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Altro parere

Un tetto troppo alto e il distacco dalla realtà

Redazione InPiù 24/11/2022

Altro parere Altro parere Davide Tabarelli, Il Sole 24 Ore
Davide Tabarelli, sul Sole 24 Ore, sottolinea che il tetto Ue al prezzo del gas è troppo alto: 275 euro per megawattora, più del doppio dei prezzi di questi giorni che oscillano intorno a 120 euro e solo 75 euro in meno del picco assurdo di 350 euro del 26 agosto quando il mercato era travolto dal panico per le interruzioni sul Nord Stream e per la corsa agli stoccaggi. È altissimo rispetto alle medie di lungo termine di 20 euro per megawattora, rispetto al costo di produzione intorno ai 10 e rispetto al prezzo americano di oggi di 21 euro. Insomma, un distacco vertiginoso dalla realtà del resto del mondo che dà una misura della crisi in cui ci siamo cacciati. È troppo facile ora criticare, come accade sempre in questi tentativi che risultano impacciati e contraddittori. Un paradosso, però, va sottolineato subito, ovvero che 275 euro stride enormemente con la politica energetica che continua a portare avanti la Commissione e che è stata ribadita anche qualche giorno fa da Timmermans, il vicepresidente rivoluzionario verde, a Sharm El Sheikh alla COP27. Che si basa su un veloce abbandono delle fossili, tra cui il gas, su cui pertanto non serve, anzi è vietato, fare nuovi investimenti, come recita la tassonomia. La montagna di risorse che l’Italia e l’Europa stanno trasferendo al resto del mondo, alla Norvegia, agli Stati Uniti, al Nord Africa, al Qatar, può essere quantificato rispettivamente a 100 miliardi di euro per noi e a 1000 miliardi di euro per il resto dell’Unione. È una sottrazione di risorse interne che significa azzeramento della crescita o addirittura recessione. Un prezzo del gas a 275 euro equivale a oltre 600 euro per megawattora per l’elettrico, anche qui da paragonare a prezzi che oscillano intorno a 250 euro, mentre la cessione di elettricità da rinnovabili agli energivori è stata stabilita ad un tetto di 210 euro in Italia e in Europa a 180.
 
Claudio Cerasa, Il Foglio
Secondo il direttore del Foglio, Claudio Cerasa, la manovra approvata lunedì sera dal governo Meloni, manovra cauta, prudente, non spendacciona e tutt’altro che estremista, può essere riassunta utilizzando un aggettivo semplice e provocatorio: imbarazzante. Ma attenzione, continua Cerasa: imbarazzante non per ciò che la manovra contiene, ma per ciò che la manovra rappresenta tanto per chi l’ha promossa quanto per chi la sta osteggiando. E’ imbarazzante, per Meloni, la sua prima manovra di governo perché il 90 per cento delle scelte fatte dalla maggioranza di centrodestra, come ammettono anche alcuni ex consiglieri dell’ex premier, le avrebbe fatte anche il governo Draghi: niente abusi sul debito, deficit tutto sommato contenuto, due terzi degli stanziamenti contro il caro bollette e pochi spiccioli sulle scelte identitarie, taglio del cuneo fiscale per i lavoratori. E lo stesso Reddito di cittadinanza, durante l’ultimo discorso tenuto da Draghi al Senato, è stato oggetto di feroci critiche da parte dell’ex premier. La prima manovra del governo Meloni, dunque, è imbarazzante per il governo Meloni, perché dimostra che la discontinuità economica promessa in campagna elettorale con il governo precedente era al 90 per cento figlia della propaganda. Ma allo stesso tempo è imbarazzante anche per le opposizioni. Il Pd contestava il centrodestra per essere contro l’agenda Draghi e l’agenda Draghi, oplà, rispunta nella manovra. Il Pd elogiava Draghi quando Draghi suggeriva di rivedere il Reddito di cittadinanza e ora, oplà, il governo di centrodestra ha effettivamente rivisto il Reddito di cittadinanza. Il Pd contestava il centrodestra per essere ambiguo sul putinismo e il centrodestra, oplà, ie ri al Parlamento europeo vota compatto la mozione con cui la Russia viene definita uno stato che sponsorizza il terrorismo e usa metodi terroristici e lo fa nel lo stesso giorno in cui il M5s si è astenuto e tre europarlamentari del Pd hanno votato contro la mozione.
 
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