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Il reato non è tutto

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 01/12/2022

In edicola In edicola Goffredo Buccini, Corriere della Sera
“I casi di cronaca con forte impatto politico, accendono spesso un derby tra cosiddetti garantisti e cosiddetti giustizialisti”. Lo scrive Goffredo Buccini sul Corriere della Sera ricordando che “la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio (per tutti, non solo per amici e affini) è già prevista dall’articolo 27 della Costituzione. E tuttavia in Italia la teoria è spesso contraddetta dalla prassi. In realtà, al netto di sempre possibili miglioramenti, non si può che essere lieti se un perimetro garantito di civiltà giuridica viene ripristinato nel rapporto tra la giustizia penale e l’informazione. E però non si può non ricordare che l’informazione ha doveri a prescindere dalla sfera giuridica di una vicenda. Il vizio consolidato di pescare a strascico dalle «carte» della Procura lacerti di verbale o di intercettazione contro l’indagato per spararli in pagina, così contribuendo a una gazzarra politica dove non si capiscono più torti e ragioni, non va confuso in alcun modo con gli obblighi che l’informazione ha verso i cittadini: il principale dei quali resta quello nei confronti del cittadino-elettore. Se entra in Parlamento un sindacalista con gli stivali coperti del fango dei campi, per segnalare al mondo che il suo mandato sarà tutto rivolto a proteggere i diritti degli ultimi e il lavoro di braccianti e immigrati – sottolinea Buccini - il minimo che deve attendersi è che i media vadano nei campi e nei ghetti da cui è venuto per verificare la qualità delle sue promesse. Non lo si fa sempre, è vero, e questo è sbagliato. Ma è esattamente ciò che si è fatto nel recente caso dell’onorevole Aboubakar Soumahoro. A prescindere dai suoi esiti, la vicenda del neoparlamentare eletto con Alleanza Verdi e Sinistra è preziosa perché segnala alcune peculiarità: ma, attenzione, non nel circuito tra giustizia e informazione quanto piuttosto in quello tra informazione e politica. Questa non è in alcun modo una vicenda penale (il deputato non è indagato e non ha parte attiva nelle cooperative della suocera e della compagna): è una vicenda tutta politica. E lo è anche per un altro motivo perché ci costringe a riflettere sulla costruzione in laboratorio di un falso mito ad uso di un’ideologia o di una leadership, rimandando ad altri casi, il più assonante dei quali è quello di Mimmo Lucano. L’ostensione della bontà è un potente prodotto da veicolare in un mondo politico la cui profondità di visione si ferma a un tweet. Ma fa un salto di specie quando incrocia una pessima legge elettorale. Soumahoro, sul conto del quale erano già arrivati segnali di perplessità dai territori fino alle orecchie dei leader che lo hanno candidato, era stato bocciato dagli italiani nel confronto diretto: il 25 settembre aveva perso contro Daniela Dondi di Fratelli d’Italia, nel collegio uninominale di Modena, storico feudo della sinistra. Ma – conclude Buccini - era stato ripescato in Lombardia nella lista plurinominale del centrosinistra grazie al proporzionale”.
 
