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Scommesse centriste

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 30/11/2022

Scommesse centriste Scommesse centriste Angelo Panebianco, Corriere della Sera
Il cosiddetto Terzo Polo è destinato a grandi imprese oppure dovrà accontentarsi di vivacchiare stretto nella tenaglia fra destra e sinistra? Se lo chiede Angelo Panebianco in un lungo editoriale sul Corriere della Sera. “Calenda e Renzi ambiscono a presentarsi agli elettori nella veste della «opposizione responsabile» - scrive Panebianco -. Ciò serve a marcare la distanza che divide il Terzo polo dal massimalismo dei 5Stelle e dal resto dell’opposizione nel suo insieme. Però è una posizione difficile e rischiosa perché il futuro del Terzo Polo dipende più da ciò che accadrà sia nell’area del governo sia in quella dell’opposizione. Per quanto riguarda il governo, tutto è legato a una scommessa: riuscirà la destra a consolidare il suo potere oppure, nonostante l’indubbia abilità di Meloni, la sua azione incontrerà tali e tante difficoltà da suscitare, fra non molto, forti delusioni nell’elettorato? Se ciò avvenisse, il Terzo polo sarebbe nella posizione migliore per intercettare una parte dei delusi della destra. Ma, indubbiamente, è ciò che accadrà alla sua sinistra, in casa Pd, ciò che maggiormente condizionerà il futuro del Terzo polo. Al momento il Pd sembra fare ogni sforzo per eludere la regola generale: quella secondo cui se una qualunque organizzazione politica si trova a rischio di sopravvivenza reagisce alla sfida nominando un «dittatore», il quale mette fuori gioco le piccole oligarchie che la dominavano, la ristruttura profondamente e la mette in condizione di tornare ad essere competitiva. La dirigenza Pd ha scelto invece di rinviare di mesi e mesi le decisioni sul proprio assetto futuro, il che lo espone sia agli attacchi del Terzo Polo che a quelli dei 5S. Dal punto di vista di Calenda e Renzi l’esito migliore sarebbe quello di un Pd disposto ad allearsi con i 5 Stelle: per il Terzo polo sarebbe una benedizione, perché gli spalancherebbe davanti vaste praterie elettorali da percorrere in carrozza”.
 
Walter Galbiati, Repubblica
Repubblica, con Walter Galbiati, torna a commentare la legge di bilancio definendola “una manovra senza una visione, semplicemente un calcio a un barattolo di latta per spingere il problema un po’ più in là senza risolverlo. Così è stato per gli interventi sull’energia, che rimandano il problema ad aprile, sperando in un inverno mite e nell’abbassamento del prezzo del gas. Ed è stato così per gli altri provvedimenti che non risolvono i problemi sul tavolo, come quello della pressione fiscale sui lavoratori, ma che addirittura ne creano altri come l’annunciata abolizione del Reddito di cittadinanza, che va colpire la parte più debole degli italiani”. Sul Rdc “il governo non si è espresso su quali saranno le politiche in grado di assicurare l’accesso al lavoro degli ‘occupabili’ e nemmeno su quali saranno gli strumenti capaci di garantire chi non potrà comunque trovare un impiego. La manovra si è persa in mille rivoli clientelari, ignorando anche quel ceto medio che costituisce l’ossatura del Paese. Qui si poteva investire su un taglio del cuneo fiscale più ampio per mettere nelle tasche dei lavoratori dipendenti qualche soldo in più in grado di attutire l’erosione del potere d’acquisto. Invece si è preferito introdurre l’aliquota piatta per autonomi e partite Iva per inseguire le proprie promesse elettorali. Non si è scelto nemmeno di aiutare le imprese con misure più appropriate. Sull’energia si sono tolti gli oneri di sistema, ma il prossimo anno torneranno e si è deciso di concedere i crediti di imposta nella speranza che le imprese abbiano bilanci tanto capienti da poterli scontare. Serviva poi una visione, una politica industriale in grado di scegliere su quali settori investire. E la mancanza di politica industriale è ancora più evidente nelle tre grandi partite societarie che il governo deve giocare: Tim, Ita e Ilva. È vero che sono patate bollenti che i governi si sono passati di mandato in mandato. Ma è ora di decidere cosa fare”.
 
Gianni Castellaneta, Il Messaggero 
“Dopo le tensioni con la Cina, per gli Usa potrebbe aprirsi un nuovo fronte di scontro nei confronti dell’Unione europea”. Lo segnala sul Messaggero Gianni Castellaneta, secondo il quale “si potrebbe infatti aprire con la Commissione Ue una nuova disputa commerciale legata al (presunto) mancato rispetto da parte degli Usa di regole del gioco comuni in tema di commercio e promozione degli investimenti. Tutto ha origine dall’Inflation Reduction Act, provvedimento introdotto dall’amministrazione democratica ne lcorso dell’estate nel tentativo di rilanciare l’economia attraverso un massiccio programma di sussidi all’industria statunitense delle tecnologie green. Circa 370 miliardi di dollari in sussidi alle imprese americane che rischiano però di distorcere la concorrenza, penalizzando l’accesso al mercato Usa alle aziende europee. Da qui le proteste dell’Ue che chiedono correttivi e regole del gioco comuni: altrimenti la questione sarà sollevata in seno al Wto, con il rischio di dare il via ad una controversia legale che potrebbe durare più di un anno e di deteriorare le relazioni bilaterali. Non sembra essere una situazione ottimale per Biden che, dopo aver dichiarato apertamente guerra a Pechino restringendo l’export di semiconduttori e componenti hi-tech nel tentativo di ritardare lo sviluppo tecnologico della Cina, rischia ora di farsi un altro nemico nell’Europa. Da entrambe le parti dell’Atlantico – conclude Castellaneta – occorrono dunque manifestazioni di lucidità e di apertura alla collaborazione. E l’Italia, in cerca di investimenti in ambito tecnologico (si parla infatti di ingenti risorse che Intel, colosso dei microchips, potrebbe destinare al nostro Paese), potrebbe farsi interprete, come fino ad ora mostrato dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni, di un atteggiamento europeo improntato al dialogo”.
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