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Tirare a campare

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 22/11/2022

Tirare a campare Tirare a campare Francesco Bei, Repubblica
Secondo Francesco Bei di Repubblica quella varata ieri sera dal governo Meloni “è la manovra del tirare a campare”. “Una manovra prudente, e questo è un bene, viste le promesse di grandi scostamenti di bilancio fatte in campagna elettorale. Ma è la prudenza ragionieristica di chi non vuole rischiare perché non sembra avere una visione strategica su dove portare il Paese, di chi dà pochi spiccioli in troppe direzioni perché non ha la forza di scegliere. Con l’effetto di scontentare tutti. La gran parte delle risorse disponibili, circa due terzi dell’intera legge di bilancio - spiega Bei -, sono andate a confermare misure contro il caro-energia già previste dal governo precedente. Misura obbligata, certo, ma che riguarda soltanto imprese energivore e cittadini con Isee molto bassi. La maggioranza delle famiglie non ne avranno benefici. Un discorso analogo per lo sbandierato taglio del cuneo fiscale. Sarà una riduzione percentuale minima, quasi inavvertibile per i pochi lavoratori a basso reddito. Meglio che niente, ma di sicuro molto meno rispetto alle sparate su improbabili interventi d’urto da 30 miliardi di euro con cui la destra aveva riempito i social prima del voto. Quello che resta è qualche regalino ai soliti evasori, sempre coccolati. Quello che manca è persino peggio. Con l’inflazione al 12% anche soltanto confermare i saldi per la sanità e l’istruzione significa operare politicamente per un pesantissimo taglio alla spesa sociale. E’ come se quei comparti patissero un taglio orizzontale di risorse pari all’inflazione attesa. Un capitolo a parte - conclude Bei - merita il Reddito di cittadinanza. Persino i più strenui oppositori della misura, in un momento di forte crisi sociale come quello che stiamo vivendo, si sono convinti che il mantenimento della copertura sia necessario. Ma si capisce che Meloni non poteva arretrare anche su questo punto senza perdere la faccia”.
 
Massimo Franco, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera Massimo Franco nota che “il duro impatto con la concretezza dei conti e dei vincoli europei costringe tutti a rivedere parole d’ordine utili a prendere voti, ma scivolose quando bisogna governare. Per questo – sottolinea - il riflesso prudente che sulla manovra si è fatto strada a Palazzo Chigi va accolto positivamente” e “fa bene la premier a dire all’opinione pubblica e al resto della sua coalizione, innamorata delle proprie bandiere elettorali, che in questa situazione non si può ottenere di più”. Secondo Franco “non è scontato che il monito basterà, ma dovrebbe bastare per fare in modo che la legge di Bilancio sia approvata senza provocare un’impennata della spesa pubblica. Non a caso, Meloni ha già ribadito che ogni misura dovrà essere presentata solo se avrà un’adeguata copertura finanziaria. E alcune proposte estemporanee, non tutte purtroppo, sono nate e finite nello spazio di poche ore: a conferma che la tentazione di perseguire una strategia elettorale senza elezioni in vista è un virus dal quale anche l’attuale coalizione fatica a liberarsi. Ma il gradualismo col quale il governo ha deciso di affrontare un provvedimento controverso come il reddito di cittadinanza è un segnale di consapevolezza del momento difficile del Paese. La cautela con la quale si muove sulle pensioni e sulla riduzione delle tasse è destinata a scontentare il resto della maggioranza e forse una parte del suo stesso elettorato; eppure è inevitabile. Il tema semmai – conclude Franco - è quale visione si scorga dietro una manovra che si sforza di apparire responsabile. E al tempo stesso risente sia delle divergenze tra alleati, sia di una certa insicurezza legata alla paura di offrire pretesti ai pregiudizi europei contro il governo”.
 
Marco Zatterin, La Stampa
Giorgia Meloni, scrive Marco Zatterin sulla Stampa, ha presentato una legge di bilancio “che sa molto di «linea del Piave»: non pone fine ad alcuna vecchia pacchia vera o presunta e, allo stesso tempo, non crea aspettative reali per le nuove pacchie promesse prima del voto. E’ una manovra catenaccio, un pacchetto che prende tempo, butta la palla lontano, spera che il rimbalzo sia favorevole, ma manca di organicità e visione. Non c’è un gran rinnovamento, il che potrebbe anche non essere un male, visto quel che suggeriscono quotidianamente gli architetti della destra. La parte più organica è figlia dell’esecutivo Draghi: la continuità serve a garantire un basso servizio del debito e a calmierare la bolletta elettrica. Benissimo. Le poche novità rifuggono la creatività finanziaria. I numeri sono quelli attesi e non suscitano sorpresa. Le coperture sollevano tuttavia interrogativi a cui sarà necessario rispondere, magari non con la tassa aumentata sulle vincite. La lotta all’evasione resta un concetto astratto. Premiare chi non paga tributi non è mai educativo. Il disegno complessivo fa emergere una propensione alle mancette sotto forma di stralci fiscali, nonché dubbi di iniquità perché si sorride alle categorie dal rapporto più difficile con l’Agenzia delle entrate piuttosto che ai lavoratori dipendenti che le tasse le pagano tutte. Le questioni roventi sono giocoforza rinviate, sospese. Slitta di un anno lo scalone della riforma Fornero, come se dodici mesi bastassero a scoprire il segreto della pace fra chi insegue una terza età felice e chi gliela deve pagare. Sospeso l’intervento sul reddito di cittadinanza, senza una soluzione stabile che combini l’esigenza di un necessario aiuto per i più deboli e fragili e quella di dare un impiego a tutti quelli che vogliono e possono scambiare il proprio prezioso tempo per un salario giusto e regolare. Provvisorio anche il taglio del cuneo fiscale. Nel mentre, le riforme sono ‘non pervenute’”.
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