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Ragioni e torti di Berlino

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 04/10/2022

In edicola In edicola Paolo Valentino, Corriere della Sera
La Germania ha fatto «boom». Anzi, per dirla con Olaf Scholz, ha fatto «doppio boom». Così Paolo Valentino sul Corriere della Sera ricordando “i 200 miliardi di euro messi da parte dal governo federale per proteggere le imprese e i consumatori tedeschi dagli effetti devastanti del caro energia” che “hanno sollevato legittime ondate di critiche negli altri Paesi dell’Unione europea. Le dimensioni dello scudo e i tempi dell’annuncio, fatto il giorno precedente un incontro dei ministri dell’Energia dedicato proprio a cercare un approccio comune per fronteggiare l’esplosione dei prezzi del gas, lasciano di sasso i dirigenti europei e soprattutto riaprono ferite antiche. Dieci anni or sono – ricorda l’editorialista - nel buio della crisi finanziaria, Berlino si fece paladina dell’austerità, predicando lacrime, sangue e bilanci in pareggio ai peccatori dell’Eurozona, la Grecia per prima. Oggi, la coalizione di governo tra socialdemocratici, verdi e liberali si converte alla spesa e predispone un bazooka così potente da mettere a nudo una realtà semplice e drammatica: nella casa europea c’è chi può permettersi di gettare miliardi nell’economia per sostenere famiglie e aziende e chi no. Oggi la realtà è quella di un Paese che affronta per la prima volta dopo decenni il suo incubo più ancestrale, quello dell’inflazione, trainata dall’impennata dei costi energetici e schizzata in media sopra il 10%. Mentre – sottolinea Valentino - l’assenza di alternative immediate di approvvigionamento, dopo la tardiva rinuncia al Nord Stream 2 e la chiusura di fatto del Nord Stream 1 da parte del Cremlino, aprono la prospettiva di veri e propri collassi per interi comparti industriali. La Germania non può agire da sola nell’Ue, usando pro domo sua l’enorme vantaggio accumulato proprio grazie al mercato unico e ignorando la solidarietà che ne è il fondamento. Così facendo rischia di fornire solo argomenti ai sovranisti: non a caso a sbraitare più forte è stato l’ungherese Viktor Orbán. Farebbe comunque male il nuovo governo italiano a seguire le orme della (finta) indignazione ungherese. Consultarsi e spingere per soluzioni comuni è una strada senza alternative. Anche perché, come spiega il diplomatico, «la Germania sembra seguire lo stesso schema della pandemia: accetterà la solidarietà quando toccherà con mano che il mercato interno è a rischio di saltare e con esso tutta l’economia tedesca». Purché faccia presto”, conclude.
 
Stefano Folli, la Repubblica
Oltre alla nomina dei ministri, l’elezione dei presidenti di Camera e Senato si presenta come un passaggio molto indicativo per l’avvio del prossimo governo. Così Stefano Folli su Repubblica che lo definisce “passaggio insieme politico e istituzionale, dal momento che servirà a definire gli equilibri in Parlamento e in un certo senso a indicare il clima dei rapporti fra maggioranza e opposizione. Giorni fa il tema era affiorato sui giornali con la suggestione di un centrodestra disposto a concedere alle opposizioni la presidenza di una delle due assemblee. Si attribuiva l’idea a Giorgia Meloni, come pegno di una “normalità” istituzionale premessa della reciproca legittimazione delle forze in campo Tuttavia, così come era emerso, il tema si è inabissato. Ora siamo di nuovo davanti a un bivio. Giorgia Meloni può riallacciarsi a una tradizione non disprezzabile della Prima Repubblica, nell’intento di rendere più fluidi i rapporti parlamentari e trasmettere un messaggio positivo anche all’estero. Oppure – spiega Folli - può restare nel solco della consuetudine più recente. Nella seconda ipotesi non ci sarebbe nulla di scandaloso e nemmeno di inappropriato. Nel primo caso, tuttavia, si darebbe un segnale di novità a tutto campo. Qualcosa di sorprendente, considerate le abitudini di una politica rissosa e spesso mediocre. Diciamo che tutto lascia presumere che il centrodestra vorrà tenersi strette entrambe le presidenze. Si avverte a destra una discreta fame di poltrone e nessuno dai banchi dell’opposizione che possa ergersi a giudice, dati i precedenti. Comunque vada, la vicenda delle due presidenze sarà il primo test per la leadership della vincitrice del 25 settembre. Per quanto l’evento sia improbabile, dare una delle due Camere al centrosinistra — magari il Senato, dove la maggioranza è più sottile — significa far intendere ai due “alleati”, Salvini e Berlusconi, chi detiene lo scettro all’indomani delle elezioni. Rivendicare le due presidenze, viceversa, vuol dire cederne poi una alla Lega e una a Forza Italia. A seconda dei punti di vista – conclude l’editorialista - può essere un intelligente compromesso oppure un pericoloso cedimento. Il primo di una lunga serie”.
 
