecum del suo “pensiero”, quando… patatrac, ecco che i manifestanti ne hanno chiesto le dimissioni. Il movimento deve essere così forte – molto più di quanto non si veda – che l’imperatore cinese sta mollando a sua volta la zavorra e sta aprendo le porte dei connazionali in isolamento. È pur sempre meglio che ostinarsi nell’errore ma, per evitar che le manifestazioni si allarghino ovunque, Xi corre il rischio di lasciare briglia sciolta all’epidemia. Qualsiasi cosa farà – osserva Guetta - l’imperatore della Cina si imbatterà in difficoltà ancora più grandi perché si è fatto molti nemici tra gli alti dirigenti del partito e le grandi fortune del Paese. Anche a Mosca Vladimir Putin è l’unico comandante a bordo, ma la seccatura per lui nasce dal fatto che sul ponte ci sono sempre meno persone perché il numero dei suoi sostenitori continua ad assottigliarsi e quindi incontra difficoltà tanto nel ribaltare le sorti della guerra quanto nel rallentare il calo del tenore di vita. Il re, ormai, è quasi completamente nudo, perché i suoi complici stanno iniziando a pensare di non avere voglia di annegare con lui. Per contro, conclude Guetta, anche se nelle democrazie ci sono molti problemi, “la libertà di espressione, le libere elezioni e l’alternanza politica offrono loro valvole di sicurezza di cui le dittature sono prive. Inoltre, le relazioni transatlantiche si sono solidamente rafforzate, l’unità europea è più stretta che mai”.
 
Marcello Sorgi, La Stampa
Le risposte che il paese si aspetta dalla Meloni. Marcello Sorgi sulla Stampa parte dalle polemiche sull’utilizzo del pos per descrivere il clima, non proprio idilliaco, a livello istituzionale: “Se quella del sottosegretario Fazzolari, che mette le critiche della Banca d’Italia alla manovra alla stregua delle comuni riserve delle banche, si deve considerare come la reazione di Palazzo Chigi all’audizione, davanti a un pubblico davvero ristretto date le assenze del lunedì, alle commissioni bilancio di Camera e Senato dei vertici di via Nazionale sul testo della manovra, ci si poteva aspettare qualcosa di più approfondito e degno d’attenzione. Anche perché – sottolinea Sorgi - Meloni, negli ultimi giorni, sta valutando se intervenire sui punti più controversi (vedi tetto dei pagamenti in contanti e limite più alto, a 60 euro, per evitare di pagare con il pos). Al di là del problema dei tetti al contante, infatti, Bankitalia ha posto una questione più complessiva, che in un momento in cui l’obiettivo del governo è quello di ridurre le diseguaglianze che minano la tenuta sociale del Paese ha una sua rilevanza: e cioè la filosofia che sta alla base della manovra e cerca di venire incontro ai redditi più bassi facendone in parte pagare i costi a quelli medi. Un aspetto che emerge chiaramente dall’impostazione degli adeguamenti delle pensioni, limitati a quelle più basse e dimezzati o annullati per quelle medie o medio-alte. E soprattutto nella distinzione tra la flat tax riservata agli autonomi fino a 85 mila euro di reddito rispetto all’Irpef mantenuta sugli stipendi dei dipendenti con le stesse entrate. Uno squilibrio che la Banca d’Italia ha voluto sottolineare non a caso. Più in generale Meloni, attenta oltre ogni previsione al rapporto con l’Europa, deve ancora decidere come impostare quello con le istituzioni italiane che spesso si fanno portavoce o anticipano le richieste di Bruxelles. Il richiamo a una maggiore attenzione ai rischi dovuti all’evasione fiscale venuto nei giorni scorsi da Mattarella e il monito sull’eccessiva disparità nella tassazione tra redditi autonomi e dipendenti, in questo senso, sono solo gli ultimi esempi. Sui quali – conclude Sorgi - presto o tardi, non troppo tardi, Meloni sarà chiamata a dare risposte meno improvvisate di quelle del suo sottosegretario”.
 
Altre sull'argomento
Zelensky a Sanremo, non solo canzonette
Zelensky a Sanremo, non solo canzonette
Dall'Ariston il presidente ucraino vuole parlare anche ai russi
La Chiesa che perde l'Europa
La Chiesa che perde l'Europa
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
La scelta definitiva di Kiev
La scelta definitiva di Kiev
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Contundente
Contundente
Balcani
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.