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Gli incubi da scacciare

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPiù 03/10/2022

In edicola In edicola Paolo Lepri, Corriere della Sera
Paolo Lepri sul Corriere della Sera parla degli incubi da scacciare riferendosi ai timori di un conflitto nucleare e citando una canzone di Bob Dylan ('Hard Rains A Gonna Fall'): “Troppe canzoni come questa - scrive l'editorialista - non sono state mai cantate da quando con folle volontà di potenza il presidente russo ha aggredito un popolo alla ricerca della libertà. E da quando - pochi giorni fa, ma dopo altre minacce precedenti di questo tipo - il leader del Cremlino ha annunciato l’intenzione di difendere «con tutte le forze e le risorse a disposizione» le regioni annesse nei referendum-farsa, evocando «il precedente» delle esplosioni nucleari di Hiroshima e Nagasaki. Aver passato questo limite è stato definito tanto «sconsiderato» quanto «pericoloso». A Bruxelles come a Washington, a Londra come a Berlino, a Parigi come a Roma (lo tenga a mente il futuro governo, senza esitazioni), bisogna ormai rendersi conto che la Russia si è trasformata, come ha scritto Thomas Friedman, «in una gigantesca Corea del Nord». I cui confini vanno dall’Europa libera ai bordi dell’Alaska. Ma quali obiettivi si prefigge Putin minacciando l’uso di armi nucleari negli stessi giorni in cui annuncia le annessioni? Secondo un’analisi del New York Times – scrive Lepri - alle ragioni di politica interna e al desiderio di riconquistare il rispetto perduto nel mondo dopo i recenti insuccessi militari, si unisce concretamente il tentativo di limitare o fare cessare l’appoggio occidentale a Kiev e di spingere il presidente ucraino a trattare «in una posizione svantaggiosa». Questo è proprio il nocciolo della questione: non è possibile costruire la pace in Ucraina se si dovesse verificare anche una sola di tali condizioni. Detto questo, va comunque ribadito con forza che le lancette dell’orologio sono andate troppo avanti. In altre circostanze la comunità internazionale ha dato prova di maggiore impegno e di maggiore creatività. Perché l’America di Joe Biden non preme, persuade, intima? Che cosa aspetta il segretario generale dell’Onu António Guterres a dedicare tutto il suo tempo ad uno sforzo di pace senza lasciarsi condizionare dai segnali contrastanti che vengono da Paesi come Cina e India (che sono preoccupati, come si è visto recentemente, ma si sono astenuti all’Onu sulla condanna delle annessioni)? L’Europa, da parte sua, - conclude Lepri - avrebbe il dovere (e il diritto) di dimostrare che la volontà può contare anche più degli strumenti effettivi a disposizione.
 
Francesco Bei, La Repubblica
“A dieci giorni dalla prima riunione delle Camere, che darà l’avvio alla formazione del nuovo governo, Giorgia Meloni ha scoperto di avere un elefante nella stanza. Il problema di cui tutti parlano ha un nome e cognome: Matteo Salvini”. Francesco Bei su Repubblica non usa giri di parole per parlare del ‘problema’ in casa centrodestra: “L’ultima trovata – sottolinea l’editorialista - è il consiglio federale leghista convocato oggi per stilare un elenco di nomi da portare al governo. L’interrogativo, a questo punto, riguarda anzitutto i suoi compagni di partito. Nel Pd il segretario Enrico Letta, pur avendo migliorato il dato di lista rispetto alle ultime politiche, ha deciso di dimettersi. Ma se c’è un grande sconfitto dal voto del 25 settembre, quello è proprio Salvini. Possibile che nessuno, tra i leghisti che hanno fatto fuori persino il padre fondatore Bossi, abbia il coraggio politico di contestare una linea così perdente? Di sconfitta in sconfitta, ma sempre inamovibile. Sempre contestato a mezza bocca e dietro le spalle, mai sfidato apertamente. Ma il vero problema – ribadisce Bei - ce l’ha in casa Giorgia Meloni. Lo si è visto ieri, quando il presidente degli industriali italiani, non un pericoloso comunista, ha fatto a coriandoli (proprio a Varese, culla della Lega!) il programma elettorale di Salvini, dalla flat tax ai prepensionamenti. Una conferma che la strada che l’Italia ha di fronte è in qualche modo segnata. E va in un senso opposto a quello indicato dallo stratega di via Bellerio. Con la crisi energetica che strangola il Paese non si può, come ripete il segretario della Lega, ‘fare come la Germania’. Come ha detto il ministro Cingolani da Lucia Annunziata, “la direzione è tecnicamente obbligata” e passa per una soluzione europea. Ora, a meno di due settimane dalle consultazioni, la leader di Fratelli d’Italia è a un bivio: minare il governo affidando un ministero di peso a Salvini, pur sapendo che inizierà a usarlo subito per cercare la sua rivincita politica, oppure escluderlo del tutto, lasciando che bombardi da fuori il quartier generale? Ci sarebbe una terza via – conclude Bei - ma passa per il coraggio dei dirigenti leghisti. Una merce che da quelle parti finora è stata più scarsa del gas russo”.
 
Francesca Sforza, La Stampa
Sulla questione del gas (e anche delle sanzioni alla Russia) si è assistito a una sorta di ‘tradimento europeo’ da parte della Germania. Così Francesca Sforza sulla Stampa che sottolinea: come “proprio quando le lamentele sull’Europa in cui ognuno si fa i fatti suoi sembravano affievolirsi, ed era finalmente diventato più chiaro a tutti, grazie agli sforzi messi in campo per la pandemia con i fondi stanziati per il Pnrr, che nessuno può farcela da solo, mentre insieme diventa possibile, ecco che gli stati membri tornano a dividersi”. Emblematiche, rileva Sforza, le divisioni emerse ieri le divisioni sull’ultimo pacchetto di sanzioni da comminare a Mosca: “Seguendo questa logica, l’Unione Europea dovrebbe cioè farsi carico degli interessi particolari di ciascuno contro gli interessi di difesa collettiva di tutti e Ventisette. Ancor più grave, sotto questo profilo, la posizione di un grande paese come la Germania, che con il suo programma di sovvenzioni per il mercato interno rischia di aggravare la crisi del prezzo del gas per altri paesi dell’Unione portando a un aumento di prezzi sul mercato e mettendo a rischio le imprese di paesi non sovvenzionati, con la conseguente creazione di ulteriori disuguaglianze tra i paesi europei più ricchi e quelli più poveri. Siamo dunque di fronte a un’Europa buona e un’Europa cattiva – osserva Sforza - divisa tra il portare avanti misure in difesa di tutti – che inevitabilmente impongono a ognuno di retrocedere dal suo massimo interesse – e il consentire che ognuno tragga invece il massimo profitto a discapito degli altri? Sembra proprio questo il punto. E la cosa più triste è che in questa forbice rischiano di venire ridotti in pezzi anche i cosiddetti valori - immateriali fino a un certo punto - che avevano fino ad oggi costituito lo spirito guida delle azioni comunitarie. Non è un caso che ieri, soprattutto da voci francesi, si sia tornati a parlare di ‘spirito’ dell’Europa, del senso di solidarietà necessaria in questa fase in cui si rischia invece una fragorosa frammentazione (a tutto vantaggio di nemici acclarati come la Russia di Putin e altre autocrazie). La Francia, che sembra assumere nel momento presente un baluardo anche morale dell’asset comunitario, non è isolata. L’importante però – conclude l’editorialista - e qui sono in molti a guardare con un misto di attesa e apprensione alle prossime mosse del governo italiano, è che non sia lasciata sola”.
 
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