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Altro parere

C'è solo il silenzio

Redazione InPiù 22/11/2022

Altro parere Altro parere Vittorio Macioce, Il Giornale
“Questo è un Mondiale che sarebbe stato meglio non giocare perché gli emiri si comprano pezzi di mondo, ma rispediscono al mittente quella scocciatura dei diritti umani”. Lo scrive Vittorio Macioce sul Giornale commentando quanto avvenuto ieri in Qatar: “Al Khalifa International Stadium di Doha undici iraniani vestiti di rosso si preparano a sfidare chi il football lo ha inventato. E’ il momento degli inni, sacra formalità. Gli inglesi si portano la mano al cuore e mezzo stadio canta God Save the King. Si è già capito invece da che parte stanno i ragazzi iraniani. Lo ha detto il giorno prima Ehsan Hajsafi, il loro capitano. Stanno con le donne che si tolgono il velo, contro il tempo immobile degli Ayatollah e piangono per tutti quelli che il regime teocratico di Teheran sta cercando di piegare, con una mattanza che non risparmia neppure i bambini. «Siamo con voi». Ci sono gesti che non sembrano rivoluzionari, come quello di chiudersi a cerchio e stringersi le mani. Neppure il silenzio lo sarebbe. Questa volta lo è. Non cantano, perché non c’è nulla di cui essere orgogliosi. L’orgoglio adesso è altrove. È nelle piazze che dicono basta. È baciarsi appoggiati a una macchina con i capelli nudi e sciolti. Sugli spalti c’è chi fischia, indignato, e ci sono ragazze che piangono, per dire grazie”. Invece “sul braccio di Harry Kane, capitano dell’Inghilterra, non c’è la fascia con il cuore arcobaleno. Avrebbe dovuto esserci. Era la promessa di sette nazionali. Un simbolo per dire che nessun amore può essere discriminato, che due donne o due uomini possono baciarsi senza vergogna, e soprattutto senza subire punizioni, in ogni angolo del Qatar. La fascia arcobaleno invece non è mai scesa in campo. La Fifa non vuole. Quella scritta «One Love» non è opportuna. Tutti, alla fine, hanno rinunciato alla fascia. È bastato un cartellino a spegnere la protesta. Un cartellino giallo ha spento la rivendicazione universale dei diritti umani”.
 
Lucia Capuzzi, Avvenire
“Nelle spesse tenebre della politica internazionale in cui siamo immersi, il summit di Sharm el-Sheikh ha fatto entrare un raggio, seppur piccolo, di luce”. Lucia Capuzzi, su Avvenire, mostra ottimismo sui risultati ottenuti nell’ultima Conferenza Onu per il clima. “Per una volta, i Paesi confinati alla periferia della geopolitica sono riusciti a far valere le loro giuste ragioni di fronte ai Grandi. Il riconoscimento dell’obbligo del Nord del pianeta, responsabile del riscaldamento globale, di assistere finanziariamente le nazioni che ne subiscono gli effetti più devastanti, è una pietra miliare nella diplomazia, non solo climatica. La creazione di un fondo per le cosiddette ‘perdite e danni’ subiti dai più vulnerabili è stato un tabù per trent’anni e ventisei Cop. Ogni volta le potenze mondiali avevano sepolto la richiesta sotto una coltre di giustificazioni, sempre meno credibili e sempre più ostinate. La stessa tecnica che hanno cercato di replicare nelle ultime due settimane di trattative egiziane. Se questa volta non ci sono riusciti è stato per la capacità del Sud globale di giocare una doppia partita. Gli Stati di Africa, Asia, America Latina e Pacifico si sono posti nei confronti delle altre delegazioni come un unico blocco. Sono, cioè, stati in grado di lasciare fuori dalle stanze del negoziato le divergenze politiche e storiche che da sempre li contrappongono. Riuniti compatti nel Gruppo dei 77, che include l’85% degli abitanti del pianeta, hanno gridato a una sola voce: giustizia climatica. Allo stesso tempo, hanno saputo spiegare le loro ragioni e coinvolgere nella loro lotta l’opinione pubblica internazionale, a partire dai giovani. Certo – ammette Capuzzi -, quello portato dalla ‘Cop dell’alba’ è appena un tenue barlume: ci vorranno due anni perché il meccanismo finanziario diventi reale e, prima o dopo, potrebbe essere svuotato di contenuto”.
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