Luca Ricolfi, la Repubblica
Luca Ricolfi su Repubblica parla del dibattito sul reddito di cittadinanza e (re)introduce proposte concrete: “Non sappiamo ancora che tipo di sussidio, esattamente, prenderà il posto del reddito di cittadinanza, ma sappiamo quali sono gli obiettivi del governo. Il primo – scrive Ricolfi - è ridurre drasticamente il numero di percettori indebiti, il secondo è di minimizzare il numero di percettori che percepiscono il sussidio pur essendo in condizione di lavorare. Su questi due obiettivi è difficile dissentire, anche se sarebbe il caso di aggiungerne un terzo: portare vicino a zero il numero di famiglie escluse dal sussidio nonostante siano in condizione di povertà assoluta (sappiamo che il reddito di cittadinanza attuale ha anche questo difetto). Ebbene, dei tre obiettivi, quello cruciale è il secondo: offrire un lavoro agli occupabili, specie nelle fasce di età giovanili. Proprio per questo, mi pare che sarebbe estremamente importante che, nella manovra, oltre ai provvedimenti di sostegno del reddito delle fasce deboli (bollette, pensioni, carta acquisti, ecc.), fossero presenti interventi volti specificamente ad aumentare l’occupazione. Secondo Ricolfi, oltre a rimodulare il reddito di cittadinanza sulla falsariga de vecchio reddito di inclusione, “la mossa decisiva, però, potrebbe essere un’altra. Giorgia Meloni potrebbe riprendere la vecchia idea del maxi-job, una proposta messa a punto nel 2014 dalla Fondazione Hume (che ho fondato insieme ad altri) e che allora aveva ricevuto – oltre a quello di Giorgia Meloni stessa – il sostegno di Susanna Camusso, leader della Cgil. Di che cosa si tratta? In estrema sintesi: azzerare i contributi sociali sui posti di lavoro veri e aggiuntivi. Dove ‘veri’ significa a tempo indeterminato, per almeno 32 ore settimanali. E ‘aggiuntivi’ significa tali da aumentare il numero di occupati dell’impresa. Il vantaggio di questa misura è che, se i posti di lavoro aumentano di più di quanto sarebbero aumentati in sua assenza, la decontribuzione si autofinanzia. Ogni posto di lavoro creato in virtù della decontribuzione, infatti, oltre a generare Pil aggiuntivo, genera gettito aggiuntivo, sotto forma di introiti statali addizionali sul reddito (Irpef) e sui consumi (Iva). Il costo della decontribuzione, in altre parole, è coperto dalla spinta che la decontribuzione stessa è in grado di imprimere alla dinamica dell’occupazione e del Pil. Togliere il reddito a chi non ne ha diritto e a chi trova un lavoro genera risparmi significativi: sarebbe un bel segnale – conclude - che una parte di tali risparmi andasse a correggere l’altra grande stortura del reddito di cittadinanza, ossia la sua incapacità di raggiungere tutti i poveri”.
 
Eugenia Tognotti, La Stampa
“Diciamocelo. È anche una sonante vittoria della scienza quella che ci ha consegnato la decisione della Corte costituzionale”. Eugenia Tognotti sulla Stampa usa parole inequivocabili sulla vicenda vaccini perché, spiega “una bocciatura solenne - data la fonte da cui proveniva - dei decreti Draghi sull’obbligo di vaccinazione sarebbe stata percepita come una vittoria dai No Vax e della galassia degli esitanti che, negli ultimi due anni, hanno instancabilmente predicato, da ogni possibile pulpito, contro i vaccini e le vaccinazioni con i più vari argomenti. Insistendo, per citarne solo alcuni, sul fatto che si trattava di un siero sperimentale, evocando danni ed effetti collaterali nascosti da varie autorità sanitarie, sottolineando il fatto che la stessa firma del consenso significava che c’era qualcosa di nascosto, di dubbio, di oscuro in quei vaccini che si pretendeva di imporre al personale sanitario e scolastico. Di fatto – sottolinea l’editorialista - nel giudicare ‘inammissibili’, o ‘non fondate’, le questioni proposte dal Tar, da vari tribunali e dal Consiglio di giustizia amministrativa siciliano, i 15 giudici della Consulta hanno di fatto affermato anche la validità del vaccino. Il suo ruolo nella tutela della salute collettiva, insieme alla inesistenza di effettive ragioni di violazione costituzionale. Proteste, polemiche, prese di posizione, controversie, ricorsi degli antivaccinisti assumevano come punto centrale l’articolo della Costituzione che dispone che il trattamento sanitario non può essere imposto a nessuno, se non per disposizione di legge. Secondo l’articolo 32, la salute non è soltanto un ‘diritto dell’individuo’, ma è anche, assolutamente, un ‘interesse della collettività’. E il rilievo anche ‘collettivo’ della salute (salus suprema lex esto) può giustificare trattamenti sanitari obbligatori, come, appunto, l’obbligatorietà di alcuni vaccini nei casi strettamente previsti dalla legge. Insomma, la legge impositiva di un trattamento sanitario non è affatto incompatibile con l’art. 32 della Costituzione se il trattamento è diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute della collettività. La decisione di oggi – conclude Tognotti - segna sicuramente un punto fermo e fa chiarezza su libertà personale, autodeterminazione del oggetto, diritto alla salute, oltre che sul principio solidarietà fra individuo e collettività”.
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