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A destra confusione, a sinistra divisione

Redazione InPiù 17/11/2022

Altro parere Altro parere Claudio Martelli, La Gazzetta del Mezzogiorno
A destra – commenta Claudio Martelli sulla Gazzetta del Mezzogiorno – il governo di Giorgia Meloni ha mosso i suoi primi passi inciampando nella confusione. Alcune sono difficoltà oggettive come quella di contenere i rischi incombenti di recessione economica e di ulteriore impoverimento dei lavoratori dipendenti e del ceto medio. Altre sono conseguenza delle smanie di riscatto dei partiti alleati che non hanno ancora digerito il ridimensionamento della loro forza sancito dalle elezioni del 25 settembre. Lega e Forza Italia in forme e modi diversi sembrano soffrire la leadership di Giorgia Meloni e volutamente o meno, per spirito di rivalsa o per mero protagonismo, nell’intento di condizionarla, rischiano di appannarla e di indebolirla. Per parte sua, la presidente del Consiglio non è sembrata finora determinata o capace di imporre lo stesso spartito a ministri e sottosegretari che a beneficio di giornali e Tv recitano a soggetto ciascuno la propria versione sulle misure per contenere gli sbarchi di migranti, sui provvedimenti sanitari passati e futuri, sull’invio di armi all’Ucraina. Il campo delle opposizioni più che da divisioni è invece connotato da radicali incompatibilità come quelle tra Terzo Polo e 5 Stelle. In mezzo ora si agita ora ristagna il travaglio del partito democratico. Nato come partito a vocazione maggioritaria quando il sistema era bipolare il PD non ha saputo né evitare l’avvento di un sistema multipolare né adeguarsi alla novità. Il prossimo congresso è di fronte a una divergenza reale, identitaria e strategica. Il PD deve restare il partito di centro sinistra pensato al suo concepimento o deve diventare un partito di sinistra sinistra? Mentre i D’Alema, i Bersani, gli Orlando incitano il PD a seguire l’invito di Bettini - «A sinistra. Da capo» – e rispolverano l’armamentario di un classismo conflittuale che ricorda assai più la tradizione comunista che il socialismo democratico e liberale di stampo occidentale, i sedicenti riformisti tacciono.
 
Gianfranco Pasquino, Domani
Le chiavi di lettura del ruolo del presidente della Repubblica – osserva Gianfranco Pasquino sul Domani – possono essere molteplici. La molteplicità delle possibili interpretazioni e la relativa discrezionalità del presidente costituiscono un fattore positivo per il miglior funzionamento del sistema politico italiano. La relativa discrezionalità di cui gode il presidente dipende, anzitutto, dalla definizione dei suoi poteri stabilita, peraltro flessibilmente, nella Costituzione. Per quanto ciascun presidente sappia che “rappresenta l’unità nazionale” (art. 87) le differenze nelle modalità con cui è stato svolto questo compito sono state significative. Sono cresciute sia per il cambiar dei tempi e della politica sia per il grado di autonomia di cui ciascun presidente ha potuto e voluto godere, soprattutto dopo il 1994. Molto hanno contato e continuano a contare anche le convinzioni e le capacità del presidente stesso. Dal canto suo, fino dall’inizio del suo primo mandato il presidente Mattarella ha inteso e fatto chiaramente intendere che desidera rappresentare l’unità nazionale non tanto e non solo in patria (!), ma anche in special modo sulla scena europea. Pertanto, le sue esternazioni e i suoi comportamenti sono orientati a porre l’Italia, a prescindere dai governi del momento, nella posizione e nella luce migliore possibile. Più di chiunque altro perché sta e vuole rimanere al disopra della mischia politica, Mattarella vuole proiettare sulla scena europea la credibilità del paese di cui è presidente. La lunga telefonata di Mattarella con il presidente Macron era intesa a comunicare a Macron che i rapporti fra Italia e Francia, fra le due nazioni, debbono rimanere (ritornare) a essere improntati a reciproca amicizia. Interpretando l’unità nazionale, il presidente non si è sostituito al governo, ma ha in qualche modo segnalato al governo Meloni che deve ridefinire qualcosa di importante nello specifico rapporto con la Francia.
 
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