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Gratteri: “I Comuni non sono Cosa Loro, l'abuso d'ufficio? Falso problema"

Giuseppe Salvaggiulo, La Stampa, 29 novembre

Redazione InPiù 02/12/2022

Gratteri: “I Comuni non sono Cosa Loro, l'abuso d'ufficio? Falso problema Gratteri: “I Comuni non sono Cosa Loro, l'abuso d'ufficio? Falso problema" La riforma Cartabia va abolita in toto, l’abuso d’ufficio è un falso problema. Lo afferma Nicola Gratteri, procuratore di Catanzaro, intervistato da Giuseppe Salvaggiulo per La Stampa del 29 novembre. Nicola Gratteri, condivide l’idea di abolire il reato di abuso di ufficio? «Credo che sia un falso problema perché i processi per abuso di ufficio sono pochissimi ed è un reato quasi indimostrabile». I sindaci però lamentano la “paura della firma” che nasce dal possibile intervento di una Procura. «Quello che dicono i sindaci forse è vero, ma è anche vero che il Comune non può diventare “cosa propria”. Forse la strada giusta è una rivisitazione della norma». Che impressione le ha fatto il ministro Nordio? «Mi ha fatto piacere la sensibilità istituzionale di venire all’inaugurazione della nuova sede della Procura di Catanzaro. L’ho conosciuto lì. Mi sono complimentato per la scelta di Antonello Mura come capo dell’ufficio legislativo: non lo conosco personalmente, mane ho grande stima. E ho ribadito anche a Nordio, ma credo ne abbia piena consapevolezza, che la riforma Cartabia è una tragedia». Soddisfatto del rinvio della sua entrata in vigore? «Certo che sono felice: il rinvio era inevitabile, richiesto e gridato a viva voce da me da tanto tempo, poi da altri uffici giudiziari, dal Csm, dall’Anm. Ma non basta». Andrebbe modificata, e come? «Bisognerebbe con un solo articolo abolire l’intera riforma. Ovviamente è una provocazione, so bene che non si può fare. Però molte, ma veramente molte disposizioni vanno radicalmente cambiate». Per esempio? «La cosiddetta udienza predibattimentale: per un procedimento monocratico, due giudici dove prima ne bastava uno. O i nuovi adempimenti che appesantiscono il lavoro soprattutto della già fin troppo oberata sezione dei giudici delle indagini preliminari. E potrei fare molti altri esempi». E sulle indagini di mafia? «Su indagini complesse per definizione, il pm sarà tenuto a depositare gli atti (rendendoli noti alle parti), anche se nel frattempo il giudice starà decidendo su una misura cautelare. Risultato: l’associazione mafiosa saprà che c’è un’indagine e che pende una richiesta di cattura sui suoi esponenti. Ma le sembra possibile?». L’obiettivo di ridurre i tempi della giustizia penale del 25% sarà rispettato? «È tutto paradossale. Ci sarà la paralisi dei procedimenti, la paralisi della giustizia. Non so se è chiaro cosa significhi per la collettività. Altro che Pnrr». Però in parte i soldi del Pnrr li abbiamo avuti grazie alla riforma Cartabia. «Avremmo potuto averli comunque, ma con riforme di gran lunga più adeguate. Anzi una riforma presentata con lo slogan “è l’Europa che ce lo chiede” va esattamente nel verso opposto. Lo dice la stessa Europa nella Relazione sullo stato di diritto 2022, documento annualmente redatto dalla Commissione Ue che analizza gli sviluppi dei sistemi giudiziari negli Stati membri, evidenziando diverse critiche nei Confronti delle riforme volute dal ministro Cartabia». Il discorso vale anche per la riforma del Csm? «La riforma del Csm invece di indebolire ha rafforzato le correnti e le ultime elezioni lo dimostrano». Cosa altro si potrebbe fare nell’immediato? «Innalzare l’età pensionabile dei magistrati da 70 almeno a 72anni; diminuire il numero dei magistrati fuori ruolo nei ministeri e nelle commissioni parlamentari; prevedere che a occuparsi della scuola superiore della magistratura, al netto dei danni che ha fatto e sta facendo, vengano assegnati magistrati in pensione».
 
Nel governo prevarrà l’anima garantista o quella “legge e ordine”? «Non ho la sfera di cristallo, e comunque credo che non siano incompatibili». Il compromesso sull’ergastolo ostativo funzionerà? «Bisogna trovare il giusto equilibrio tra i principi espressi dalla Consulta e dalla Corte europea dei diritti dell’uomo e una norma, voluta da Falcone nel 1992, che subordina per i condannati per alcuni reati gravi, in particolare mafia e terrorismo, i benefici penitenziari alla collaborazione con la giustizia, dimostrando così il loro ravvedimento». Il suo libro “Fuori dai Confini”, scritto con Antonio Nicaso, esplora la ramificazione della ‘ndrangheta all’estero: l’Italia è diventata periferica? «Assolutamente no. Spieghiamo ciò che sta accadendo e potrebbe accadere dopo la guerra. Subito dopo la guerra nella ex Jugoslavia, nelle indagini si è visto come ‘ndrangheta, sacra corona unita, mafia albanese sono andate in Bosnia e Montenegro a comprare armi pesanti ed esplosivo. Oggi armi micidiali si stanno utilizzando in Ucraina, senza nessun controllo sull’effettivo utilizzo. E se succedesse la stessa cosa?». Un capitolo è dedicato a Malta: nel cuore dell’Europa, tra broker e malacarne. «Sicuramente è uno Stato prediletto per società di gioco online, luogo d’incontro per operazioni sospette. Ma quando chiediamo notizie, attraverso rogatorie internazionali, La Valletta risponde poco o in notevole ritardo. Ma in Europa non è solo Malta che non collabora bene». Quanto le è spiaciuto non essere nominato procuratore nazionale antimafia? «Mi è dispiaciuto abbastanza. Ma vado avanti». Sempre in Calabria? «Non potendo rimanere a Catanzaro fino alla pensione, credo che farò anche la domanda come procuratore generale di Roma. Concorro solo per i posti che mi interessano realmente per sfruttare al meglio la mia esperienza. Se me lo consentiranno».
 
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