Nathalie Tocci, La Stampa
Nathalie Tocci sulla Stampa si interroga sulla paura atomica e la follia di Putin: “È credibile la minaccia nucleare russa? – scrive l’editorialista - Questa è la domanda che angoscia l’Europa e gli Stati Uniti, così come altre potenze globali quali Cina e India, per non parlare dell’Ucraina, che ne sarebbe la prima vittima. Razionalmente la risposta è un no secco. Ma la storia è piena di follie che, pur non cambiando l’esito di una guerra, sono tanto insensate quanto possibili. È vero che Vladimir Putin ha parlato apertamente dell’uso dell’arma atomica. Lo fece all’inizio dell’invasione, in quella che sperava fosse una campagna di ‘shock and awe’ in salsa russa”. Tocci sottolinea poi come non sia chiaro se la dottrina militare russa preveda la guerra nucleare in Ucraina: “Questa prevede l’impiego dell’arma nucleare solo in quattro circostanze. Una di queste è l’eventualità di un attacco su territorio russo, ma solo se questo rappresenta «un rischio esistenziale per lo Stato». A questo aggiungiamo una riflessione di fondo. Un’arma, inclusa quella nucleare, viene utilizzata per ottenere uno scopo. Quale sarebbe l’obiettivo strategico di un attacco nucleare russo in Ucraina? Un attacco dimostrativo, ad esempio nel Mar Nero, servirebbe a poco. Durante la Guerra fredda – sottolinea Tocci - l’arma nucleare ha svolto una funzione di deterrenza proprio perché non è stata usata. Sappiamo che la Russia queste armi le ha; usarle per dimostrarlo cambierebbe poco i nostri calcoli. Una bomba nucleare sul fronte, ossia nelle zone dell’est e sud dell’Ucraina, provocherebbe danni enormi. confini riconosciuti del Paese. Infine, un attacco nucleare su Kyiv, provocherebbe non solo danni colossali ma anche una reazione internazionale ben oltre quella occidentale. Dopo gli avvertimenti impliciti di Xi Jinping e Narendra Modi, è impensabile che Pechino e Nuova Delhi possano non alzare ciglio di fronte ad un attacco nucleare su una capitale di 3 milioni di abitanti. A questo aggiungiamo la reazione dell’Occidente. La minaccia nucleare ha una forte ‘ratio’ politica. Un attacco nucleare no. È politicamente inimmaginabile uno scenario in cui, ad attacco avvenuto, una fetta d’Europa alzi le mani e si consegni alla mercé del Cremlino. Ma il fatto che l’uso dell’arma atomica sia irrazionale tanto militarmente quanto politicamente, in quanto non cambierebbe l’esito della guerra ma accelererebbe la disfatta di Mosca, vuol dire che non accadrà? Purtroppo no. La storia – conclude - è piena di follie umane che, pur non cambiando le forze strutturali che animano guerra e pace, sono avvenute”.
 
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